Negli Stati Uniti il PIL cresce del 4,3% nel terzo trimestre, massimo da due anni, ma la composizione della crescita resta sbilanciata. I consumi tengono, mentre il mercato del lavoro frena l’entusiasmo di fine 2025: la disoccupazione sale al 4,6%, massimo da quattro anni. La Fed si muove in un contesto delicato: lo shutdown distorce i dati sull’inflazione, che potrebbe essere sottostimata, complicando le decisioni di politica monetaria. Intanto la fiducia dei consumatori cala per il quinto mese consecutivo, segnalando nervosismo diffuso.
In Europa la settimana scorre senza dati rilevanti. I pochi segnali arrivano dai salari reali: l’Est Europa cresce più rapidamente, mentre le grandi economie restano sotto il 2%. Sul fronte commerciale, la Cina impone dazi fino al 42,7% sui latticini UE, alzando la tensione con Bruxelles.
In Asia il Giappone affronta insieme reflazione, riarmo e tassi ai massimi da 30 anni, confermandosi un punto di forza globale. In Cina, invece, il settore immobiliare resta sotto pressione: Vanke perde lo status di “too big to fail”, alimentando i timori su crescita e fiducia interna.
INDICATORI MACROECONOMICI
Inflazione:
Italia: +1,3%, dal precedente +1,7% ⬇
Eurozona: +2,2% dal precedente +2,1%. ⬆
Inghilterra: +3,2% dal precedente +3,6% ⬇
Stati Uniti: +2,7% dal precedente +3% ⬇
Disoccupazione:
Italia: +6,1% dal precedente +6% ⬇
Eurozona: +6,4% dal precedente +6,4%
Inghilterra: +5,1% dal precedente +5% ⬆
Stati Uniti: +4,6% dal precedente +4,3% ⬆
Tassi d'interesse:
Eurozona: 2,15%
Stati Uniti: 3,75-3,5%
Inghilterra: 3,75%
PIL: Q2 2025:
Italia: 0%
Eurozona: +0,3%
Inghilterra: +0,3%
Stati Uniti: +3,8%
MERCATI FINANZIARI
EUR/USD: 1,1643, +0,39% questa settimana, +12,50% da inizio anno
DXY: 97,44, –0,30% questa settimana, –10,82% da inizio anno
S&P 500: 6.870,39, +0,31% questa settimana, +16,38% da inizio anno
NASDAQ: 23.578,12, +0,91% questa settimana, +21,51% da inizio anno
FTSE MIB: 43.519,07, +0,37% questa settimana, +26,70% da inizio anno
STOXX 600: 556,80, +0,83% questa settimana, +7,98% da inizio anno
DAX: 24.242,10, +0,22% questa settimana, +20,86% da inizio anno
CAC 40: 7.818,55, +0,31% questa settimana, +7,05% da inizio anno
IBEX 35: 15.108,64, +0,16% questa settimana, +29,93% da inizio anno
US10Y: 4,14%, +12,2 bps questa settimana, –43 bps da inizio anno
US02Y: 3,70%, –3 bps questa settimana, –48 bps da inizio anno
US10Y – US02Y: 0,44%, +15,2 bps questa settimana, +5 bps da inizio anno
IT10Y: 3,21%, –2 bps questa settimana, –9 bps da inizio anno
Spread BTP–Bund: 68,790 bps, –2,510 bps questa settimana, –48,31 bps da inizio anno
FOCUS DELLA SETTIMANA
STATI UNITI
PIL sopra le attese ma crescita sempre più squilibrata
Nel terzo trimestre l’economia statunitense è cresciuta a un ritmo annuo del 4,3%, massimo da due anni e ben oltre le attese (3,2%). La spinta arriva dai consumi (+3,5%), soprattutto nei servizi come sanità, viaggi e attività professionali, e dal contributo del commercio estero (+1,59 punti) grazie al calo delle importazioni. Gli investimenti rallentano al 2,8%, mentre quelli legati all’AI restano in aumento ma con intensità minore. L’inflazione core sale al 2,9%, sopra il target Fed. Il quadro resta contrastato: crescita robusta, ma sostenuta da famiglie ad alto reddito, con redditi reali stagnanti, risparmio in calo e un mercato del lavoro più fragile, fattori che aumentano la vulnerabilità dell’espansione nel 2026.
Mercato del lavoro in frenata a fine 2025
Il mercato del lavoro statunitense chiude il 2025 in chiaro rallentamento. L’occupazione è cresciuta di meno di 500.000 posti dall’inizio dell’anno, contro 1,6 milioni nello stesso periodo del 2024, mentre la disoccupazione è salita al 4,6%, massimo da quattro anni, con 7,8 milioni di disoccupati. Il peggioramento colpisce soprattutto giovani e lavoratori afroamericani, con il tasso per i 16-19enni in aumento di quasi 5 punti. I salari rallentano e crescono poco sopra il 3,5%, riducendo le pressioni inflazionistiche ma penalizzando il potere d’acquisto. I tagli nel settore federale, nella manifattura e nella tecnologia pesano sul quadro, mentre sanità e istruzione restano l’unico vero motore occupazionale.
