Negli Stati Uniti resta elevato il rischio di shutdown, con una scadenza cruciale fissata al 30 gennaio. Sul fronte macro, il mercato del lavoro rallenta: meno offerte, meno assunzioni e bassa mobilità confermano un raffreddamento graduale. La manifattura delude, con l’ISM sceso a 47,9 da 48,2, mentre le scorte all’ingrosso mostrano segnali di decelerazione. I dazi non hanno innescato una fiammata inflazionistica, ma emergono sempre più come un freno alla crescita.
In Europa, l’accordo Mercosur viene approvato grazie alle concessioni agricole della Commissione. L’inflazione in eurozona continua a scendere, rafforzando l’approccio data-dependent della BCE. Nel Regno Unito accelera l’uscita delle imprese più piccole e inefficienti, in una dinamica di distruzione creatrice. La Germania resta divisa tra segnali di ripresa industriale e un mercato del lavoro debole.
Il Canada appare sotto pressione, stretto tra deficit commerciale e un mercato occupazionale fragile, con crescita ancora incerta.
INDICATORI MACROECONOMICI
Inflazione:
Italia: +1,3%, dal precedente +1,7% ⬇
Eurozona: +2,2% dal precedente +2,1%. ⬆
Inghilterra: +3,2% dal precedente +3,6% ⬇
Stati Uniti: +2,7% dal precedente +3% ⬇
Disoccupazione:
Italia: +5,7% dal precedente +5,8% ⬇
Eurozona: +6,3% dal precedente +6,4%⬇
Inghilterra: +5,1% dal precedente +5% ⬆
Stati Uniti: +4,4% dal precedente +4,6% ⬇
Tassi d'interesse:
Eurozona: 2,15%
Stati Uniti: 3,75-3,5%
Inghilterra: 3,75%
PIL: Q3 2025:
Italia: 0,1%
Eurozona: +0,3%
Inghilterra: +0,1%
Stati Uniti: +4,3%
MERCATI FINANZIARI
EUR/USD: 1,16341, –0,71% questa settimana, –0,96% da inizio anno
DXY: 98,43, +1,02% questa settimana, –9,90% da inizio anno
S&P 500: 6.966,29, +1,57% questa settimana, +1,57% da inizio anno
NASDAQ: 23.671,34, +1,88% questa settimana, +1,88% da inizio anno
FTSE MIB: 45.671,70, +0,66% questa settimana, +0,66% da inizio anno
STOXX 600: 596,94, +7,18% questa settimana, +15,90% da inizio anno
DAX: 24.539,34, +1,23% questa settimana, +22,40% da inizio anno
CAC 40: 8.195,21, +4,82% questa settimana, +12,10% da inizio anno
IBEX 35: 17.492,00, +15,80% questa settimana, +36,50% da inizio anno
US10Y: 4,17%, –2,80 bps questa settimana, –2,80 bps da inizio anno
US02Y: 3,48%, –25 bps questa settimana, –70 bps da inizio anno
US10Y – US02Y: 0,71%, +42 bps questa settimana, +32 bps da inizio anno
IT10Y: 3,57%, +36 bps questa settimana, +27 bps da inizio anno
Spread BTP–Bund: 64,050 bps, –2,560 bps questa settimana, +3,54 bps da inizio anno
FOCUS DELLA SETTIMANA
STATI UNITI
Dottrina “Donroe”: petrolio e risorse al centro della strategia USA
L’azione contro il Venezuela segna una svolta nella politica estera di Donald Trump, sempre più esplicitamente fondata su interessi economici e risorse naturali. Il presidente ha giustificato l’operazione con il recupero degli asset petroliferi espropriati, rilanciando una versione aggiornata della Dottrina Monroe, ribattezzata “Donroe”. La logica è mercantilista: controllo dell’emisfero occidentale, guerra commerciale e materie prime come pilastri della sicurezza nazionale. Il rischio è un ritorno a sfere di influenza che indebolisce l’ordine multilaterale e legittima approcci simili da parte di Cina e Russia.
