La Settimana Economica | n. 1/2026

Economia

di Viktorio Todorov,

Il 2026 si apre con uno shock geopolitico: l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela e la cattura di Nicolás Maduro riaccendono i rischi su petrolio, inflazione e stabilità globale.

Negli Stati Uniti, sul fronte interno, emerge una Federal Reserve divisa sui tassi, complice l’incertezza legata ai dati mancanti sull’inflazione. La disoccupazione resta stabile ma elevata al 4,6%, mentre cresce la preoccupazione per un mercato immobiliare in difficoltà, sui livelli più deboli dalla crisi dei subprime.

In Europa, il clima festivo riduce il flusso di notizie, ma spicca l’ingresso della Bulgaria nell’eurozona, passaggio simbolico e politico rilevante.

In Asia, la Cina mostra timidi segnali di ripresa con PMI tornati in area espansiva, mentre in Medio Oriente l’attenzione si concentra sull’Iran, dove proteste diffuse riflettono stagnazione economica, inflazione elevata e il crollo del rial.

INDICATORI MACROECONOMICI 

Inflazione: 
Italia: +1,3%, dal precedente +1,7% ⬇
Eurozona: +2,2% dal precedente +2,1%. ⬆
Inghilterra: +3,2% dal precedente +3,6% ⬇
Stati Uniti: +2,7% dal precedente +3% ⬇

Disoccupazione: 
Italia: +6,1% dal precedente +6% ⬇
Eurozona: +6,4% dal precedente +6,4%
Inghilterra: +5,1% dal precedente +5% ⬆
Stati Uniti: +4,6% dal precedente +4,6% 

 

Tassi d'interesse: 
Eurozona: 2,15%
Stati Uniti: 3,75-3,5%
Inghilterra: 3,75%

PIL: Q2 2025: 
Italia: 0%
Eurozona: +0,3%
Inghilterra: +0,3%
Stati Uniti: +3,8% 

MERCATI FINANZIARI

EUR/USD: 1,1720+0,68% questa settimana, +13,05% da inizio anno
DXY: 98,43+1,02% questa settimana, –9,90% da inizio anno

S&P 500: 6.858,47+0,13% questa settimana, +16,20% da inizio anno
NASDAQ: 23.235,63+0,15% questa settimana, +20,98% da inizio anno

FTSE MIB: 45.374,03+4,23% questa settimana, +31,90% da inizio anno
STOXX 600: 596,94+7,18% questa settimana, +15,90% da inizio anno
DAX: 24.539,34+1,23% questa settimana, +22,40% da inizio anno
CAC 40: 8.195,21+4,82% questa settimana, +12,10% da inizio anno
IBEX 35: 17.492,00+15,80% questa settimana, +36,50% da inizio anno

US10Y: 4,19%+17,0 bps questa settimana, –38 bps da inizio anno
US02Y: 3,48%–25 bps questa settimana, –70 bps da inizio anno
US10Y – US02Y: 0,71%+42 bps questa settimana, +32 bps da inizio anno

IT10Y: 3,57%+36 bps questa settimana, +27 bps da inizio anno
Spread BTP–Bund: 71,0 bps+2,2 bps questa settimana, –45 bps da inizio anno

FOCUS DELLA SETTIMANA 

STATI UNITI 

Venezuela: shock geopolitico con riflessi energetici

Il presidente Donald Trump ha annunciato la cattura ed estrazione dal Paese del presidente venezuelano Nicolás Maduro sabato 3 gennaio, in un’operazione militare statunitense condotta con forze di law enforcement. L’azione è avvenuta dopo esplosioni a Caracas e in altri Stati, con blackout e mobilitazione generale ordinata da Venezuela.
Al di là del profilo politico, i mercati guardano al nodo petrolio: il Venezuela detiene circa 303 miliardi di barili, ma produce solo 800–900 mila b/g contro oltre 3 milioni pre-sanzioni. Un’escalation prolunga il blocco dell’offerta futura, alzando il premio geopolitico sul greggio. Questo può sostenere prezzi energetici più alti, irrigidire le aspettative di inflazione e ridurre il margine delle banche centrali, aumentando la volatilità sugli asset rischiosi.

Fed divisa sui tassi, nuovi tagli più difficili nel 2026

I verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve mostrano crescenti divisioni interne dopo il taglio dei tassi di dicembre. Pur riconoscendo che un ulteriore allentamento resta possibile se l’inflazione scenderà, molti membri preferiscono una pausa, temendo che il ritorno al target del 2% si sia arrestato. Il mercato del lavoro appare fragile, con disoccupazione al 4,6%, ma la crescita resta solida. Il tasso guida è ora al 3,5–3,75%. Le pressioni politiche del presidente Donald Trump e l’imminente successione di Jerome Powell aumentano l’incertezza.

