Negli USA il dato più rilevante della settimana è il crollo della fiducia dei consumatori al minimo storico di 49,8, con il 64% degli americani che prevede un aumento della disoccupazione: una quota mai raggiunta fuori da una recessione. I dati reali restano contraddittori: vendite al dettaglio solide, sussidi di disoccupazione bassi, mercato azionario vicino ai massimi. Ma il mercato del lavoro cambia forma in profondità: soli 22.000 posti al mese nel primo trimestre, forza lavoro in calo di 554.000 unità, produttività unico motore di crescita rimasto. La stretta sull'immigrazione non ha prodotto i benefici promessi sui salari, mentre sul fronte Fed il caso Warsh si avvia verso la risoluzione dopo l'archiviazione dell'indagine su Powell, con il Senato che ha tempo fino al 15 maggio.
In Europa il quadro si deteriora su più fronti simultaneamente. Il PMI composito dell'Eurozona scende a 48,6, il minimo da 17 mesi, con i servizi al livello più basso dal 2021. Il rimbalzo manifatturiero riflette scorte difensive, non domanda reale. La Germania dimezza le stime di PIL 2026 all'0,5%, vara un taglio d'emergenza alle accise di 17 centesimi al litro e vede lo ZEW crollare ai minimi da dicembre 2022. Il Regno Unito registra inflazione al 3,3% e la revisione FMI più pesante tra le economie avanzate. BCE, Fed e Bank of England si preparano a una pausa coordinata, ma il mercato prezza già il 72% di probabilità di almeno un rialzo BCE nel 2026.
Nel resto del mondo le banche centrali si dividono tra chi stringe e chi aspetta. Singapore e Filippine alzano i tassi in via preventiva, la Russia taglia per l'ottavo mese consecutivo beneficiando dei prezzi energetici alti, la Turchia sorprende con un hold mentre Corea del Sud e Indonesia restano ferme. Il Giappone mantiene i tassi allo 0,75% con il rischio stagflazione in crescita. La Cina vede le esportazioni frenare bruscamente al +2,5% annuo dopo il +22% dei mesi precedenti, con il surplus commerciale dimezzato. In Perù, nel mezzo di elezioni presidenziali, il rischio più monitorato da investitori e agenzie di rating non è politico: è la successione al governatore della banca centrale.
INDICATORI MACROECONOMICI
Inflazione:
Italia: +1,5%, dal precedente +1% ⬆
Eurozona: +2,5% dal precedente +1,9%. ⬆
Inghilterra: +3,3% dal precedente +3% ⬆
Stati Uniti: +3,3% dal precedente +2,4% ⬆
Disoccupazione:
Italia: +5,1% dal precedente +5,5% ⬇
Eurozona: +6,2% dal precedente +6,1%⬆
Inghilterra: +5,2% dal precedente +5,2%
Stati Uniti: +4,4% dal precedente +4,3% ⬆
Tassi d'interesse:
Eurozona: 2,15%
Stati Uniti: 3,75-3,5%
Inghilterra: 3,75%
PIL: Q4 2025:
Italia: 0,1%
Eurozona: +0,3%
Inghilterra: +0,1%
Stati Uniti: +1,4%
MERCATI FINANZIARI
EUR/USD: 1,1717, –0,39% questa settimana, –0,18% da inizio anno
DXY: 98,51, –0,14% questa settimana, +0,22% da inizio anno
S&P500: 7.165,07, +0,55% questa settimana, +4,17% da inizio anno
NASDAQ: 24.836,60, +1,50% questa settimana, +5,77% da inizio anno
FTSE MIB: 47.907,41, –1,97% questa settimana, +6,46% da inizio anno
STOXX 600: 620,17, +0,87% questa settimana, +4,73% da inizio anno
DAX: 24.155,00, +1,47% questa settimana, –1,36% da inizio anno
CAC 40: 8.262,70, +0,04% questa settimana, +1,39% da inizio anno
IBEX 35: 18.089,50, –0,50% questa settimana, +4,51% da inizio anno
US10Y: 4,31%, +5,8 bps questa settimana, +12 bps da inizio anno
US02Y: 3,78%, –1 bps questa settimana, +29,7 bps da inizio anno
US10Y – US02Y: 0,53%, invariato questa settimana, –11,3 bps da inizio anno
IT10Y: 3,78%, –6 bps questa settimana, +23,2 bps da inizio anno
