La Settimana Economica | n. 23/2026

La prima settimana di giugno si chiude con l’attenzione puntata sulla prossima mossa della Banca Centrale Europea. L’Eurozona si trova davanti a un equilibrio sempre più fragile: l’inflazione al 3,2% ed il Pil in contrazione dello 0,2% alimentano il rischio di stagflazione. Il rialzo dei tassi appare ormai quasi inevitabile, ma non privo di rischi. A pesare sono i fantasmi del 2008 e del 2011, quando Francoforte strinse la politica monetaria in una fase di rallentamento, aggravando le tensioni economiche.

Negli Stati Uniti, la Federal Reserve entra in una fase delicata. Kevin Warsh eredita una banca centrale sotto pressione politica, con Trump ancora favorevole a tassi più bassi, ma il contesto economico spinge nella direzione opposta. A maggio il mercato del lavoro sorprende con 172.000 nuovi posti e disoccupazione stabile al 4,3%, rendendo i tagli sempre meno credibili. Membri Fed come Hammack e Logan avvertono che i tassi al 3,5%-3,75% potrebbero non essere abbastanza restrittivi se l’inflazione resterà alta. Il Beige Book conferma imprese sotto pressione da energia cara e margini compressi, mentre i consumi restano solidi solo tra i redditi più alti. Sul fronte commerciale, Trump prova a ricostruire la leva tariffaria con la Section 301, proponendo nuovi dazi contro UE, Regno Unito, Canada, Messico, Cina, India e Giappone. Intanto la classe media appare sempre più finanziariamente sospesa, compressa da benzina, alimentari, debiti e basso risparmio.

L’Europa resta stretta tra inflazione e crescita debole. La BCE sembra pronta ad alzare i tassi al 2,25%, dopo un’inflazione al 3,2%, servizi al 3,5% e aspettative delle famiglie ancora elevate. Il rischio è però ripetere gli errori del 2008 e del 2011, stringendo la politica monetaria mentre l’economia rallenta. Le vendite al dettaglio dell’Eurozona scendono dello 0,4% e il caro energia continua a ridurre il potere d’acquisto. Sul piano geopolitico, Bruxelles fatica ad applicare il blocco ai servizi marittimi per il petrolio russo, frenata da Hormuz, prezzi energetici alti e resistenze di Grecia e Malta. Cresce anche la tensione con la Cina: la Commissione valuta dazi, quote e obblighi di diversificazione per chip, terre rare e materiali critici. Nel Regno Unito, la Bank of England resta divisa: prezzi aziendali attesi in aumento, ma salari in rallentamento riducono il rischio di spirale prezzi salari.

Nel resto del mondo, il quadro resta disomogeneo. Il Canada combina Pil debole e lavoro forte: dopo due trimestri negativi, a maggio crea 87.800 posti e riduce la disoccupazione al 6,6%, riaprendo l’ipotesi di rialzi della Bank of Canada. In Giappone, yen vicino a 160 contro il dollaro, energia cara e imprese più pronte ad alzare i prezzi rafforzano le attese di una stretta BoJ. L’India mantiene i tassi al 5,25%, mentre inflazione prevista al 5,1% e rupia debole impongono prudenza. L’Australia rallenta, con Pil a +0,3%, ma gli investimenti legati all’AI restano forti. La Corea del Sud conferma invece il ruolo centrale del boom tecnologico: export in crescita del 53,2%, trainato da semiconduttori e domanda globale per l’intelligenza artificiale.

