Innovazione e trauma della guerra: la tecnologia di TALK cura le ferite silenziose dell'Ucraina

Foto di N. Schiavo

Cultura

di Nanni Schiavo,

Dai bambini ai veterani con traumi, la ONG ucraina Talk! e il suo team di 18 giovani professioniste usano la tecnologia per restituire la parola a chi l'ha persa.

Quando Daryna ha rilasciato la sua prima intervista, in una scuola dell’Ucraina, non ha pronunciato nemmeno una parola. Eppure, tutti hanno potuto ascoltarla. A darle voce non è stato un microfono, ma un tablet: attraverso un’app di comunicazione aumentata, la bambina di nove anni ha raccontato di sé, della sua famiglia e dei suoi sogni. Per i genitori e per i terapisti che la seguivano era un traguardo che sembrava irraggiungibile. Le tecnologie digitali hanno trasformato il suo vivere quotidiano, permettendole di uscire dal silenzio e di affermarsi come persona autonoma e indipendente.

Dietro a questa rivoluzione c’è Talk!, una ONG ucraina di Lviv che lavora all’intersezione tra tecnologia e inclusione sociale. Una ONG che è anche una Startup. Nata per creare "percorsi tecnologici" per chi vive le conseguenze di traumi o disabilità a causa della guerra, Talk! sviluppa e adatta strumenti digitali che permettono a persone non verbali o con gravi difficoltà comunicative di partecipare attivamente alla vita sociale ed educativa.

Rendendo accessibili questi strumenti digitali che possono migliorare concretamente la vita delle persone, portano al contempo consapevolezza sociale attorno al tema. La loro visione è quella di una società in cui ogni individuo, a prescindere dalla propria condizione fisica o psicologica, possa essere coinvolto nelle comunità a cui appartiene.

Dietro a questi progetti c’è una squadra che riflette l'ingegno e la resilienza dell’Ucraina: Talk! impiega 18 professioniste molto giovani. È un elemento che dice molto della natura dell’organizzazione, non solo innovazione sociale ma anche protagonismo femminile e un investimento su una generazione che, nel mezzo di un conflitto, si assume la responsabilità dei più fragili.

In un Paese attraversato dalla guerra, le tecnologie inclusive possono diventare una vera e propria infrastruttura di sopravvivenza. L’ecosistema di progetti sviluppato da Talk! copre diverse fasce di bisogno. TippyTalk UA, per esempio, è il programma che ha ridato voce a Daryna: attraverso interfacce visive i bambini non verbali possono esprimere emozioni e necessità a scuola e in famiglia. Il programma EVA, invece, lavora sulla costruzione di comunità inclusive. Will to Recover offre supporto psicologico focalizzandosi sui "carers", ovvero le persone che si prendono cura dei disabili, spesso invisibili ma essenziali nei percorsi di riabilitazione. Talkido, infine, fornisce agli educatori strumenti interattivi per lo sviluppo delle abilità sociali.

Ma la guerra ha lasciato senza parole anche molti adulti. Nell’Ucraina contemporanea alcune persone hanno perso l’abilità di parlare a seguito di ferite riportate nell’area maxillo-facciale e alla gola, altre hanno smesso di esprimersi a parole come conseguenza del trauma psicologico legato alla guerra.

È un numero di persone che, anche in prospettiva, difficilmente riusciremo a calcolare. Questo fenomeno ha confinato veterani e civili in un profondo isolamento. Per loro, Talk! ha ideato programmi come Military Voices e I say, dedicati alla riabilitazione del linguaggio per adulti non verbali.

In questo senso, l’approccio al trauma della guerra si articola su tre livelli: riabilitazione precoce, sostituzione tecnologica del linguaggio e - quando possibile - recupero della parola. L’obiettivo non è clinico ma profondamente umano, restituire a queste persone la dignità di cittadini autosufficienti.

I numeri raccontano un impatto reale su un territorio ferito. Solo il progetto TippyTalk UA ha raggiunto 874 beneficiari non verbali, supportati da una rete di 4.370 familiari e operatori formati. La copertura totale dei servizi offerti dalla ONG ha superato le 9.000 persone.

L’esperienza di Talk! dimostra come un'organizzazione non governativa possa trasformarsi in un laboratorio di innovazione digitale e vitale. Permettere alle persone di farsi capire e di raccontarsi non è soltanto un gesto di cura individuale, è una scelta politica ed etica su che tipo di società inclusiva l'Ucraina voglia ricostruire nel futuro. E, come insegna la storia di Daryna, si comincia con la prima parola.

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