La Settimana Economica | n. 16/2026

La settimana si chiude con la diatriba sullo Stretto di Hormuz: tra apertura e nuovo blocco si decide una parte della sorte dell’economia globale. I riflettori restano puntati lì, tra inflazione in aumento, carburanti sempre più cari e banche centrali che restano all’erta. Secondo i principali centri di analisi economica, il rischio più pericoloso resta quello dei colli di bottiglia strategici.

Negli Stati Uniti il punto chiave non è stato solo l’impatto iniziale della guerra in Iran, ma soprattutto il fattore tempo. Un conflitto più lungo rischia infatti di tenere alta l’inflazione, frenare la crescita e complicare la strategia della Fed. Il petrolio sopra 100 dollari, la benzina oltre 4 dollari e un’inflazione al 3,3% mostrano quanto rapidamente uno shock geopolitico possa trasmettersi all’economia reale. Intanto la banca centrale resta sotto pressione anche sul piano politico, mentre arrivano segnali di rallentamento da immobiliare, consumi e mercato del lavoro. Allo stesso tempo emerge un nuovo equilibrio: meno occupazione, più produttività.

In Europa torna al centro il tema della vulnerabilità energetica e industriale. La BCE mantiene una linea prudente, ma lo shock sul petrolio rischia di spingere l’inflazione più in alto e di colpire una crescita già fragile. L’Eurozona mostra ancora segnali deboli, con la produzione industriale che prova a stabilizzarsi ma resta esposta ai rincari energetici. Sul fronte commerciale cresce anche la pressione della Cina, con un deficit europeo sempre più ampio, mentre Bruxelles prova a difendere la siderurgia con dazi più severi. In questo quadro il gas azero resta strategico per l’Italia e la Germania tenta di contenere il caro energia con misure d’emergenza.

Nel resto del mondo i segnali sono contrastanti. La Cina cresce del 5% nel primo trimestre, ma mostra già un rallentamento dell’export, segnale che la debolezza della domanda globale inizia a pesare. Il Canada beneficia del rimbalzo del settore auto, ma resta esposto alle tensioni commerciali con Washington. La Norvegia invece incassa i vantaggi del boom petrolifero, con esportazioni di greggio in forte aumento. In Asia diverse banche centrali mantengono o irrigidiscono la linea monetaria per contenere il rischio inflazione, mentre in America Latina il caso del Perù ricorda quanto la credibilità delle banche centrali resti decisiva nei contesti più instabili.

INDICATORI MACROECONOMICI

Inflazione: 
Italia: +1,5%, dal precedente +1% ⬆
Eurozona: +2,5% dal precedente +1,9%. ⬆
Inghilterra: +3% dal precedente +3%
Stati Uniti: +3,3% dal precedente +2,4% ⬆

Disoccupazione: 
Italia: +5,1% dal precedente +5,5% ⬇
Eurozona: +6,2% dal precedente +6,1%⬆
Inghilterra: +5,2% dal precedente +5,2% 
Stati Uniti: +4,4% dal precedente +4,3% ⬆

    
Tassi d'interesse: 
Eurozona: 2,15%
Stati Uniti: 3,75-3,5%
Inghilterra: 3,75%

PIL: Q4 2025: 
Italia: 0,1%
Eurozona: +0,3%
Inghilterra: +0,1%
Stati Uniti: +1,4% 
 

MERCATI FINANZIARI

EUR/USD: 1,1775, +0,45%, +0,31%
DXY: 98,65, -1,57%, +0,37%

S&P500: 7.126,05, +4,54%, +3,60%
NASDAQ: 24.468,47, +6,84%, +4,20%
FTSE MIB: 48.026,94, +0,88%, +6,73%
STOXX 600: 614,84, +3,19%, +3,83%
DAX: 23.803,95, +1,52%, -2,80%
CAC 40: 8.259,60, +4,40%, +1,35%
IBEX 35: 18.180,90, +6,57%, +5,04%

US10Y: 4,25%, -7,1 bps, +6 bps
US02Y: 3,79%, +6 bps, +30,7 bps
US10Y–US02Y: 0,53%, -2 bps, -11,3 bps
IT10Y: 3,84%, +4 bps, +29,2 bps
Spread BTP–Bund: 69,540 bps, -9,27 bps, +9,03 bps