INDICATORI MACROECONOMICI

Inflazione: 
Italia: +3,2%, dal precedente +2,7% ⬆
Eurozona: +3,2% dal precedente +3%. ⬆
Inghilterra: +2,8% dal precedente +3,3% ⬇
Stati Uniti: +3,8% dal precedente +3,4% ⬆

Disoccupazione: 
Italia: +5,1% dal precedente +5,2% ⬇
Eurozona: +6,2% dal precedente +6,3%⬇
Inghilterra: +5% dal precedente +4,9% ⬇
Stati Uniti: +4,3% dal precedente +4,3%

Tassi d'interesse: 
Eurozona: 2%
Stati Uniti: 3,75-3,5%
Inghilterra: 3,75%

PIL: Q1 2026: 
Italia: 0,2%
Eurozona: -0,2%
Inghilterra: +0,6%
Stati Uniti: +1,6% 

MERCATI FINANZIARI

EUR/USD: 1,15214, –1,17% questa settimana, –1,85% da inizio anno
DXY: 100,07, +1,17% questa settimana, +1,82% da inizio anno

S&P500: 7.383,73, –2,59% questa settimana, +7,35% da inizio anno
NASDAQ: 25.709,43, –4,68% questa settimana, +9,49% da inizio anno
FTSE MIB: 49.893,05, –0,29% questa settimana, +10,87% da inizio anno
STOXX 600: 622,66, –0,53% questa settimana, +5,74% da inizio anno
DAX: 24.759,05, –1,38% questa settimana, +1,10% da inizio anno
CAC 40: 8.218,24, +0,43% questa settimana, +1,76% da inizio anno
IBEX 35: 18.344,90, –0,10% questa settimana, +5,99% da inizio anno

US10Y: 4,53%, +9,5 bps questa settimana, +34 bps da inizio anno
US02Y: 4,160%, +14,6 bps questa settimana, +67,5 bps da inizio anno
US10Y – US02Y: 0,370%, –6,9 bps questa settimana, –33,5 bps da inizio anno
IT10Y: 3,798%, +12,6 bps questa settimana, +32,9 bps da inizio anno
Spread BTP–Bund: 75,720 bps, +6,34 bps questa settimana, +15,21 bps da inizio anno

VIX: 21,50, +39,70% questa settimana, +44,78% da inizio anno
BTC/USD: $60.738,00, –17,42% questa settimana, –30,58% da inizio anno

STATI UNITI

Fed, Warsh tra riforma, pressioni politiche e rischio rialzi

La Federal Reserve entra in una fase delicata. Kevin Warsh porta alla Fed consulenti esterni vicini ai circoli conservatori, segnale di una possibile agenda riformista, ma anche di crescente politicizzazione dell’istituzione. Il contesto economico gli rende però difficile seguire le pressioni di Trump per tassi più bassi: il mercato del lavoro resta forte, con 172.000 nuovi posti a maggio, mentre energia cara, AI e margini aziendali alimentano pressioni sui prezzi. Sempre più membri Fed, tra cui HammackLogan, avvertono che i tassi al 3,5%-3,75% potrebbero non essere abbastanza restrittivi e non escludono rialzi entro fine anno. Il Beige Book conferma imprese sotto pressione da costi energetici e incertezza, con consumi resilienti solo tra i redditi alti. Intanto Powell difende l’indipendenza della Fed dalle interferenze politiche.

Lavoro forte e tagli Fed sempre più lontani

A maggio il mercato del lavoro USA sorprende in positivo: creati 172.000 posti, contro gli 80.000 attesi, con disoccupazione stabile al 4,3%. Anche marzo e aprile sono stati rivisti al rialzo, confermando una ripresa dell’occupazione dopo la debolezza di fine 2025. A trainare sono ospitalità, sanità e governi locali, mentre retail, finanza e informazione perdono posti. Per la Fed il dato complica il quadro: con inflazione ancora alta e lavoro solido, il dibattito si sposta dai tagli alla possibilità di nuovi rialzi entro fine anno.

Trump ricostruisce la leva tariffaria con la Section 301

L’amministrazione Trump prova a ricostruire il proprio sistema tariffario dopo lo stop della Corte Suprema al precedente regime basato sull’IEEPA. La nuova proposta, fondata sulla Section 301, prevede dazi del 10% contro UE, Regno Unito, Canada, Messico e altri partner accusati di non contrastare abbastanza le importazioni legate al lavoro forzato. Cina, India e Giappone rischiano tariffe al 12,5%. La misura resta soggetta a consultazione e possibili ricorsi, ma riapre tensioni commerciali globali e rischia di aumentare i costi per imprese e famiglie americane.