Fed tra cautela sui tassi e rischio di politicizzazione
La Fed resta divisa sul percorso dei tassi. La presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, frena su nuovi tagli, giudicando l’inflazione ancora troppo elevata. A suo avviso il CPI di novembre al 2,7% sottostima le pressioni reali sui prezzi, più vicine al 2,9–3,0% per via delle distorsioni legate allo shutdown. Inoltre, il tasso neutrale sarebbe più alto di quanto stimato e la politica monetaria potrebbe essere già lievemente espansiva, suggerendo una pausa almeno fino alla primavera. Sullo sfondo pesa il nodo politico: Donald Trump spinge per un presidente Fed più allineato, con Kevin Hassett favorito ma controverso. Il rischio è una perdita di indipendenza della banca centrale proprio mentre inflazione e credibilità restano temi centrali.
Bessent rompe la tradizione: il Tesoro USA entra nello scontro politico
Il segretario al Tesoro Scott Bessent adotta uno stile apertamente partigiano, inedito per l’incarico. Vicino a Donald Trump, attacca pubblicamente i democratici, minimizza l’inflazione e porta il linguaggio politico anche nelle comunicazioni ufficiali del Tesoro. La svolta preoccupa i tradizionalisti, che temono effetti su credibilità e mercati, ma incontra il favore dell’ala MAGA. Wall Street tende a tollerare il tono, vedendo in Bessent un moderatore interno dell’imprevedibilità presidenziale. Restano però i rischi: un Tesoro percepito come politico può complicare i rapporti bipartisan su debito e bilancio e aumentare la volatilità se le parole diventano segnali di policy.
Fiducia dei consumatori USA in calo per il quinto mese consecutivo
La fiducia dei consumatori statunitensi si indebolisce ancora a dicembre. L’indice del Conference Board scende a 89,1 da 92,9 di novembre, sotto le attese 91,0. Pesano le valutazioni su lavoro e condizioni economiche, tornate negative per la prima volta da settembre 2024. L’indice delle aspettative resta stabile, ma rimane sotto la soglia recessiva da 11 mesi. Il dato contrasta in parte con l’indagine dell’Università del Michigan, leggermente migliore. Il calo della fiducia convive con un PIL T3 a +4,3%, segnalando un quadro macro solido ma con percezione delle famiglie ancora fragile.
Mutui USA: tassi in calo, ma il mercato resta bloccato
I tassi sui mutui negli Stati Uniti sono scesi ai minimi da un anno, intorno al 6,2%, ma l’effetto sul mercato immobiliare resta limitato. Circa 30 milioni di famiglie, pari al 54% dei mutuatari, hanno tassi al 4% o inferiori, eredità del periodo 2020–2021, e non vogliono rinunciarvi. Il cosiddetto lock-in effect continua a frenare le vendite e a mantenere l’offerta sotto i livelli storici. Con prezzi delle case ancora elevati, assicurazioni e tasse in aumento, e mutui attesi in media al 6,4% nel 2026, la ripresa delle compravendite resta modesta nonostante tre mesi consecutivi di crescita.
Crisi alla Heritage Foundation, esodo di staff tra accuse e resa dei conti nel post-Trump
Oltre una dozzina di dipendenti della Heritage Foundation ha lasciato l’istituto nel fine settimana, in seguito alle polemiche per presunte tolleranze verso l’antisemitismo. Al centro della crisi il presidente Kevin Roberts, criticato per aver difeso l’intervista di Tucker Carlson al suprematista Nick Fuentes. Le dimissioni includono figure chiave dei centri legali ed economici e tre membri del board. Tredici ex dipendenti sono confluiti in Advancing American Freedom, il think tank fondato da Mike Pence, che rivendica un conservatorismo istituzionale. L’episodio segnala una frattura profonda nel movimento conservatore USA e accelera la ridefinizione del suo assetto nel dopo-Trump.
Dazi e controlli USA bloccano le importazioni, migliaia di pacchi distrutti
Negli Stati Uniti decine di migliaia di spedizioni dall’estero vengono bloccate, respinte o distrutte a causa di nuovi dazi, controlli doganali più severi e requisiti documentali più stringenti. La fine dell’esenzione de minimis ha esposto oltre 1 miliardo di pacchi l’anno a verifiche approfondite. Nel FY 2025 le entrate doganali sono salite a 33 miliardi di dollari, da 668 milioni l’anno prima. La FDA ha rifiutato 32.900 articoli, +60% annuo. Carriers segnalano più resi e distruzioni per informazioni incomplete su origine e materiali. Consumatori e imprese denunciano costi elevati e incertezza operativa.