Chicago Fed: disoccupazione stabile al 4,6% a dicembre

Una stima della Federal Reserve Bank of Chicago indica che il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è rimasto stabile a dicembre intorno al 4,6%. Il modello del Chicago Fed segnala fondamentali del mercato del lavoro poco variati, con assunzioni, licenziamenti e dimissioni sostanzialmente invariati. La previsione coincide con il dato di novembre (4,56%) che sarà confermato o rivisto nel report ufficiale del U.S. Department of Labor atteso il 9 gennaio.

Chicago Business Barometer rimbalza, ma resta in area recessiva

Il Chicago Business Barometer è risalito a 43,5 a dicembre, superando le attese e segnando un aumento di 7,2 punti su novembre, secondo MNI Indicators. Il livello resta però sotto la soglia di 50, che indica contrazione, per il 25° mese consecutivo. Migliorano ordini, backlog e produzione, mentre peggiorano occupazione e consegne dei fornitori. Il sottoindice dell’occupazione tocca il minimo dal 2009, segnalando una debolezza persistente del mercato del lavoro manifatturiero.

Immobiliare sotto pressione tra condomini in crisi e cantieri in frenata

Il mercato immobiliare statunitense mostra segnali diffusi di debolezza. I condomini attraversano la fase peggiore dal 2012, con prezzi in calo dell’1,9% annuo tra settembre e ottobre, mentre le abitazioni indipendenti restano in lieve crescita. Pesano il lavoro da remoto, il rallentamento delle seconde case e l’aumento delle spese condominiali legate ad assicurazioni e manutenzione. In alcune aree oltre il 25% dei condomini vale meno dell’ultimo prezzo di vendita. Anche l’edilizia rallenta: nel 2025 le nuove costruzioni unifamiliari sono stimate in calo del 7% e quelle per l’affitto del 16%. Tassi ipotecari al 6,15%, incertezza sui tagli dei tassi, dazi e carenza di manodopera frenano il settore. Il 2026 offre margini di recupero, ma la fiducia resta fragile.

Trump rinvia i dazi sui mobili per frenare l’impatto sui prezzi

Il presidente Donald Trump ha rinviato di un anno l’aumento dei dazi su mobili imbottiti, cucine e vanità, attenuando una stretta annunciata a settembre. Le tariffe, che sarebbero scattate il 1° gennaio, resteranno al 25% invece di salire fino al 50%, secondo la White House. La decisione riflette il malcontento dei consumatori per i prezzi elevati e negoziati in corso con i partner commerciali. Dopo mesi di parziali retromarce nella guerra commerciale, i rincari pesano: i prezzi dei mobili sono saliti del 4,6% a novembre su base annua, dati Bureau of Labor Statistics.

EUROPA 

Corruzione europea, il problema non è solo a Est

La corruzione non è un problema limitato all’Europa orientale: anche in Occidente assume forme meno visibili ma incisive, come lobbying opaco, finanziamento politico e cattura regolatoria. Secondo Mihály Fazekas, la differenza principale è la rarità delle piccole tangenti quotidiane in Europa occidentale, che alimenta una percezione di maggiore “pulizia”. Tuttavia, sondaggi UE mostrano che il 68% dei cittadini ritiene la corruzione diffusa nel proprio Paese. Trattarla come un problema “altrui” rischia di oscurare vulnerabilità strutturali comuni e di ridurre l’attenzione su controlli ed enforcement efficaci.

Bulgaria entra nell’euro tra speranze economiche e timori sui prezzi

La Bulgaria è diventata il 21° Paese ad adottare l’euro, sostituendo il lev dopo quasi vent’anni nell’UE. La presidente della Banca Centrale EuropeaChristine Lagarde, ha definito l’ingresso un simbolo di forza e valori condivisi. Il presidente Rumen Radev ha parlato di passo finale nell’integrazione europea, ma senza referendum. Persistono timori su inflazione e instabilità politica: i prezzi alimentari crescono del 5% annuo e il Paese resta diviso, con quasi metà dei cittadini contrari al cambio di valuta.

RESTO DEL MONDO 

Cina, segnali di ripresa tra PMI in rialzo e svolta su Hainan

L’attività manifatturiera cinese è tornata in espansione a dicembre, con il PMI ufficiale a 50,1, per la prima volta in otto mesi, secondo il National Bureau of Statistics. Il dato è sostenuto da ordini pre-festivi, settori high-tech (PMI 52,5) e da un miglioramento del PMI non manifatturiero a 50,2, grazie a costruzioni e servizi Tlc. Tuttavia il rimbalzo resta fragile: export e occupazione sono deboli e, per Capital Economics, l’effetto potrebbe essere temporaneo. In parallelo, il Partito Comunista Cinese ha trasformato Hainan nel più grande porto franco del mondo, con zero dazi e tassa societaria al 15%, per attrarre investimenti in un contesto globale più protezionista.

