In un varco temporale tra For Emma e 22, A Million, Bon Iver è tornato, riscrivendo entrambi gli album sotto la luce straziante della consapevolezza. SABLE, fABLE è un lavoro disarmante, vulnerabile e stratificato, in cui la produzione liquida di Vernon incontra strutture poetiche che sembrano riscritte dallo spirito di Anne Carson.
L’apertura, Fabled Arms, si svolge come una poesia glitchata: loop vocali disarticolati, armonie spettrali e un piano che sembra suonato nell’atrio di un sogno. THINGS BEHIND THINGS BEHIND THINGS si distingue per la sua struttura ellittica, dove i synth modulati fanno da padroni, mentre la voce di Vernon gioca con l’autotune come sinceramente solo lui sa fare.
C’è una bellezza ancestrale nel primo dei due dischi che compongono l’LP, quasi a rifarsi a cori antichi ma immersi in un contesto digitale, come se gli Wardruna si fossero persi in un plugin. Dopo l'introspezione malinconica dell'EP SABLE del 2024, che funge da prologo al nuovo album, Vernon abbraccia infatti una rinascita sonora e tematica. La sezione fABLE si distingue per un'esplorazione vibrante dell'amore e della gioia, con brani come Short Story e Everything Is Peaceful Love che fondono elementi di pop e soul in un tessuto sonoro ricco e stratificato. Collaborazioni con artisti come Dijon, Flock of Dimes e Danielle Haim arricchiscono ulteriormente l'album, offrendo una varietà di prospettive e tonalità emotive. La produzione, curata da Vernon insieme a Jim-E Stack, si allontana dalle texture glaciali dei lavori precedenti, optando per arrangiamenti più caldi e accessibili. Un passaggio dalla solitudine contemplativa a una celebrazione della connessione umana e della speranza.
Lucro sucio; Los ojos del vacio
di The Mars Volta
Uscita: 11/04/2025 |
Genere: Art-Rock / Electronic / Avant-Latin
I The Mars Volta non sono mai stati una band comoda. Ma Lucro Sucio; Los Ojos del Vacío è un altro tipo di disagio. Uno sguardo negli occhi vuoti del presente, un viaggio musicale tra detriti spirituali e allucinazioni digitali. Dopo il ritorno omonimo del 2022, questa nuova doppia uscita è un atto di scomposizione sonora, dove ogni brano è un frammento di un puzzle emotivo instabile, un mosaico.
Il disco si apre con Reina Tormenta, una marcia obliqua tra percussioni afro-latine e synth industriali, in cui la voce di Cedric Bixler-Zavala si fa fantasma melodico. Mictlán, il brano più denso e rituale dell’album, dove i beat pulsano come tamburi aztechi e i cori sembrano registrati in un tempio abbandonato. In Maullidos, invece, si tocca il cuore di questo progetto, una ballata dilatata, dissonante e sognante, come se i Radiohead di Amnesiac incontrassero gli Autechre in una piazza di Città del Messico.
Il concept è spiazzante: lucro e vuoto, carne e spirito, realtà e finzione. L’album mette in discussione le strutture stesse della canzone, preferendo forme liquide, intermezzi ambientali e l’uso di lingue intrecciate (inglese, spagnolo, glossolalia). Le linee di basso si fanno meccaniche, i suoni acustici vengono corrotti digitalmente, mentre il batterista Deantoni Parks si muove come un cyborg jazz.
La produzione è firmata da Omar Rodríguez-López e ha l’ambizione e la follia dei dischi in cui si sente il rischio. Questo è un album che non cerca di piacere, ma di interrogare.
Lazarus (Adult Swim Original Series Soundtrack)
di Floating Points
Uscita: 11/04/2025 |
Genere: Electronic / Jazz-Fusion
Immaginate Cowboy Bebop in una realtà aumentata, diretta da Watanabe ma musicata da uno scienziato del suono contemporaneo. Lazarus, la nuova serie di Adult Swim, ha trovato in Floating Points il suo cuore pulsante. Sam Shepherd, già alchimista sonoro tra Aphex Twin e Pharoah Sanders, compone qui una delle colonne sonore della serie ma non si limita ad accompagnare semplicemente le immagini, bensì le espande, le contraddice, le anima.