USA, boom delle big tech ma piccole imprese sotto pressione
Il 2025 ha premiato le grandi aziende USA, con utili in forte crescita e mercati ai massimi, ma le piccole imprese vivono l’opposto. Le aziende con meno di 50 dipendenti hanno perso 120.000 posti a novembre, secondo ADP, mentre le grandi continuano ad assumere. I profitti delle società dell’S&P 500 crescono del 12,9% annuo, trainati da Amazon.com e Nvidia. Inflazione, consumi cauti e dazi comprimono margini e liquidità delle PMI, che occupano quasi metà della forza lavoro. Il divario riflette quello tra famiglie ad alto e basso reddito, con effetti negativi su occupazione e investimenti locali.
USA–Cina, chip nel mirino ma dazi rinviati al 2027
L’amministrazione Donald Trump accusa la Cina di pratiche commerciali sleali nei semiconduttori, ma rinvia nuovi dazi. L’Office of the U.S. Trade Representative manterrà il livello tariffario a 0% per 18 mesi, con possibile aumento da giugno 2027. L’indagine riguarda i chip “legacy”, usati in elettronica, auto e difesa, settore dove Pechino ha un ruolo dominante. La scelta segnala la volontà di stabilizzare i rapporti dopo la tregua di ottobre tra Trump e Xi Jinping, nonostante tensioni persistenti che continuano a pesare su mercati e alleati.
EUROPA
Salari reali in Europa: Est più dinamico, grandi economie più lente
Nel 2026 la crescita dei salari reali in Europa dovrebbe essere leggermente superiore al 2025, ma con forti differenze regionali. Secondo ECA, i salari reali aumentano in quasi tutti i Paesi: Europa orientale in testa grazie a crescita e produttività più elevate, con Turchia ancora prima (+8,1%), seguita da Ungheria, Bulgaria, Polonia e Repubblica Ceca. Le grandi economie restano sotto la media: Francia guida il gruppo, poi Germania, Italia e Regno Unito, penalizzato da inflazione più alta nonostante aumenti nominali robusti. La crescita mediana attesa è 1,7% nel 2026.
Cina colpisce i latticini UE: dazi fino al 42,7% nella guerra commerciale
La Cina imporrà dazi provvisori fino al 42,7% su latte, formaggi e altri latticini importati dall’Unione Europea, intensificando il braccio di ferro commerciale con Bruxelles. La decisione del ministero del Commercio cinese arriva come ritorsione dopo i dazi UE sui veicoli elettrici cinesi e si basa su un’indagine anti-sussidi avviata nell’agosto 2024. Pechino accusa i produttori europei di beneficiare di aiuti pubblici, in particolare della PAC, che avrebbero consentito prezzi sotto costo sul mercato cinese. Le aziende cooperative sconteranno dazi del 28,6%, mentre per le altre scatterà l’aliquota massima. La Commissione Europea contesta le misure, giudicandole ingiustificate, e valuta una risposta. La mossa conferma l’escalation del tit-for-tat tra UE e Cina.
RESTO DEL MONDO
Giappone tra reflazione, politica monetaria e svolta strategica
Nel 2025 il Giappone si conferma un punto di forza globale e potrebbe restarlo nel 2026. L’economia entra in una fase di reflazione, con crescita, salari e prezzi in aumento. La Bank of Japan, guidata da Kazuo Ueda, ha portato i tassi allo 0,75%, massimo da 30 anni, segnale di fiducia nella dinamica salari prezzi e avvicinamento al target 2%. I mercati reagiscono positivamente, con Nikkei +26%, sostenuto da AI e riforme di governance. Sul fronte geopolitico, il governo di Sanae Takaichi approva un budget difesa record oltre 9.000 miliardi di yen, verso il 2% del PIL, riflettendo maggiori tensioni regionali. Nonostante il debito elevato, la crescita nominale riduce il rapporto debito PIL. Per gli investitori, il Giappone resta una valida opzione di diversificazione.
Cina, Vanke cade e Pechino rinuncia ai salvataggi immobiliari
Vanke, un tempo colosso del mattone, non appare più “too big to fail”. Il governo ha rinunciato a un bailout parziale, segnalando che Pechino non intende salvare il settore immobiliare. Con asset per 170 miliardi di dollari, un eventuale default rafforza l’idea di un approccio selettivo e restrittivo. La crisi, al sesto anno, continua a pesare su consumi e fiducia delle famiglie, dato il peso del mattone sui bilanci privati. Le autorità puntano su export, Borsa e sussidi mirati, ma senza un sostegno coerente il mercato resta bloccato. Gli economisti avvertono che il settore rischia una “nuova normalità” più debole, con effetti duraturi su crescita, lavoro e domanda interna.