Export Messico sorprendono, beneficiando dei dazi USA

Nonostante la guerra commerciale avviata dal presidente Donald Trump, le esportazioni manifatturiere del Messico verso gli Stati Uniti sono cresciute di quasi 9% nei primi undici mesi dell’anno. Il vantaggio deriva da un’aliquota tariffaria effettiva più bassa rispetto a Cina e altri partner, che ha favorito il nearshoring. Circa 85% dell’export resta esente da dazi grazie all’USMCA. L’integrazione industriale e la prossimità geografica rafforzano la resilienza commerciale messicana.

Corea del Sud, export record grazie ai semiconduttori

Le esportazioni della Corea del Sud sono cresciute del 13,4% a dicembre, superando le attese e chiudendo il 2025 con un record annuo da 709,7 miliardi di dollari. Decisivo il traino dei semiconduttori, che valgono circa un quinto dell’export totale: le spedizioni di chip sono salite del 22% su base annua e del 43% a dicembre. L’avanzo commerciale ha raggiunto 78 miliardi, sostenuto anche dal rimbalzo delle vendite verso Stati Uniti e Cina.

Inflazione Corea del Sud rallenta ma resta sopra il target

L’inflazione headline della Corea del Sud è scesa al 2,3% a dicembre dal 2,4% di novembre, restando sopra il target del 2% per il quarto mese consecutivo. Nel 2025 l’inflazione media si è attestata al 2,1%, in calo dal 2,3% del 2024. L’aumento mensile è stato dello 0,3%, trainato dai prodotti petroliferi e dalla forza del dollaro. La Bank of Korea prevede inflazione al 2,1% nel 2026, ma avverte sui rischi legati alla debolezza del won.

Venezuela, crollo del bolívar e boom dei cambi in criptovalute

Il crollo del Venezuela spinge famiglie e imprese verso mercati paralleli basati su cripto. Il tasso ufficiale fissato dalla Banco Central de Venezuela è salito a 301 bolívar per dollaro, contro 52 a inizio 2025, ma sul mercato nero il dollaro vale quasi 560 bolívar, con un gap dell’85%. Oltre due terzi dei cambi avviene ormai su piattaforme informali. Sanzioni USA, carenza di valuta forte e inflazione stimata oltre 500% erodono redditi e accelerano la dollarizzazione.

Iran, proteste economiche si estendono tra inflazione e crollo del rial

Le proteste in Iran entrano nel quarto giorno, alimentate da inflazione oltre il 42%, prezzi alimentari in aumento del 72%e dal collasso del rial, sceso fino a 1,3–1,45 milioni per dollaro sul mercato parallelo. Il presidente Masoud Pezeshkianha riconosciuto il disagio economico e chiesto dialogo, evitando toni repressivi iniziali. Le tensioni restano elevate dopo il conflitto con Israele e le sanzioni, mentre salari e potere d’acquisto continuano a erodersi.

PROSPETTIVE 

I mercati guardano ai dati sul lavoro USA di dicembre e agli indici ISM su manifattura e servizi per valutare la solidità dell’economia e il timing dei prossimi tagli dei tassi della Federal Reserve. Dopo tre riduzioni a fine 2025, i verbali Fed segnalano cautela: i futures prezzano 85% di probabilità di tassi invariati il 28 gennaio, con il prossimo taglio non prima di giugno. Il focus è sui Nonfarm Payrolls di venerdì, dopo i dati ADP e le richieste di sussidi.

In Europa, l’attenzione va all’inflazione flash di dicembre in Francia, Germania, Italia ed eurozona: un rialzo dei servizi potrebbe essere compensato da energia più debole, senza cambiare l’orientamento della Banca Centrale Europea. PMI servizi e dati su disoccupazione e produzione completano il quadro.

In Asia, inflazione in CinaAustralia e Sud-est asiatico guiderà le attese sui tassi 2026. Pechino pubblica il CPI e nuovi PMI, mentre il Bank of Japan diffonde il report regionale. In America Latina, inflazione in Messico testerà il percorso dei tagli di Banxico.

Nel complesso, dati su prezzi e occupazione saranno decisivi per ricalibrare le aspettative di politica monetaria globale.

Tag: Settimana Economicaindicatori macroeconomicimercati finanziari

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