Spread BTP–Bund: 79,440 bps, +9,53 bps questa settimana, +18,93 bps da inizio anno
VIX: 18,7, +7,04% questa settimana, +25,93% da inizio anno
BTC/USD: $77.746,00, +5,31% questa settimana, –11,14% da inizio anno
FOCUS DELLA SETTIMANA
STATI UNITI
La guerra con l'Iran rivela i limiti della strategia economica di Trump
Prima ancora dell'attacco all'Iran, il Tesoro aveva simulato scenari per un conflitto da 8 a 12 settimane, con Bessent ad avvertire che Europa e Asia sarebbero le aree più colpite dal rincaro energetico. Con l'inflazione al 3,3% e la benzina oltre i 4 dollari al gallone, il messaggio del mondo produttivo è stato unanime: la guerra non può durare. La crisi di Hormuz svela però una contraddizione più profonda: Trump punta sui dazi, ma questi non costituiscono un vero chokepoint. Con una quota del 13% sulle importazioni globali, gli USA non possono piegare i mercati da soli. Washington controlla leve ben più potenti, dollaro e semiconduttori, ma le usa meno di quanto potrebbe, avendo scelto di isolarsi dagli alleati invece di moltiplicare la propria forza. Il tallone d’Achille americano resta la scarsa tolleranza al dolore economico interno.
Fed, il caso Warsh: un'agenda di rottura, una conferma a ostacoli e un'indagine archiviata
Kevin Warsh si presenta al Senato con un messaggio netto: nessun impegno sui tassi con Trump, ma una critica severa alla Fed, definita un'istituzione che ha "perso la rotta". Propone di ancorare la politica monetaria all'inflazione trimmed-mean, più vicina al 2% rispetto al 3% ufficiale, aprendo spazio teorico a tagli futuri. La conferma era bloccata dall'indagine penale su Jerome Powell, condizione posta dal senatore repubblicano Thom Tillis il cui voto è decisivo in una commissione divisa 13-11. Il Dipartimento di Giustizia ha ora archiviato il fascicolo, ma la procuratrice Pirro si riserva il diritto di riaprirlo, lasciando aperta l'ambiguità. Il Senato ha fino al 15 maggio, scadenza del mandato di Powell, per completare l'iter: in caso contrario, Powell resterà alla guida come presidente pro tempore.
Benzina oltre i 4 dollari: cara per gli americani, ancora economica nel mondo
La guerra con l'Iran porta la benzina americana a oltre 4 dollari al gallone, il livello più alto in quattro anni. Eppure gli USA restano tra i mercati più economici al mondo: i tedeschi pagano in media 8,75 dollari, i messicani 5,07. La differenza è quasi interamente fiscale: in Europa le tasse rappresentano il 50-60% del prezzo finale, negli USA appena 60 centesimi per gallone. Essere il primo produttore mondiale di petrolio protegge, ma non isola del tutto.
Fiducia ai minimi storici: gli americani vedono la recessione che i dati non mostrano ancora
Ad aprile l'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan crolla a 49,8, il livello più basso in oltre 70 annidi rilevazioni, con il calo trasversale a reddito, età e orientamento politico. Il 64% degli intervistati prevede un aumento della disoccupazione nel prossimo anno, una quota mai raggiunta al di fuori di una recessione. Eppure i dati reali raccontano un'altra storia: vendite al dettaglio solide a marzo, richieste di sussidi basse, mercato azionario vicino ai massimi. Il paradosso è reale ma non nuovo: in passato il sentiment negativo non ha sempre anticipato una recessione. Ciò che preoccupa questa volta è la componente lavoro: chi cerca occupazione non la trova, il mercato è bloccato tra pochissime assunzioni e pochi licenziamenti, e l'intelligenza artificiale alimenta un'ansia strutturale difficile da misurare con i dati tradizionali.