Canada, crescita in frenata e Bank of Canada in attesa
Il Canada chiude il 2025 con un rallentamento marcato. Il PIL è sceso dello 0,3% a ottobre, il calo più forte da fine 2022, seguito da un debole +0,1% stimato a novembre. A parità di dicembre, il quarto trimestre sarebbe in contrazione di circa -0,5% annualizzato. Pesano dazi USA, manifattura debole e incertezza commerciale, nonostante segnali migliori da retail e servizi. La Bank of Canada resta prudente: tasso fermo al 2,25%, dati volatili e rischi legati all’USMCA rendono incerta la prossima mossa, tra rialzo o taglio. La crescita nel 2026 è attesa modesta.
Messico sorprende: export in crescita nonostante i dazi USA
Contrariamente ai timori iniziali, l’economia messicana ha retto alla stretta commerciale USA. Grazie a dazi effettivi più bassi rispetto ad altri Paesi, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono aumentate: +9% nei manufatti tra gennaio e novembre, con un boom del +17% nei beni non automotive. L’export auto cala, ma il nearshoring resta forte grazie a prossimità geografica, costi competitivi e USMCA ancora operativo per l’85% degli scambi. Il commercio bilaterale punta a 900 miliardi di dollari nel 2025, mentre il PIL messicano è visto crescere +0,3%, evitando la recessione temuta.
PROSPETTIVE
Il quadro che emerge resta solido ma fragile, con una crescita globale che regge grazie a consumi e investimenti mirati, ma con fondamentali sempre più divergenti. Negli Stati Uniti l’economia continua a sorprendere al rialzo, sostenuta da spesa dei redditi più alti e investimenti legati all’AI, ma il rallentamento del mercato del lavoro, la debolezza dei consumi a basso reddito e il calo della fiducia dei consumatori aumentano i rischi per il 2026. La Fed resta sotto pressione politica, ma il percorso dei tassi dipenderà da inflazione e occupazione più che dalla crescita headline.
In Europa il quadro è più eterogeneo: la crescita rimane debole, le tensioni commerciali con la Cina colpiscono settori chiave come l’agroalimentare e l’industria, mentre la politica monetaria resta cauta. L’area euro beneficia del calo dell’inflazione, ma produttività e domanda interna restano i principali vincoli.
Il Giappone emerge come eccezione positiva, con reflazione credibile, normalizzazione monetaria graduale e maggiore rilevanza geopolitica, anche sul fronte della difesa. In Canada e Regno Unito prevale invece un rallentamento ciclico, con banche centrali in pausa e crescita fragile.
Sul fronte globale, il commercio resta frammentato: dazi, ritorsioni e incertezza regolatoria spingono il nearshoring e favoriscono Paesi come il Messico, ma aumentano volatilità e costi per imprese e consumatori. Nel complesso, il 2026 si apre con mercati resilienti ma più selettivi, dove la tenuta della crescita dipenderà dalla capacità di assorbire shock politici, commerciali e finanziari senza una nuova accelerazione dell’inflazione.
Stati Uniti:
Fed’s Hammack Is Inflation-Wary and Prefers Holding Rates Steady Into the Spring
Mortgage Rates Are Falling but Owners Still Won’t Sell - WSJ
The Year the Job Market Hit a Wall - WSJ
Market-savvy Treasury chief Scott Bessent emerges as unlikely MAGA warrior
Heritage staffers quit amid latest strife at conservative institution
Consumers Power Strongest U.S. Economic Growth in Two Years
Consumers Power Strongest U.S. Economic Growth in Two Years
Consumer Confidence Falls as Jobs, Economic Worries Persist - WSJ
The U.S. Economy Keeps Powering Ahead, Defying Dire Predictions - WSJ
Whoever Trump Picks, the Next Fed Chair Won’t Be Independent - WSJ
Customs Crackdown Leads to Blocked, Destroyed Imports - WSJ
The Economic Divide Between Big and Small Companies Is Growing - WSJ
U.S. Delays New Tariffs on Chinese Chips Until 2027 - WSJ
Jobless Claims Fell Last Week - WSJ
Europa:
China hits EU with 42.7% tariff on dairy imports | Euronews
Europe 2026 salary projections: Countries with the strongest pay rises | Euronews
Resto del mondo:
China Vanke’s Brewing Crisis Suggests Limited Property Easing to Come - WSJ
Why Japan’s Stock Market Can Keep Rising - WSJ
Canada GDP Edges Up After Sharp Contraction in October - WSJ
Bank of Canada Officials Unsure on Future Direction of Rates, Minutes Say - WSJ
The Unexpected Winner of Rising American Tariffs Is Mexico
Japan Closer to Achieving 2% Inflation Target, BOJ Governor Says - WSJ
Japan on track to become world’s third-largest defence spender | Euronews