Shepherd collabora con un ensemble selezionatissimo: Zongamin alle texture oblique, Valentina Magaletti che spinge le percussioni verso il rituale, Miriam Adefris con inserti vocali liquidi. Tutto suona calibrato e mai sterile, immersivo e mai decorativo. Lazarus è un album che, anche separato dallo schermo, conserva una forza narrativa. Non è solo un soundtrack, ma un diario elettronico che racconta l’epopea interiore di una distopia quanto mai attuale.
Stavamo giusto parlando dell’unica e meravigliosa Valentina Magaletti. Ecco qua “semplicemente” 11 minuti di inimitabile stravaganza espressiva del nuovo progetto di uno dei principali volti della musica sperimentale contemporanea. Moin, V/Z, Holy Tongue. Ma di cosa parliamo dai.
From Word To Flesh
di Mamuthones
Uscita: 18/04/2025 |
Genere: Kraut-Rock / Post-Rock / Psychedelic-Rock
Come si affronta il mattino dopo una festa per la fine del mondo? È la domanda che si sono posti i Mamuthones nel concepire From Word To Flesh, un disco che trasforma l’angoscia post-pandemica in un rito sonoro, ipnotico e liberatorio. Il collettivo italiano, che prende il nome dalle maschere carnevalesche sarde legate a rituali arcaici, torna con un lavoro che suona come una seduta spiritica in pieno giorno. Qui l’esoterismo non è una posa, ma una postura esistenziale.
Burn From Inside si apre con un battito secco e ciclico, un basso che pulsa come un cuore antico, e riff che si dissolvono in spirali di riverbero. A Cage Full Of Sins, invece, evoca i mantra rumorosi dei This Heat e l’introspezione profonda dei Can.
L’album è un corpo vivo; vibra, respira, trema. Il noise e il tribalismo convivono senza gerarchie. La produzione è diretta, scarna ma mai asciutta, capace di evocare un senso di spazio e movimento costante. Gastaldello (ex Jennifer Gentle) e compagni abbandonano i fronzoli per gettarsi in una psichedelia che ha più a che fare con la trance che con la nostalgia. From Word To Flesh è il punto in cui il verbo diventa carne, il pensiero si fa suono, e l’inquietudine si trasforma in danza sacra.
Lucy Railton, virtuosa e sperimentatrice del violoncello, costruisce qui sette fasi, sette mutazioni. Ogni traccia si svela lentamente, come nebbia che si solleva da una superficie d’acqua, lasciando intravedere architetture sonore fluttuanti.
Registrato all’interno della chiesa parigina Saint-Esprit, il suono acquisisce una tridimensionalità mistica. Riverberi naturali, vibrazioni che si moltiplicano, spazi sonori che respirano. Phase III, uno dei brani più intensi, mescola tensione armonica e microtonalità, creando un senso di immobilità carica di energia. Altrove, le corde di Railton sembrano evocare paesaggi disabitati, lande sonore in cui il tempo è sospeso.
L’apporto di Kali Malone e Stephen O’Malley alla produzione è palpabile, con il rigore compositivo della prima e la densità rituale del secondo a fondersi in un mixaggio essenziale curato da Marta Salogni. Il risultato è un drone orchestrale che si muove come materia vivente, mai statico, mai prevedibile.
The Great God Pan
di Painkiller
Uscita: 18/04/2025 |
Genere: Experimental / Avant-Jazz / Doom
C’è qualcosa di antico e spaventoso che si muove in The Great God Pan, terzo progetto nel giro di qualche mese di Painkiller, ensemble composto da John Zorn, Bill Laswell e Mick Harris. Ispirato alla novella di Arthur Machen, questo disco è una discesa negli abissi di un suono viscerale, atavico, disturbante.
La prima traccia, Ercildoune, è un brano monolitico, affrescato di bordoni distorti, sax urlati, un drumming che passa dal tribalismo all’implosione improvvisa. La composizione si sviluppa come un rituale di possessione, in cui l’ascoltatore è più spettatore che partecipante. Poi arriva la title-track, una suite in più movimenti, che alterna oscurità quasi ambient a esplosioni improvvise di caos jazz-doom, in perfetta linea con l’estetica di Zorn.
Il trio non suona, evoca. E ciò che evoca è il ritorno di un caos primordiale che non può essere addomesticato. Non ci sono melodie, né canzoni. Solo rumore strutturato, inquietudine a bassa frequenza, e una tensione che cresce senza mai esplodere davvero. È un disco da ascoltare con il buio negli occhi e il volume molto, molto alto. Una visione da non dimenticare.
