L’odio italiano parla russo

OpinioniItalia

di Tetyana Bezruchenko,

Perché dietro la guerra narrativa contro l’Ucraina si nasconde un piano per destabilizzare l'Italia.

Credete che l'odio che leggete sotto un post umanitario sia solo rabbia spontanea? No: non sono semplici commenti, è una guerra cognitiva combattuta sui nostri schermi. Mentre l’Ucraina gela sotto i bombardamenti russi, in Italia si attiva un'offensiva di disinformazione che punta alle nostre menti. Non mira a Kyiv, ma alla nostra stabilità economica e sociale. Ecco come la propaganda del Cremlino usa i "ponti" italiani per convincerci a sabotare il nostro futuro.

L’Ambasciatore ucraino presso la Santa Sede pubblica un appello umanitario: vite umane da salvare. Mentre la Federazione Russa bombarda deliberatamente le reti elettriche, lasciando milioni di civili al gelo di un inverno a -15°C, la risposta sotto quel post non è la solidarietà, ma un’ondata di fango: uno tsunami d'odio che sembra voler affogare la nostra stessa umanità.

Non siamo di fronte a una semplice manipolazione, ma a un’aggressione coordinata. I commenti non rispondono nel merito: seguono un copione dove l’Ucraina è solo il pretesto per colpire l'Europa, la NATO e la stabilità dell'Italia. È una strategia mimetizzata dietro finti messaggi patriottici che dicono di "pensare agli interessi italiani", ma che in realtà lavorano per distruggerli.

Siamo davanti a una vera fabbrica del dissenso: non sono opinioni, è un protocollo. Quando decine di profili ripetono slogan come “ci costate troppo”, “arrendetevi all’orso” o “pensate agli italiani”, non stanno esprimendo un pensiero, ancora meno quello critico. Stanno applicando un modulo narrativo studiato per delegittimare la vittima e trasformare l'aggressore in una fatalità inevitabile.

È una guerra psicologica a domicilio. Vogliono demolire la fiducia nelle istituzioni che garantiscono la nostra libertà. Se smettiamo di credere nella solidarietà, diventiamo prede facili: come i porcellini della favola che, per pigrizia o ingenuità, si convincono che il lupo non esista o che sia diventato improvvisamente vegetariano.

Questo scenario non è casuale: l'Europa intera è pesantemente infestata dall’ecosistema della disinformazione e della propaganda del Cremlino, un sistema in cui l’Italia gioca purtroppo un ruolo centrale come “ponte” strategico. Nonostante le sanzioni a RT e Sputnik, la propaganda russa fluisce indisturbata attraverso una fitta rete di “ambasciatori del Cremlino” locali: canali Telegram, pagine Facebook e sedicenti comitati “No Guerra”, “No NATO”. Questi attori operano protetti proprio dalle libertà democratiche che mirano a sovvertire, traducendo i messaggi di Mosca in un linguaggio semplificato e accessibile che fa leva sul malessere sociale italiano. È un paradosso che strappa un sorriso amaro: usano la nostra democrazia per convincerci a rinunciarvi.

Se leggiamo questi commenti, appare chiaro che gli hater attingono tutti dalla stessa "cassetta degli attrezzi", muovendosi lungo i binari di una strategia precisa: dipingono l’Ucraina come un’ingrata corrotta, ribaltano le colpe verso la NATO, trasformano l’aggressore in vittima e predicano un fatale isolazionismo, convincendo gli italiani che questa non sia la loro guerra e che ogni aiuto sia un furto alle loro tasche.

Questa narrazione serve a spezzare la coesione europea, perché Mosca teme un’Europa unita e forte. Ma cosa accadrebbe se ascoltassimo davvero questi predicatori che dicono di avere a cuore l'Italia e i suoi interessi? Uscire dal perimetro UE e NATO non sarebbe un atto di sovranità, ma un suicidio.

Senza l’Euro e il mercato unico, affronteremmo una svalutazione brutale: i risparmi degli italiani evaporerebbero e i mutui diventerebbero insostenibili. Perderemmo la protezione della NATO, diventando un’appendice irrilevante e vulnerabile nel Mediterraneo. Diremmo addio ai fondi PNRR per scuole e ospedali, alla libera circolazione e persino alla PAC (Politica Agricola Comune), che sostiene i nostri agricoltori e garantisce il cibo sulle nostre tavole.

"Difendere Kyiv per difendere Roma" non è uno slogan esagerato, è la realtà. Aiutare l'Ucraina è autoprotezione. Ogni euro investito oggi nella resistenza è un risparmio di dieci o cento euro che dovremmo spendere domani per gestire un'Europa sprofondata nel caos. Se accettiamo il principio che la forza può riscrivere i confini, nessuno di noi sarà più al sicuro.

La sfida oggi è mantenere la nostra sovranità intellettuale contro l’attacco della propaganda e dei suoi collaboratori in Italia. Chi inonda di odio un appello umanitario dell’ambasciatore ucraino crede di difendere l'Italia, ma ne sta scavando la fossa. Sta lavorando per chi ci vuole più poveri e più soli. Smascherare questa manipolazione è un dovere verso noi stessi. Ogni insulto a Kyiv è un attacco alla nostra intelligenza; ogni attacco all'Europa è un'ipoteca sul futuro dei nostri figli.


S.O.S - Riscaldiamo l'Ucraina

In Ucraina milioni di  persone sono senza luce e riscaldamento a causa degli attacchi russi, che continuano a colpire le infrastrutture energetiche. Anziani, bambini, intere comunità cercano riparo dal buio e dal gelo.

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Tag: disinformazioneItaliaUcrainaRussia

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