Fed, Miran si sfila dalla corsa alla presidenza
Il governatore della Federal Reserve Stephen Miran ha escluso di essere tra i candidati alla successione di Jerome Powell, chiarendo di non averne discusso con Donald Trump né di essersi proposto per l’incarico. Trump valuta invece profili come Kevin Warsh e Kevin Hassett. Il mandato di Miran scade a febbraio, lasciando al presidente margine per nominare un nuovo membro del board in vista della scelta del prossimo chair.
Washington torna al lavoro, ma lo shutdown resta un rischio concreto
Il Congresso USA rientra a Washington per quattro settimane decisive: senza un accordo entro il 30 gennaio, il governo federale rischia un nuovo shutdown o l’ennesima proroga temporanea dei finanziamenti. Restano da approvare 9 delle 12 leggi di spesa, con forti tensioni politiche. I repubblicani più rigoristi chiedono livelli di spesa non superiori allo scorso anno, mentre i democratici, decisivi al Senato per superare il filibuster, criticano tagli e impostazione dell’amministrazione Trump. Dopo il blocco record di 43 giorni, cresce però la cautela bipartisan sui costi sociali ed economici di una nuova chiusura. Intanto lo shutdown autunnale continua a produrre effetti: il BEA ha rinviato a fine gennaio e febbraio la pubblicazione di dati chiave su PIL, consumi e inflazione, segnalando un impatto statistico destinato a durare mesi.
Il mercato del lavoro rallenta: meno offerte, assunzioni deboli e bassa mobilità
Negli Stati Uniti il mercato del lavoro continua a perdere slancio. A novembre le offerte di lavoro sono scese a 7,1 milioni da 7,5 milioni, mentre le assunzioni sono calate a 5,1 milioni, secondo il rapporto JOLTS. Il tasso di vacancy è sceso al 4,3% e quello di hiring al 3,2%. I licenziamenti restano contenuti a 1,7 milioni, mentre aumentano lievemente le dimissioni volontarie, segnale di un mercato meno dinamico.
Il quadro è coerente con i dati di dicembre, che mostrano la creazione di soli 50.000 posti, diffusi per errore in anticipo da Donald Trump. La disoccupazione resta al 4,4%, ma la crescita occupazionale è la più debole fuori da una recessione dal 2003. Aumentano part-time involontario (5,3 milioni) e disoccupazione di lunga durata, delineando un mercato a due velocità.
Dazi senza fiammata inflattiva, ma il conto resta sull’economia
I dazi più alti da quasi un secolo non hanno innescato l’inflazione temuta. Studi della Federal Reserve Bank of San Francisco e della Northwestern University mostrano che storicamente gli aumenti tariffari hanno avuto effetti limitati sui prezzi, talvolta persino rallentandoli. Il motivo è macroeconomico: i dazi comprimono domanda, investimenti e occupazione, compensando l’aumento dei prezzi all’import. Nell’attuale ciclo, l’inflazione resta sopra il 2%, ma senza impennate, mentre crescono segnali di debolezza su manifattura e lavoro. Le tariffe volute da Donald Trump sembrano quindi più un freno alla crescita che un detonatore inflazionistico.
USA, salario minimo in aumento in 19 Stati: svolta sul costo della vita
Negli Stati Uniti il 2026 si apre con un aumento del salario minimo in 19 Stati, che garantirà un rialzo retributivo a circa 8,3 milioni di lavoratori. Oggi 30 Stati superano la soglia federale ferma a 7,25 dollari, invariata dal 2009. Washington guida con 17,13 dollari l’ora, mentre Hawaii registra l’incremento più ampio. Secondo l’Economic Policy Institute, per la prima volta più lavoratori vivono in Stati con un reddito minimo a 15 dollari o oltre. Il tema entra nel dibattito elettorale 2026, tra sostegno popolare e timori su occupazione e prezzi.