USA-Azerbaigian, energia e corridoi strategici al centro

Gli Stati Uniti puntano a rafforzare la propria presenza nelle infrastrutture energetiche dell’Azerbaigian, incluse pipeline, rotte di transito e Middle Corridor tra Asia ed Europa. Washington vede Baku come nodo strategico per energia, minerali critici, logistica e infrastrutture digitali. Il dialogo economico segue l’accordo di pace tra Azerbaigian e Armenia mediato da Trump, che prevede anche il corridoio TRIPP. L’obiettivo USA è ridurre l’influenza regionale di Russia e Cina.

La classe media sempre più “finanziariamente sospesa”

Negli Stati Uniti cresce la fascia di famiglie che non si sente in crisi, ma nemmeno al sicuro. Secondo Edward Jones e Gallup, il 51% degli adulti si definisce finanziariamente “conflittuale”: stabile nel presente, ma incerto sul futuro. Solo il 16% si sente pienamente sicuro, mentre il 32% è sotto stress. Caro benzina, alimentari, debiti su carta di credito e risparmio al 2,6% comprimono i bilanci, anche tra redditi medio-alti

Berkshire scommette sulla ripresa immobiliare USA

Berkshire Hathaway compra Taylor Morrison per 6,8 miliardi di dollari, puntando sulla ripresa di lungo periodo del mercato immobiliare americano. Nonostante mutui alti, vendite deboli e costi elevati, il gruppo vede fondamentali solidi: carenza strutturale di oltre 4 milioni di case e domanda potenziale ancora forte. L’operazione rafforza la presenza di Berkshire lungo tutta la filiera abitativa.

Costruzioni in crescita ad aprile

Ad aprile la spesa per costruzioni negli Stati Uniti sale dello 0,4%, a 2.172 miliardi di dollari annualizzati, sopra le attese. Crescono sia il settore privato, a 1.640 miliardi, sia quello pubblico, a 532,7 miliardi. In aumento anche l’edilizia residenziale privata, +0,8%.

EUROPA 

BCE, rialzo quasi certo ma rischio errore storico

L’Eurozona entra nella riunione BCE in una condizione sempre più delicata. Da un lato, l’inflazione è salita al 3,2%, massimo da settembre 2023, spinta dal caro energia legato a Hormuz e dai servizi, arrivati al 3,5%. Anche la core inflation risale al 2,4%, mentre le famiglie si aspettano prezzi in aumento del 4% nei prossimi 12 mesi. Dall’altro lato, la crescita è già debole: nel primo trimestre il Pil si contrae dello 0,2%, con Francia in calo, vendite al dettaglio in flessione e PMI in peggioramento. La BCE sembra pronta ad alzare i tassi al 2,25% per evitare che lo shock diventi persistente. Ma il rischio è ripetere gli errori del 2008 e del 2011, quando Francoforte strinse la politica monetaria durante un rallentamento.

UE, difficile il blocco ai servizi marittimi per il petrolio russo

L’UE fatica ad applicare il divieto completo sui servizi marittimi alle petroliere russe, approvato ma rimasto sospeso. La chiusura di Hormuz, i prezzi energetici elevati e la scarsa disponibilità dei partner G7 rendono politicamente rischioso attivare la misura. Stati Uniti e Regno Unito hanno già allentato alcune restrizioni per contenere i costi energetici, mentre Bruxelles mantiene le sanzioni ma rinvia nuove strette. Pesano anche le resistenze di GreciaMalta, legate a shipping e registri navali. Il rischio è colpire l’Europa più di Mosca.