Il mercato del lavoro cambia forma: produttività su, immigrazione giù, risultati deludenti
Il mercato del lavoro americano affronta una trasformazione strutturale. La forza lavoro cala di 554.000 unità nell'ultimo anno, con soli 22.000 posti mensili creati nel primo trimestre 2026, il minimo fuori da una recessione dal 2003. A tenere in piedi la crescita è la produttività, salita del 2,1% nel 2025, sempre più unico motore del PIL in assenza di contributo occupazionale. La stretta sull'immigrazione, però, non ha prodotto i benefici promessi: nei 41 settori più dipendenti da manodopera straniera i salari crescono del 3,5%, meno della media nazionale al 3,8%, e l'occupazione cala di 90.400 unità. Il paradosso è evidente: meno immigrati significa meno lavoratori ma anche meno consumatori, con effetto netto quasi nullo. L'intelligenza artificiale alimenta aspettative di lungo periodo, ma i suoi effetti restano ancora difficili da misurare.
La Casa Bianca boccia il DEI: costa lo 0,34% del PIL
Un rapporto del Consiglio dei Consulenti Economici di Trump stima che le politiche DEI abbiano ridotto la produttività del 2,7% nelle industrie che le hanno adottate più intensamente, con un costo aggregato pari allo 0,34% del PIL nel 2023, circa 1.160 dollari per famiglia. Gli autori collegano il calo alla crescita della rappresentanza di minoranze nei ruoli manageriali dopo il 2015, anno in cui il tema DEI entrò nell'agenda delle grandi aziende. Lo studio è politicamente orientato e metodologicamente contestabile: l'assenza di un gruppo di controllo rende difficile isolare l'effetto del DEI da altri fattori. La ricerca accademica, del resto, non ha mai trovato una correlazione robusta tra diversità e performance finanziaria.
Mercato immobiliare a due velocità: vendite ai minimi, ma le case giuste spariscono in 19 giorni
A marzo le vendite di case esistenti crollano del 3,6% mensile a un ritmo annualizzato di 3,98 milioni, il minimo da giugno 2025, con i mutui risaliti al 6,37% dopo lo scoppio della guerra con l'Iran. La NAR taglia le previsioni di crescita delle vendite 2026 dal 14% al 4%. Sotto la superficie, però, il mercato si divide: le abitazioni ristrutturate e prezzate correttamente trovano acquirente in 19 giorni, contro i 56 della media generale, un gap mai così ampio dal 2020. Chi vende ai prezzi del 2022 resta bloccato. Il mercato non è fermo: è diventato impietoso con chi sbaglia prezzo.
EUROPA
UE, prestito da 90 miliardi all'Ucraina e nuove sanzioni alla Russia: Orbán non blocca più
Il Consiglio europeo approva un prestito da 90 miliardi di euro all'Ucraina dopo che l'Ungheria, con Orbán in uscita dal governo, ritira il veto che bloccava i fondi da febbraio. La svolta arriva anche grazie alla ripresa del gasdotto Druzhba, che rifornisce Budapest e Bratislava di petrolio russo a prezzi agevolati. L'UE vara contestualmente un ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, colpendo 46 navi della flotta ombra russa e restringendo importazioni per circa 570 milioni di euro, ma rinvia il divieto sui servizi marittimi al petrolio russo in attesa di un accordo G7. Al summit di Cipro i leader discutono anche della crisi energetica legata a Hormuz e dell'adesione dell'Ucraina all'UE, con Zelensky che rifiuta qualsiasi forma di membership simbolica.
