GREEN PASS … TAPPA DI UN PERCORSO?

Italia

di Dino Parrano,

Il 6 agosto è passato e il Green Pass oggi è uno strumento in corso di validità.

Il 6 agosto è passato e il Green Pass oggi è uno strumento in corso di validità.

Uno strumento la cui efficacia sarà tutta da dimostrare ma è una misura che si è messa in atto per tentare di mitigare, non solo un rischio sanitario, ma anche quello di dover ricorrere a ulteriori lockdown nonché per incentivare ulteriormente alla vaccinazione.
Che questa soluzione sia una soluzione di carattere politico e che la stessa abbia grosse lacune a me pare abbastanza chiaro; che sortisca poi degli effetti positivi è da dimostrare ma l’alternativa qual era? Stare fermi con una variante del virus 6/8 volte più contagiosa della precedente senza fare nulla a me non pare di utilità alcuna, senza contare che soluzioni analoghe sono comuni più o meno a tutti i paesi UE e non solo.
Dobbiamo pure assumere che al momento ci siano fazioni politiche in forte disaccordo dove le une vorrebbero ancora chiusure o misure restrittive e le altre un “tana libera tutti”.
Nel contempo il Paese, anche se con un buon tasso complessivo di vaccinazione, ha comunque una parte ancora importante che  resiste a questa soluzione sebbene al momento, numeri alla mano, rimarrebbe la migliore.
Io credo che il Green Pass sia la tappa di un percorso “democratico” necessario che alla fine porterà probabilmente al provvedimento della vaccinazione obbligatoria che, se fosse stata imposta da subito, avrebbe avuto lo stesso esito di una bomba tirata dentro una polveriera.
Mettere all’atto pratico il green-pass permette di verificarne l’utilità e di evidenziare falle e limiti a cui si può però porre eventualmente rimedio in corsa e anche in breve tempo rendendolo potenzialmente uno strumento migliore di come è nato.
A mio avviso se si fosse ricercata la miglior soluzione solo sulla carta probabilmente nel 2045 staremmo ancora a discutere se il colore del QR Code è opportuno che sia nero.
In ogni caso c’è la possibilità che non funzioni comunque, per una serie di ragioni più o meno discusse ovunque, a partire da quelle che considerano il controllo dello stesso non pregiudicante i diritti e i doveri dei cittadini.

Se il GP comunque non funzionasse, come alla fine temo succederà, l’insuccesso dello strumento diventerà l’arma principale con cui discutere e decretare l’obbligo vaccinale: vorrò vedere infatti a quel punto quale partito politico si prenderà la responsabilità di avvallare ulteriori politiche di lockdown o restrizioni per il Paese, a fronte del fallimento dell’ennesimo tentativo di gestire con metodo la situazione pandemica, avendo in contropartita l’obbligo alla vaccinazione a cui si sarà già sottoposto, per quel momento, maggior parte della popolazione.

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