UE-Cina, Bruxelles tra difesa industriale e diversificazione

La tensione tra UECina cresce mentre Bruxelles prepara una linea più dura contro sovraccapacità, dipendenze strategiche e pratiche commerciali considerate distorsive. Il deficit commerciale europeo con Pechino ha raggiunto 359,9 miliardi di euro e la Commissione valuta nuovi strumenti su dazi, quote e accesso al mercato. Il commissario Maroš Šefčovič propone anche obblighi di diversificazione, imponendo alle imprese di rifornirsi da almeno tre fornitori diversi per chip, terre rare e materiali critici. Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Lituania spingono per più protezione, mentre la Germania resta cauta per timore di ritorsioni.

EBRD, crescita più debole e inflazione più alta nei Paesi emergenti

La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo taglia le stime di crescita per le proprie regioni al 3,1% nel 2026, dal 3,4% del 2025. A pesare sono la guerra in Medio Oriente, il caro energia e il blocco di Hormuz, che spingono l’inflazione media al 6,4%. Energia e cibo più costosi comprimono famiglie e imprese, mentre sussidi pubblici, debito e tassi più alti aumentano la pressione sui bilanci statali.

Eurozona, vendite al dettaglio in calo per il caro energia

Ad aprile le vendite al dettaglio dell’Eurozona scendono dello 0,4%, più delle attese, dopo il +0,8% di marzo. Il calo riflette soprattutto la flessione dei carburanti, segnale che il caro energia legato alla guerra in Iran sta riducendo il potere d’acquisto delle famiglie. La debolezza dei consumi aumenta il rischio di contrazione nel secondo trimestre.

Bank of England, tassi divisi tra energia e salari

Alla Bank of England cresce il dibattito su un possibile rialzo dei tassi. Megan Greene avverte che, se il conflitto in Medio Oriente durerà, potrebbe servire una stretta dal 3,75% al 4% per evitare effetti di secondo impatto. Le imprese britanniche prevedono prezzi in aumento del 4% nei prossimi 12 mesi, ma i salari attesi rallentano al 3,4%. Questo riduce il rischio di spirale prezzi salari, anche se il caro energia continua a comprimere margini e fiducia.

Spagna, la visita del Papa spinge turismo e consumi

La visita di Papa Leone XIV in Spagna dovrebbe costare circa 25 milioni di euro, ma generare un ritorno economico stimato oltre 150 milioni, secondo la Conferenza episcopale spagnola. L’impatto immediato, più prudente, è valutato tra 90 e 125 milioni, grazie a hotel, ristoranti, trasporti e turismo religioso. Madrid, Barcellona e Canarie registrano già aumento delle prenotazioni. L’effetto potrebbe durare oltre l’evento, rafforzando l’immagine turistica e culturale della Spagna.

Svizzera, lusso debole ma inflazione sotto controllo

La Svizzera mostra un quadro misto. L’export di orologi cala del 17% ad aprile, con spedizioni verso gli USA in caduta del 56%, anche se il dato è distorto dal boom del 2025 legato all’anticipo dei dazi. Esclusi gli Stati Uniti, il settore resta in moderata ripresa. Sul fronte macro, l’inflazione resta stabile allo 0,6%, dentro il target SNB, grazie a franco forte, idroelettrico e nucleare. I mercati si aspettano tassi fermi allo 0%.

RESTO DEL MONDO 

Canada, dati contrastanti tra Pil debole e lavoro forte

Il Canada resta in una fase ambigua. Il Pil si contrae per il secondo trimestre consecutivo, ma Mark Carney difende la nuova strategia: meno spesa pubblica, stretta sull’immigrazione, investimenti e diversificazione commerciale per ridurre la dipendenza dagli USA. Il Pil pro capite migliora, ma la crescita aggregata resta debole. Il mercato del lavoro, però, sorprende: a maggio creati 87.800 posti e disoccupazione al 6,6%. Il dato riduce i timori di recessione e riapre l’ipotesi di rialzi Bank of Canada.