UE-Mercosur, allarme al Parlamento europeo: le quote rischiano di finire ai giganti dell'agribusiness
A una settimana dall'entrata in vigore provvisoria dell'accordo UE-Mercosur, prevista per il 1° maggio, una lettera circolante tra gli eurodeputati lancia l'allarme sulla gestione delle quote tariffarie. Il timore è che i grandi gruppi industriali sudamericani, in particolare brasiliani, possano accaparrarsi l'accesso preferenziale al mercato europeo grazie alla loro capacità finanziaria e alla gestione delle quote affidata ai Paesi esportatori. L'accordo prevede 99.000 tonnellate di manzo annue al 7,5% di dazio e 180.000 tonnellate di pollame a dazio zero. Tra i soggetti citati figura JBS, il colosso della carne brasiliana fortemente sussidiato da Brasilia. La lettera chiede alla Commissione di riportare il controllo delle quote esclusivamente in mani europee, o di introdurre clausole di revisione basate sulla concentrazione dei beneficiari.
Europa, salari reali in calo del 3% in cinque anni: il potere d'acquisto è diminuito
Tra il 2020 e il 2025 i salari lordi orari nell'UE crescono del 21,9%, da 21,5 a 26,2 euro, ma l'inflazione cumulata del 25,6% erode interamente il guadagno nominale. Il risultato è un calo del 3% dei salari reali, con il potere d'acquisto delle famiglie europee inferiore a quello di cinque anni fa. Le perdite più pesanti colpiscono le quattro grandi economie: Italia -9,2%, Spagna -5,9%, Francia -3,3%, Germania -3,2%. I guadagni reali si concentrano invece nell'Europa orientale, trainati dall'effetto di recupero: la Bulgaria guida con +37,4%, seguita da Serbia, Croazia e Lituania. Il divario salariale resta però enorme: da 10,5 euro l'ora in Bulgaria a 49,7 euro in Lussemburgo.
Eurozona, il settore privato torna in contrazione: PMI a 48,6, lo stagflazione si avvicina
Ad aprile il PMI composito dell'Eurozona crolla a 48,6 da 50,7, il livello più basso in 17 mesi, con i servizi al minimo dal 2021 (47,4). Il manifatturiero sale a 52,2, ma il rimbalzo riflette scorte difensive, non domanda reale. I costi di input crescono ai massimi da fine 2022, i prezzi finali ai massimi da tre anni: il segnale di stagflazione è sempre più netto. L'FMI taglia la crescita dell'Eurozona all'1,1% per il 2026, con la Germania che assorbe il taglio più pesante (-0,3 punti percentuali). Goldman Sachs avverte però che lo shock attuale è meno grave del 2022: il petrolio Brent viaggia a una media stimata di 83 dollari al barile contro i 99 del 2022, e il gas europeo è lontano dai picchi di allora. Bruxelles ha ancora 80 miliardi di euro del Recovery Fund non erogati, una leva che potrebbe essere riorientata verso infrastrutture energetiche.
BCE, Fed e Bank of England verso una pausa coordinata: la guerra detta la politica monetaria
Le tre principali banche centrali si preparano a tenere i tassi invariati la settimana prossima. La BCE affronta un dilemma da stagflazione: economia in rallentamento e inflazione in risalita, con Lagarde che ammette la difficoltà di leggere uno scenario segnato da "guerra, tregua, collasso dei negoziati e blocco navale". La Fed lascia i tassi al 3,5%-3,75% con l'inflazione americana al 3,3%, mentre le attese di tagli multipli nel 2026 sono ormai svanite. La Bank of England resta ferma al 3,75% con la stessa inflazione al 3,3%. Il mercato non guarda più alle decisioni in sé, ma al linguaggio dei comunicati: ogni segnale sulla durata della pausa vale più della decisione stessa. La guerra in Iran ha tolto alle banche centrali il lusso di pianificare.