USA, manifattura in calo a dicembre contro le attese
L’attività manifatturiera statunitense si è indebolita a dicembre, con l’indice ISM sceso a 47,9 da 48,2, sotto le attese e in area di contrazione per il decimo mese consecutivo. Pesano il calo di produzione e scorte, mentre ordini ed occupazione restano deboli. Solo il comparto computer ed elettronica mostra espansione. L’indice dei prezzi segnala aumenti per il 15° mese, alimentando le cautele della Federal Reserve su ulteriori tagli dei tassi, anche in presenza di dazi e domanda ancora fragile.
USA, scorte all’ingrosso in rallentamento a ottobre
Le scorte all’ingrosso negli Stati Uniti sono cresciute dello 0,2% a ottobre, in rallentamento rispetto al +0,5% di settembre e in linea con le attese. L’aumento è stato trainato dai beni non durevoli (+0,8%), in particolare farmaci(+1,9%) e prodotti agricoli (+3,2%). In calo invece i beni durevoli (–0,2%), penalizzati da auto e attrezzature professionali. Il rapporto scorte/vendite è salito a 1,3, segnalando un lieve accumulo che pesa sul contributo al PIL.
EUROPA
UE–Mercosur, via libera politico tra fondi agricoli e svolta commerciale
La Commissione europea ha giocato l’ultima carta per sbloccare l’accordo Mercosur, offrendo agli agricoltori 45 miliardi di euro di accesso anticipato alla futura PAC dal 2028. La mossa di Ursula von der Leyen ha puntato soprattutto sull’Italia, decisiva per la maggioranza qualificata, con Giorgia Meloni che ha accolto positivamente la proposta, mentre la Francia è rimasta contraria per timori di concorrenza sleale.
Dopo una settimana di negoziati e garanzie su standard sanitari e clausole di salvaguardia, i Paesi UE hanno approvato l’intesa con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. L’accordo rafforza la diversificazione commerciale europea, riducendo la dipendenza da USA e Cina, e ora attende il voto del Parlamento europeo.
Eurozona, inflazione in calo rafforza la linea attendista della BCE
L’inflazione in Germania è scesa al 2,0% a dicembre dal 2,6%, in linea con il rallentamento osservato in Francia, dove i prezzi armonizzati sono calati allo 0,7%. I dati, diffusi da Destatis e Insee, rafforzano la valutazione della Banca Centrale Europea secondo cui i tassi sono in una “buona posizione”. La BCE mantiene il tasso sui depositi al 2%, con inflazione attesa al 1,9% quest’anno. Secondo Capital Economics, un indebolimento del mercato del lavoro potrebbe aprire la strada a tagli solo nella seconda parte del 2026.
Fiducia in calo e consumi ancora fragili a fine 2025 nell’Eurozona
A dicembre la fiducia delle imprese nell’eurozona è scesa a 96,7 da 97,1, secondo la Commissione Europea, interrompendo quattro mesi di recupero e restando sotto la media storica di 100. Il dato riflette un rallentamento dell’attività a fine 2025, con servizi in perdita di slancio e manifattura ancora debole, nonostante la tenuta mostrata prima dei dazi USA del 15%.
Sul fronte dei consumi, le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,2% a novembre, sostenute da Francia, Spagna e Italia, ma in calo in Germania. La disoccupazione è scesa al 6,3%, ma la fiducia dei consumatori resta fragile, frenando spesa e investimenti.
Regno Unito, la crisi elimina le imprese inefficienti ma la crescita resta incerta
Nel Regno Unito la crisi del costo della vita sta accelerando l’uscita dal mercato delle imprese meno produttive. Secondo la Resolution Foundation, il Paese vive una transizione lenta ma rilevante, con fallimenti in aumento che potrebbero favorire una riallocazione più efficiente di lavoro e capitale. L’analisi PwC mostra che la produttività è cresciuta solo del 7% nel decennio post 2008, contro il 21% prima della crisi. Tuttavia, nel 2025 le insolvenze hanno liberato occupazione ai massimi dal 2011. Resta il rischio di crescita debole, con disoccupazione al 5,1% e redditi reali sotto pressione.