Giappone, yen debole spinge la BoJ verso il rialzo

In Giappone aumentano le attese di un rialzo dei tassi già a giugno. Il governatore Kazuo Ueda segnala che la BoJ potrebbe agire se i rischi inflazionistici superassero quelli sulla crescita. Energia cara, yen vicino a 160 contro il dollaro e imprese più pronte ad alzare i prezzi aumentano il rischio di effetti di secondo impatto. Gli interventi valutari da oltre 73 miliardi di dollari non hanno fermato la pressione sulla valuta, rafforzando l’ipotesi di una stretta monetaria.

India, banca centrale in pausa nonostante inflazione e rupia debole

La Reserve Bank of India lascia i tassi al 5,25% per la terza riunione consecutiva, preferendo attendere maggiore chiarezza sugli effetti della crisi in Medio Oriente. L’inflazione attesa sale al 5,1%, mentre la crescita prevista scende al 6,6%. La rupia resta sotto pressione per il caro petrolio, ma l’economia continua a mostrare una buona resilienza.

Australia, crescita più debole ma investimenti AI forti

Nel primo trimestre il Pil australiano cresce solo dello 0,3%, dal 0,9% precedente, frenato da tassi più alti e caro carburante. La RBA potrebbe quindi attendere prima di nuovi rialzi. Restano però pressioni inflazionistiche, mentre gli investimenti privati salgono grazie al boom di data center e infrastrutture legate all’AI.

Corea del Sud, export record grazie all’AI

A maggio l’export sudcoreano balza del 53,2%, ritmo più alto dal 1984, raggiungendo il record di 87,75 miliardi di dollari. A trainare sono i semiconduttori, quasi triplicati a 37,16 miliardi, spinti dalla domanda legata all’AI. Restano però deboli auto e acciaio, penalizzati da costi e tensioni in Medio Oriente.

PROSPETTIVE 
 

Il quadro globale resta dominato da tre forze intrecciate: shock energetico, rallentamento della crescita e boom dell’AI. OCSE e Fitch tagliano le stime di crescita mondiale, avvertendo che un blocco prolungato di Hormuz potrebbe spingere l’economia globale verso uno scenario molto più debole, soprattutto per Asia, Paesi emergenti ed economie importatrici di energia. Allo stesso tempo, l’AI continua a sostenere commercio, semiconduttori e componenti elettronici, mantenendo resilienti gli scambi globali nonostante guerra e tensioni logistiche. Il Trade Barometer del WTO resta sopra quota 100, mentre Corea del Sud, Taiwan, Cina e Giappone beneficiano della domanda tecnologica. Ma il boom dell’AI non cancella le fragilità: data center e chip dipendono da energia, input critici e catene globali vulnerabili. Sullo sfondo cresce anche il tema della sovraccapacità cinese, dai sussidi industriali all’acciaio, che aumenta la pressione su Europa e Paesi OCSE.

La prossima settimana sarà quindi dominata da banche centrali, inflazione e segnali sulla tenuta della crescita. Negli Stati Uniti, il dato chiave sarà l’inflazione di maggio, seguito dai prezzi alla produzione. Dopo il forte report sul lavoro, i mercati considerano ormai molto probabile un rialzo Fed entro dicembre. Un’inflazione più alta del previsto, soprattutto se il caro energia si trasmettesse ad altri prezzi, rafforzerebbe l’ipotesi di una Fed più restrittiva.

In Europa, il focus sarà sulla riunione della BCE, dove un rialzo di 25 punti base al 2,25% appare ampiamente atteso. Francoforte vuole evitare aspettative di inflazione meno ancorate, ma l’Eurozona mostra già segnali di debolezza. Nel Regno Unito, il Pil di aprile dirà quanto energia cara e tassi alti stiano frenando consumi e investimenti.

Nel resto del mondo, attenzione alla Bank of Canada, attesa ferma al 2,25%, e ai dati asiatici: Pil giapponese, commercio e inflazione cinese, CPI indiana, export taiwanese e segnali dalla Corea del Sud. La domanda centrale resta una: lo shock di Hormuz è temporaneo o sta diventando inflazione persistente?

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La Settimana Economica

La rubrica settimanale a cura di Viktor Todorov che analizza le principali notizie economiche e l’andamento dei mercati finanziari.