The Foel Tower
di Quade
Uscita: 18/04/2025 |
Genere: Post-Rock / Electronic / Modern-Classical
C'è una torre, una figura geometrica, un punto di osservazione su ciò che è eterno e in perenne mutazione. The Foel Tower di Quade è una meditazione architettonica e sensoriale che si innalza lenta, come muschio che cresce su pietra. Il secondo album del collettivo britannico Quade, è un'opera che sfida le convenzioni musicali, fondendo elementi di folk, jazz, ambient e doom in un'esperienza sonora unica. Registrato nella valle di Elan, in Galles, l'album trae ispirazione dal paesaggio naturale e dalle tensioni tra industria e natura. Brani come Canada Geese evolvono da una delicata intimità acustica a potenti crescendo post-rock, mentre la voce criptica di Barney Matthews si fonde con il violino espressivo di Tom Connolly, creando un'atmosfera di bellezza e angoscia.
Ad arricchire field recordings, piccoli rumori che sembrano rubati al silenzio stesso, a giocare con armonici elettronici che ricordano l’approccio microtonale di Kali Malone o l'introspezione di William Basinski.
Il collettivo, di stanza tra Galles e Berlino, costruisce un'opera che sfugge al tempo lineare. Il brano d'apertura, è tutto ciò che rimane dopo un temporale in una foresta; archi fluttuanti, glitch ambientali e un pianoforte a goccia.
Non c’è climax, né catarsi in The Foel Tower. C’è solo un ascolto che si fa spazio tra i pensieri, invitando alla lentezza, alla contemplazione, alla bellezza nel disordine.
Thee Black Boltz
di Tunde Adebimpe
Uscita: 18/04/2025 |
Genere: Art-Rock / Afro-Futurism / Electronic
Voce dei TV on the Radio, Tunde Adebimpe si affaccia con un progetto di debutto solista a metà tra il teatrale e la forma canzone. Thee Black Boltz non racconta una storia, bensì la frammenta, la seziona, la rigenera in forma di mantra urbano. L'album, nato durante la pandemia e influenzato dalla perdita della sorella dell'artista, mescola generi come synth-punk, reggae e punk-funk per esplorare temi di dolore, speranza e resistenza. Un flusso, un collage sonoro, una radio pirata da un futuro spezzato. La title-track Thee Black Boltz si apre con un coro distorto di voci nere d’archivio che si fondono con un beat sincopato che richiama l’hip hop astratto di Shabazz Palaces. Ma è con Magnetic che l’album prende pieno corpo. Spoken word, distorsione, linee di basso ruvide e voci che sembrano provenire da uno sciopero metropolitano interstellare.
Un’opera difficile da classificare, Thee Black Boltz è al tempo stesso spirituale e futurista, urbana e rituale. Adebimpe non chiede di essere capito: chiede di essere ascoltato con il corpo, nel silenzio, sotto la pioggia.
Brani come Drop e Somebody New mostrano la versatilità di Adebimpe, mentre ILY si distingue come una ballata folk toccante dedicata alla sorella scomparsa. La produzione, curata insieme a Wilder Zoby, crea un paesaggio sonoro che riflette la complessità emotiva dell'album, rendendo Thee Black Boltz un'opera che celebra la resilienza umana attraverso l'arte.
Due cose prima di iniziare. Innanzitutto, se penso a quale potrebbe essere la colonna sonora della tanto preannunciata fine dei tempi, beh difficilmente si distaccherebbe da queste frequenze. Seconda cosa, questo è un ottimo disco però andatevi a recuperare Gas Lit del 2021. Un mezzo capolavoro.
Con Insatiable, il progetto australiano-statunitense Divide and Dissolve spinge ancora più in là la propria lotta sonora contro le strutture coloniali e patriarcali. Ma stavolta il messaggio non è solo rabbioso, è divorante, totalizzante, quasi liturgico.
Il sax baritonale di Takiaya Reed si mescola a feedback e delay creando una colonna sonora per un mondo che implode su sé stesso. L'album, instrumentale ma carico di significato, utilizza chitarre distorte, feedback e ritmi lenti per evocare emozioni profonde e complesse. La musica di Divide and Dissolve è un atto di protesta contro l'oppressione coloniale e un invito alla riflessione sulla sovranità indigena. Una sfida all'ascoltatore a confrontarsi con le realtà della giustizia sociale attraverso un paesaggio sonoro implacabile. È il suono del terreno che trema sotto i piedi dell’oppressore. E non ha intenzione di fermarsi.
11/04/25 - 24/04/25