Germania, segnali misti a fine 2025: lavoro fermo, industria in ripresa fragile
Il tasso di disoccupazione tedesco resta al 6,3% a dicembre, ma i disoccupati salgono di 3.000 unità a quasi 2,9 milioni, oltre 100.000 in più su base annua, segnalando un mercato del lavoro senza slancio. Pesano tagli industriali, carenza di competenze e invecchiamento demografico.
Sul fronte industriale arrivano segnali migliori: gli ordini manifatturieri balzano del +5,6% a novembre, trainati da grandi commesse, mentre la produzione industriale cresce dello 0,8%, terzo rialzo consecutivo, grazie al rimbalzo dell’auto (+7,8%). Il recupero resta però fragile, con fiducia debole, export in calo e rischi ancora presenti per il 2026.
Francia, inflazione in lieve calo a dicembre grazie all’energia
L’inflazione in Francia ha rallentato a 0,8% su base annua a dicembre, dal 0,9% di novembre, secondo INSEE. L’indice armonizzato HICP si è attestato a 0,7%, in linea con il raffreddamento dei prezzi energetici, in particolare dei prodotti petroliferi. In controtendenza, i prezzi alimentari hanno accelerato, mentre servizi e tabacco sono cresciuti a ritmo stabile. Il dato arriva dopo la decisione della Banca Centrale Europea di mantenere i tassi fermi al 2%. All’interno del board restano divergenze: alcuni temono pressioni su salari e servizi, altri un’inflazione troppo bassa sotto il target nel medio periodo.
Grecia, via ai tagli fiscali per famiglie e giovani nel 2026
La Grecia apre il 2026 con un ampio pacchetto di tagli alle imposte sul reddito, ridotte in media di 2 punti percentuali, e nuovi incentivi per famiglie e giovani. Prevista esenzione totale dall’imposta per gli under 25 con redditi fino a 20.000 euro, mentre per i 25–30 anni l’aliquota scende al 9%. Le detrazioni crescono con il numero di figli, fino ad azzerare l’imposta per le famiglie numerose. Tagli anche su affitti e immobili, con sgravi mirati per contrastare il calo demografico e sostenere i redditi.
La Svizzera congela i beni di Nicolás Maduro
La Svizzera ha ordinato un congelamento precauzionale di quattro anni di eventuali asset detenuti nel Paese da Nicolás Maduro e persone a lui legate, a seguito della sua cattura e trasferimento negli Stati Uniti. Il Consiglio federale ha spiegato che la misura serve a impedire il trasferimento di beni potenzialmente illeciti e si applica a soggetti non ancora sanzionati in Svizzera, senza indicare cifre o confermare se tali asset esistano realmente. La sospensione non riguarda membri dell’attuale governo venezuelano e si aggiunge alle sanzioni già in vigore dal 2018.
RESTO DEL MONDO
Canada, commercio e lavoro sotto pressione tra deficit e mercato occupazionale debole
Il saldo commerciale canadese è tornato in deficit per 583 milioni di dollari canadesi a ottobre, peggio di settembre ma meglio delle attese. Le esportazioni +2,1% sono state sostenute dall’oro, mentre al netto dei metalli preziosi risultano in calo. Pesano energia e minori spedizioni verso gli USA, con la quota export scesa al 67,3%, minimo post-pandemia. In aumento invece le vendite verso altri Paesi, segnale di graduale diversificazione.
Sul fronte lavoro, a dicembre l’economia ha creato 8.200 posti, ma la maggiore partecipazione ha spinto la disoccupazione al 6,8% (+0,3 punti).
Australia, inflazione in rallentamento ma la RBA resta prudente
L’inflazione australiana è scesa al 3,4% a novembre dal 3,8% di ottobre, sotto le attese, riducendo la pressione sulla Reserve Bank of Australia in vista della riunione di febbraio. Anche l’inflazione core rallenta al 3,2%, ma resta sopra il target 2–3%. Il calo è trainato dall’energia, mentre servizi e housing restano elevati. I mercati riducono le scommesse su un rialzo imminente, anche se Capital Economics non lo esclude.
