Siamo abituati a guardare con timore i regimi teocratici, come la Repubblica Islamica d’Iran.
Ci sembra assurdo, anacronistico, che un governo possa agire secondo il volere di Dio, che le decisioni politiche siano plasmate da un libro sacro. E in parte non abbiamo torto: l’Iran è una teocrazia nel senso più letterale del termine. La Guida Suprema, ovvero l’autorità religiosa che governa in attesa del ritorno dell’Imam Nascosto, il Messia per gli sciiti, detiene un’autorità superiore a quella di qualsiasi organo eletto. Il Consiglio dei Guardiani verifica che le leggi e i candidati siano conformi ai principi dell'islam. La sharia (la “Legge di Allah”) ispira il codice civile e penale, influenzando diritti, costumi e apparato di sicurezza. La religione è la struttura portante del regime iraniano, tanto che la retorica ufficiale inquadra gli USA come il “Grande Satana” e il conflitto in corso come una lotta cosmica tra il Bene e il Male. È un modello che in Occidente tendiamo a considerare distante, quasi medievale.
Eppure, basta osservare più attentamente quello che accade a Washington, soprattutto nel contesto della guerra con l’Iran, per rendersi conto che non siamo così lontani da una lettura religiosa del potere, che forse preferiamo mascherare con il linguaggio dei ‘valori’.
5 marzo 2026. Nello Studio Ovale, un gruppo di pastori evangelici stringe in cerchio il presidente degli Stati Uniti. Gli appoggiano le mani sulle spalle e pregano per lui, invocando saggezza dal cielo per guidare il suo cuore e la sua mente in un momento critico: la guerra in corso in Medio Oriente. La scena, di per sé, non è una novità nella tradizione statunitense, ma il contesto le conferisce un significato diverso.
Chi sono gli evangelici americani?
Secondo il Pew Research Center, i cristiani evangelici negli Stati Uniti sono circa il 23% della popolazione, oltre 60 milioni di persone. La maggior parte è affiliata a chiese evangeliche nel sud-est e nel sud-centro del Paese, le aree note come “Bible Belt”. L’organizzazione più grande, la Christians United for Israel, conta da sola circa 10 milioni di membri.
I cristiani evangelici considerano la Bibbia l’autorità suprema e la interpretano in senso letterale come guida definitiva per la fede e la vita quotidiana. Una parte significativa e influente di loro — le statistiche stimano siano circa 30 milioni — è composta dai cosiddetti sionisti cristiani: persone di fede cristiana che sostengono il diritto del popolo ebraico a tornare nella propria patria ancestrale, sulla base di promesse bibliche.
“In quel giorno il Signore fece un patto con Abramo, dicendo: ‘Io do alla tua discendenza questo Paese, dal fiume d'Egitto fino al grande fiume, il fiume Eufrate’” (Genesi, 15:18)
Molti evangelici radicali credono quindi che Israele abbia diritto divino non solo sui confini attuali, ma su un territorio molto più vasto, che include parti di Palestina, Giordania, Libano, Siria e Iraq.
La profezia e la guerra
La creazione dello Stato di Israele, nel 1948, è stata interpretata da molti fedeli evangelici come la prova concreta dell’avverarsi della profezia biblica e, di conseguenza, come un segnale dell’avvicinarsi della fine dei tempi. Il ritorno del popolo di Dio nella Terra Promessa verrà però ostacolato, secondo le Scritture, dalle forze del male, che gli evangelici identificano nell’antica Persia, ovvero l’attuale Iran. A quel punto, Dio scatenerà l’Armageddon, una guerra catastrofica per distruggere i nemici di Israele, a cui seguirà la Seconda Venuta di Gesù Cristo e, finalmente, la pace sulla Terra.
Secondo questa lettura, quindi, la guerra contro l’Iran non è soltanto un conflitto geopolitico: è l’occasione per l'avvicinarsi dell’Armageddon, la lotta del Bene contro il Male. I sionisti cristiani sostengono fermamente che i popoli schierati al fianco di Israele siano destinati alla salvezza, sulla base delle Sacre Scritture:
“Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà;
in te saranno benedette tutte le famiglie della Terra” (Genesi 12:3)
Se l’America smettesse di proteggere Israele, Dio farebbe cadere il Paese in rovina. Per un sionista cristiano, opporsi alla guerra contro l’Iran potrebbe quindi significare mettersi “dalla parte sbagliata” del piano divino.
La religione dentro le istituzioni americane
Sebbene questa narrazione possa sembrare a qualcuno esagerata, esistono segnali concreti che meritano attenzione. La Military Religious Freedom Foundation (MRFF), organizzazione che tutela la libertà religiosa nelle forze armate e vigila sulla separazione tra Stato e Chiesa all'interno dell’esercito, ha ricevuto oltre 200 segnalazioni dall'inizio della guerra in Iran. Le denunce riguardano l’uso, da parte di alcuni comandanti militari, di una retorica cristiana legata alla “fine dei tempi” per giustificare il coinvolgimento delle truppe nel conflitto in Medio Oriente.
Il fondatore della MRFF, Mikey Weinstein, racconta inoltre come il Segretario della Guerra, Pete Hegseth, promuova ogni mese, nel più grande auditorium del Pentagono e durante l’orario di servizio, momenti di preghiera ispirati al cristianesimo nazionalista — un segnale dall’alto che, secondo Weinstein, finisce per legittimare analoghi comportamenti nei ranghi inferiori. L’aspetto più delicato, sottolinea ancora Weinstein, è che alcuni esponenti di questa corrente ideologica occuperebbero posizioni sensibili, anche in ambiti legati alla gestione dell’arsenale nucleare.