Germania, la guerra azzera lo stimolo fiscale: crescita dimezzata, fiducia ai minimi e accise tagliate
La Germania è l'economia europea più colpita dalla guerra in Iran. Il PIL 2026 viene dimezzato dallo 0,5% rispetto all'1% iniziale, il 2027 rivisto al 0,9%, mentre l'FMI taglia ulteriormente le stime all'0,8%. L'indice ZEW crolla a -17,2 ad aprile, il minimo da dicembre 2022, con inflazione balzata al 2,8% dal 2,0% di febbraio. Il piano da 1.000 miliardi in difesa e infrastrutture, che doveva rilanciare l'economia, è stato neutralizzato dallo shock energetico prima ancora di dispiegarsi. Il governo Merz risponde con un taglio d'emergenza alle accise di 17 centesimi al litro per due mesi e un bonus aziendale fino a 1.000 euro, mentre i prezzi alla pompa superano i 2 euro al litro. L'Italia segue con crescita rivista al 0,6% e deficit al 2,9% del PIL. La debolezza è sistemica, non ciclica.
Regno Unito, la guerra colpisce su tutti i fronti: inflazione, deficit e prezzi in tensione
A marzo l'inflazione britannica sale al 3,3%, con carburanti e lubrificanti in rialzo dell'8,7% mensile. Il FMI rivede la crescita 2026 dall'1,3% allo 0,8%, la revisione più pesante tra le economie avanzate. Sul fronte fiscale il deficit scende al 4,3% del PIL, ma l'obiettivo OBR del 3,6% appare già fuori portata, con gli interessi sul debito saliti a 97,6 miliardi di sterline. Le imprese prevedono rincari dei prezzi al 3,8% ma frenano i salari al 3,4%: la spirale prezzi-salari non è ancora innescata, ma il rischio resta aperto. La Bank of England è ferma al 3,75%, con i mercati che prezzano uno o due rialzi entro fine anno.
RESTO DEL MONDO
Cina, export in frenata: la guerra pesa sulla domanda globale
A marzo le esportazioni cinesi crescono solo del 2,5% annuo in dollari, un brusco rallentamento rispetto al +22% dei due mesi precedenti. Le importazioni accelerano invece al +28%, il ritmo più alto dal 2021, riducendo il surplus commerciale a 51 miliardi di dollari contro i 103 di un anno fa. Le vendite verso gli Stati Uniti crollano del 26%, mentre il commercio con il Medio Oriente arretra per la guerra in Iran. Per Pechino il rischio è strutturale: con la domanda interna frenata dalla crisi immobiliare, l'export resta il principale motore di crescita, ma prezzi energetici più alti comprimono i margini delle imprese e riducono gli ordini globali.
Giappone, la BOJ resta ferma a 0,75%: la guerra complica il percorso di rialzo
La Bank of Japan mantiene i tassi allo 0,75%, prolungando una pausa che dura dal dicembre scorso. La guerra in Iran pone un doppio rischio: da un lato lo shock energetico frena crescita e consumi in un Paese che dipende fortemente dal Medio Oriente per il fabbisogno energetico, dall'altro alimenta un'inflazione che la BOJ non vuole ma non può facilmente controllare. Il rischio di stagflazione è reale. I mercati prezzano circa il 60% di probabilità di un rialzo a giugno, con il tasso neutrale stimato tra 1,1% e 2,5%, lasciando ancora margine di manovra. La priorità resta evitare che lo shock energetico si trasmetta in modo generalizzato su salari e prezzi.
Russia, ottavo taglio consecutivo: tassi al 14,5% mentre il resto del mondo stringe
La banca centrale russa taglia i tassi al 14,5% dal 15,5%, il minimo dal picco del 21% nel 2025, confermando una traiettoria opposta alla maggior parte delle banche centrali globali. Mosca beneficia dello shock energetico anziché subirlo: come grande esportatore di petrolio e gas, prezzi alti migliorano i conti pubblici. L'FMI rivede al rialzo la crescita russa 2026 all'1,1%. Il rischio principale resta un ritorno dell'inflazione, con il mercato del lavoro che inizia però a dare segnali di allentamento.