Taiwan, export record nel 2025 grazie al boom dell’IA
Le esportazioni di Taiwan hanno raggiunto un massimo storico nel 2025, sostenute dalla domanda legata all’intelligenza artificiale. A dicembre le spedizioni sono cresciute del 43,4% annuo, portando l’export annuale a 640,75 miliardi di dollari (+34,9%). Trainanti semiconduttori, server ed elettronica, con gli Stati Uniti primo mercato di destinazione. Il surplus commerciale con Washington è però raddoppiato, complicando i negoziati sui dazi. Nel 2026 l’export dovrebbe restare solido ma a ritmo più moderato.
PROSPETTIVE
La settimana si apre con l’attenzione dei mercati puntata sui dati di inflazione USA di dicembre, decisivi per calibrare le attese sui tagli dei tassi della Federal Reserve. Il consenso resta orientato verso una Fed ferma nel breve, con possibili allentamenti più avanti nel 2026. In arrivo anche prezzi alla produzione, vendite al dettaglio, produzione industriale e aste del Tesoro, utili a valutare domanda interna e pressioni sui prezzi.
In Europa il calendario è più scarno: riflettori sul PIL preliminare della Germania e sui dati di produzione e commercio dell’eurozona, mentre prosegue una fase intensa di emissioni obbligazionarie sovrane. Nel Regno Unito, il PIL di novembre dovrebbe mostrare un rimbalzo moderato.
In Asia, focus sulla bilancia commerciale cinese, con export ancora sostenuto ma in rallentamento, e su credito e liquidità. In Giappone l’attenzione resta sulla politica della BoJ e sulle aste di titoli di Stato. In Australia, dati su lavoro e consumi guideranno le attese sui tassi della RBA. In India e Corea del Sud, inflazione e decisioni di politica monetaria completeranno il quadro globale.
Stati Uniti:
Congress has four weeks to dodge another shutdown - The Washington Post
Sweeping Minimum-Wage Hikes Take Hold Across the Country - WSJ
Why Democrats Aren’t Threatening Another Shutdown This Time
Do Tariffs Cause Inflation? New Studies Offer Surprising Answer - WSJ
Venezuela Ushers in the Era of Trump’s ‘Donroe Doctrine’ - WSJ
Fed’s Miran Hasn’t Spoken With Trump About Fed Chair Job - WSJ
U.S. Factory Activity Slides Unexpectedly - WSJ
BEA Outlines Plans for More Catch Up on Inflation, GDP Data - WSJ
U.S. Wholesale Inventories Rise at Slower Pace - WSJ
JOLTS Report Hints at Cooling Labor Market - WSJ
Trump Posted Takeaways From December Jobs Report Before Publication - WSJ
Slowest Labor Market in Years Leaves Job Seekers Stuck - WSJ
Europa:
Eurozone National Inflation Falls, Reinforcing ECB’s ‘Good Place’ - WSJ
Von der Leyen pledges early funding to farmers in final push to secure Mercosur deal | Euronews
Greece introduces 2026 tax cuts aimed at families and young workers | Euronews
French inflation eases on energy costs ahead of eurozone data release | Euronews
UK productivity puzzle: Zombie firms fail, but jobs remain scarce | Euronews
EU agriculture ministers to hold crucial talks ahead of possible Mercosur deal signing | Euronews
Switzerland freezes all Maduro-linked assets 'with immediate effect' | Euronews
German Unemployment Holds Steady as Economic Momentum Withers - WSJ
German Factory Orders Jump as Tariff Headwinds Ease - WSJ
Eurozone Business Confidence Slips - WSJ
Eurozone Retail Sales Rise Despite Cautious Consumer Backdrop - WSJ
German Industry Records Surprise Pickup on Car Production - WSJ
In a Boost for Free Trade, EU Backs Controversial Pact With South Americans - WSJ
Resto del mondo:
Australia’s Consumer Inflation Eases Slightly - WSJ
Canada Swings to Goods-Trade Deficit of C$583 Million in October - WSJ
Taiwan’s Exports Hit Record in 2025 on AI-Fueled Demand - WSJ