Hegseth stesso incarna la fusione tra dimensione militare e visione religiosa, non solo nelle dichiarazioni pubbliche, ma anche nella simbologia personale. I tatuaggi che porta sul corpo (img. 1) — dalla croce di Gerusalemme al motto delle crociate Deus Vult, fino alla parola araba kafir (“infedele”) — richiamano un immaginario che affonda le radici nelle crociate e nello scontro tra civiltà e religioni.
Proprio questi simboli hanno alimentato polemiche negli ultimi anni, al punto che nel 2021 un collega della Guardia Nazionale lo segnalò come possibile “minaccia interna”, portando alla sua esclusione dal servizio di sicurezza per l’insediamento di Joe Biden. Hegseth ha sempre respinto le critiche, definendo i tatuaggi espressione della propria fede e della tradizione militare.
Tornando all’immagine dei pastori riuniti intorno a Trump, lo scorso 5 marzo, vale la pena approfondire la figura di Paula White-Cain (img. 2). Televangelista milionaria, si è avvicinata a Trump nel 2000 quando il tycoon, colpito dal suo carisma televisivo, la contattò personalmente. Le sue predicazioni deificano sistematicamente la figura del presidente: molti fedeli americani vedono così Trump come un uomo mandato da Dio, e opporsi a lui significa, di conseguenza, opporsi a Dio. Il Partito Democratico e tutta l’opposizione diventano così parte del Male, forze che ostacolano il volere divino. White, sostenendo Trump durante tutte le sue campagne elettorali, ha argomentato pubblicamente che i cristiani dovranno “rendere conto davanti a Dio” se voteranno contro di lui.
Oggi White ricopre il ruolo di Senior Advisor presso il White House Faith Office, istituito dall’amministrazione Trump a febbraio 2025 con l’obiettivo di rafforzare il rapporto tra governo e organizzazioni religiose, promuovere la libertà religiosa e contrastare i pregiudizi anti-cristiani e antisemiti.
Il punto non è tanto quali siano le credenze personali degli individui: per fortuna ognuno è libero di credere e professare ciò che vuole. Il dubbio viene quando certe credenze si fondono con il pensiero politico, entrano nelle istituzioni e vogliono imporsi come dominanti. Quanto è accettabile in un contesto democratico tutto questo?
Il confine che si assottiglia
I dati del Pew Research Center e del Public Religion Research Institute, incrociati con il credo cristiano-sionista, ci portano a pensare che una parte significativa degli americani possa interpretare il conflitto in Medio Oriente anche in chiave escatologica.
Se quattro americani su dieci credono di vivere negli “ultimi tempi” (img. 3) e leggono il destino di Israele come parte di un piano divino, la guerra rischia di non essere più vista solo come un obiettivo da vincere o evitare, ma come un evento carico di significato religioso.
Di conseguenza, è possibile che un’eventuale pace tra USA-Israele e Iran possa essere vista come un ostacolo al compimento delle Scritture? Può darsi.
Chiaramente, il governo degli Stati Uniti non può essere equiparato a un regime teocratico come quello di Teheran, ed è plausibile pensare che le cause della guerra con l’Iran siano anche e soprattutto dovute a logiche strategico-economiche.
Tuttavia, i segnali di influenza religiosa nella guerra condotta dagli Stait Uniti continuano a manifestarsi, più o meno velatamente. In un briefing sull’Iran con la stampa, il 31 marzo, Pete Hegseth ha usato queste parole, invocando protezione divina sulle truppe americane: “Possa Dio vegliare su tutti loro, ogni giorno e ogni notte, possano le sue braccia onnipotenti ed eterne di Provvidenza stendersi su di loro, proteggerli e recare loro pace, nel nome di Gesù Cristo. E Amen, Signor Presidente, anche su di Lei”.
Siamo quindi davvero così sicuri che la religione giochi un ruolo soltanto marginale nelle scelte geopolitiche americane? Ignorare il peso della fede nella costruzione della politica estera dell’attuale amministrazione americana potrebbe portarci a una lettura incompleta, e forse ingenua, della realtà che stiamo vivendo.
La differenza tra Washington e Teheran potrebbe proprio stare nel modo in cui la religione viene raccontata, legittimata e integrata nel discorso pubblico, o sfruttata come leva per convincere i più scettici. Ma nel momento in cui, anche dalla parte Occidentale, la guerra sembra diventare parte di un piano più grande, questa distinzione si fa sempre più sottile.
Fonti
- Al Jazeera – What is Christian Zionism? US envoy on beliefs about Israel’s MENA expansion
- Baptist News – Evangelical leaders return to Oval Office to pray over Trump
- CNN – Hegseth, Iran-Israel war, and the American crusade, 13 marzo 2026
- CNN – Paula White: Televangelist joins White House, 7 novembre 2019
- Pagine Esteri – USA e Israele: aggressione Iran, guerra “santa”, 10 marzo 2026
- Premier Christian News – Trump prayed for by Christian leaders in the Oval Office
- RSI Rete Uno – Modem – Il conto alla rovescia per l’Armageddon è cominciato
- Sky Tg 24 -- https://tg24.sky.it/mondo/2026/03/31/guerra-iran-usa-israele-diretta
- The Washington Post – Paula White, Donald Trump, and Orlando rally demonic networks, 19 giugno 2019