Turchia, tassi fermi al 37%: l'energia blocca i tagli
La banca centrale turca lascia il tasso repo al 37,0% per la seconda riunione consecutiva, sorprendendo i mercati che si aspettavano un taglio al 36,0%. Il freno è l'energia: i prezzi elevati legati alla guerra in Iran alimentano rischi al rialzo sull'inflazione, con gli indicatori di aprile già in lieve risalita. Gli analisti prevedono una ripresa dei tagli nel terzo trimestre, ma solo se lo shock energetico non si intensifica ulteriormente.
India, banca centrale in allerta: lo shock energetico rischia di diventare strutturale
Il governatore della Reserve Bank of India, Sanjay Malhotra, avverte che uno shock d'offerta può trasformarsi in inflazione generalizzata se gli effetti di secondo livello si propagano su salari e prezzi. L'esposizione dell'India è diretta: il Medio Oriente pesa per un sesto delle esportazioni, un quinto delle importazioni e metà delle forniture di greggio. La RBI resta in modalità attendista, con tassi invariati e massima flessibilità operativa.
Perù, il rischio più grande non è l'elezione: è chi guiderà la banca centrale
In un Paese che ha bruciato nove presidenti dal 2016, la vera ancora di stabilità è il governatore della banca centrale Julio Velarde, in carica da vent'anni e in scadenza a luglio. Sotto la sua guida, inflazione media al 3%, crescita al 4% annuo e il sol come valuta più stabile dell'America Latina. La sua uscita preoccupa investitori e agenzie di rating più di qualsiasi risultato elettorale.
Indonesia, tassi fermi al 4,75%: la rupia sotto pressione, i tagli si allontanano
Bank Indonesia lascia i tassi invariati per la settima riunione consecutiva, con priorità alla stabilizzazione della rupia in un contesto di forte volatilità energetica. I sussidi sui carburanti tengono finora sotto controllo l'inflazione, ma i rischi fiscali crescono: petrolio alto e sussidi in espansione minacciano il rispetto del target di deficit. I tagli attesi per quest'anno sono ormai fuori dal quadro base: tutto dipenderà dalla durata della guerra in Iran.
Filippine, banca centrale alza i tassi in via preventiva: ciclo di tagli chiuso
La Bangko Sentral ng Pilipinas alza il tasso di riferimento al 4,50% dal 4,25%, rompendo con la linea attendista della maggior parte delle banche centrali asiatiche. La mossa è preventiva: l'inflazione headline rischia di superare il tetto del 4,0% nel 2026 e nel 2027 per effetto del rincaro di energia e fertilizzanti legato alla guerra in Iran. Il governatore Remolona avverte che altri rialzi seguiranno: la fase di allentamento monetario è definitivamente chiusa.
PROSPETTIVE
Energia e banche centrali: la guerra in Iran detta il ritmo dell'economia globale
L'IEA definisce la guerra con l'Iran la più grave crisi energetica della storia: ad aprile nessuna spedizione è partita dal Medio Oriente, le perdite di offerta raggiungono 13 milioni di barili al giorno e i tempi di ripristino degli impianti colpiti arrivano a due anni. I prezzi del petrolio, avverte Birol, non riflettono ancora la reale gravità della situazione.
La settimana che si apre è la più densa dell'anno sul fronte monetario. Fed, BCE, Bank of England e Bank of Japan sono attese tutte ferme, ma i mercati non guardano alle decisioni: cercano segnali sulla durata della pausa e su quando lo shock energetico costringerà a rialzi.
Negli Stati Uniti la Fed resta al 3,50%-3,75%. L'attenzione si concentra sulla prima stima del PIL del primo trimestre, sui dati PCE di marzo e sull'indice del costo del lavoro. I mercati vedono più rischio di tagli che di rialzi, con il nodo Warsh ancora aperto.
In Europa la BCE è ferma al 2,15%, ma il mercato prezza il 72% di probabilità di almeno un rialzo nel 2026. Le stime flash di PIL e inflazione di aprile per le principali economie dell'Eurozona saranno i primi dati a fotografare l'impatto diretto della guerra. La Bank of England resta al 3,75%, con due rialzi da 25 punti base attesi entro fine anno.
In Asia la Bank of Japan conferma la pausa allo 0,75%, con il prossimo rialzo atteso a giugno con probabilità del 60%. In Cina i PMI di aprile sono l'indicatore chiave, con le attese orientate verso un ritorno sotto 50. In Australia i dati sull'inflazione del primo trimestre saranno determinanti per un possibile terzo rialzo della RBA a maggio.
Il filo conduttore resta uno: quanto durerà lo shock energetico e con quale velocità colpirà crescita e prezzi globali.
Stati Uniti:
White House Study Says DEI Hurts Productivity - WSJ
Crucial Home Selling Season Off to a Sour Start - WSJ
The Economy Is Growing, Jobs Aren’t. Why That Might Be OK. - WSJ
White House Fields Warnings About Iran War’s Economic Hit - WSJ
In Economic War, Chokepoints Beat Tariffs - WSJ
In a Slow Market, Some Houses Are Still Selling Fast - WSJ
What Everyone Got Wrong About Jobs and the Immigration Crackdown - WSJ
Why Gasoline Is So Much Cheaper in the U.S. Than Overseas - WSJ
Warsh Pledges Independence at Fed Hearing - WSJ
Fed chair nominee Warsh rejects 'Trump sock puppet' label at Senate hearing | Euronews
Justice Department Will End Probe of Jerome Powell, Opening Path for Kevin Warsh
Most Americans Think the Job Market Will Get Worse. Here’s Why That Matters. - WSJ
Europa:
Germany cuts fuel tax as oil prices surge on Iran blockade | Euronews
Germany halves GDP forecast from 1% to 0.5% due to Iran war fallout | Euronews
Fear of Shortages Boosts Global Factories, but Eurozone Activity Declines - WSJ
U.K. Inflation Jumps as Iran War Pushes Fuel Prices Higher - WSJ
German Financial Sentiment Hits Lowest Since 2022 on Energy Shock - WSJ
U.K. Budget Deficit Was Smallest Since Pandemic - WSJ
Iran war effects on Europe: Is a recession already unfolding? | Euronews
ECB interest rate dilemma: Eurozone growth stalls as Iran war fuels inflation | Euronews
BOE Survey Finds Inflation Expectations Rise, But Wage Outlook Cools - WSJ
Europe’s wage growth since 2020: Are Europeans better off? | Euronews
Mercosur: MEPs letter warns of concentration risk due to quota allocation system | Euronews
At first summit without Orbán, Zelenskyy rejects “symbolic” EU membership | Euronews
Resto del Mondo:
China’s Export Momentum Slows Amid Iran War - WSJ
Singapore Central Bank Tightens Policy as It Braces for Slower Growth, Higher Prices - WSJ
With 10 Presidents in 10 Years, Peru’s Real Leader Is Its Central Banker - WSJ
Philippine Central Bank Raises Rates as Mideast War Fuels Inflation Risks - WSJ
Turkey’s Central Bank Holds Rates as It Gauges Higher Energy Prices - WSJ
Indonesia’s Central Bank Holds as Middle East Risks Dim Outlook - WSJ
India’s Central Bank Warns of Persistent Inflation as Mideast Conflict Drags On - WSJ
Russia’s Central Bank Continues to Cut Rates - WSJ
Japan’s Central Bank Confronts Two-Way Risk Fueled by War in Middle East - WSJ