VIX: 17,72, -7,86%, +19,26%
BTC/USD: $77.410,00, +9,39%, -11,55%

FOCUS DELLA SETTIMANA 

 

STATI UNITI 

Iran, il fattore tempo che spaventa mercati e crescita

Per l’economia americana il punto decisivo non è tanto lo shock iniziale della guerra in Iran, quanto la sua durata. La Casa Bianca ha valutato scenari fino a 8 o 12 settimane, con il timore che un conflitto più lungo potesse alimentare rincari energetici, instabilità finanziaria e nuova inflazione. Il petrolio ha superato i 100 dollari al barile, la benzina è salita oltre i 4 dollari e l’inflazione USA ha toccato il 3,3%. Secondo Jamie Dimon, un’escalation prolungata rischia di trasmettersi a energia, materie prime e supply chain, con tassi più alti più a lungo.

Il conflitto ha anche mostrato che nella guerra economica i veri strumenti di pressione non sono sempre i dazi, ma i colli di bottiglia strategici. Le terre rare cinesi e lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, hanno un peso molto più immediato perché sono difficili da sostituire nel breve periodo e producono effetti asimmetrici.

Non a caso gli economisti hanno peggiorato le stime sul 2026. Il sondaggio del Wall Street Journal segnala una probabilità di recessione salita al 33%, inflazione core attesa al 2,9%, crescita del Pil ridotta al 2% e appena 38.000 nuovi posti di lavoro medi al mese tra secondo e terzo trimestre.

Fed sotto assedio tra politica, guerra e inflazione

Negli Stati Uniti cresce la pressione sulla Federal Reserve in un momento già complicato per l’economia. Donald Trump ha rilanciato lo scontro con Jerome Powell, confermando l’indagine del Dipartimento di Giustizia e minacciando di rimuoverlo se non lascerà la banca centrale alla fine del mandato da presidente. Lo scontro rischia di complicare anche il percorso di Kevin Warsh verso la guida della Fed, con il Senato frenato da tensioni politiche sempre più forti.

Sul piano economico, il Beige Book mostra un’America in attesa: la guerra in Medio Oriente ha spinto molte imprese a rinviare decisioni su assunzioniinvestimentiprezzi, mentre la domanda resta debole e sensibile ai rincari. Anche Christopher Waller, in passato favorevole a tagli dei tassi, ora frena: se il conflitto dovesse protrarsi e lo Stretto di Hormuz restasse sotto pressione, energia e materie prime potrebbero mantenere alta l’inflazione e impedire un allentamento monetario.

Un primo segnale arriva dai prezzi all’import, saliti a marzo dello 0,8% mensile e del 2,1% annuo. Il dato è stato trainato soprattutto dal petrolio, con importazioni energetiche a +9,4%, mentre i beni non petroliferi hanno segnato solo +0,1%. La Fed si trova così stretta tra tensione istituzionale e nuovo shock inflazionistico.

Via ai rimborsi sui dazi annullati dalla Corte Suprema

Da lunedì 20 aprile gli importatori americani potranno chiedere il rimborso di circa 166 miliardi di dollari di dazi riscossi illegalmente nell’ultimo anno e poi bocciati dalla Corte Suprema. In una prima fase il sistema doganale dovrebbe accettare richieste per circa 127 miliardi, con pagamenti previsti entro 60-90 giorni dall’approvazione. Restano però esclusi alcuni casi, come le importazioni liquidate da oltre 80 giorni. Il nodo ora è operativo: operatori e consulenti temono un’ondata di domande già dal primo giorno e possibili problemi tecnici nella piattaforma federale.

Più produttività, meno lavoro: il nuovo equilibrio 

Negli Stati Uniti la crescita dipende sempre più dalla produttività e meno dall’occupazione. Nel 2025 la produttività è aumentata del 2,1%, compensando il calo della forza lavoro, scesa di 554.000 unità in un anno tra invecchiamento e minore immigrazione. Questo aiuta a spiegare perché la disoccupazione resti stabile anche con soli 22.000 nuovi occupati medi al mese. Ma il quadro resta fragile. Ad aprile l’indice Empire State è salito a 11 da -0,2, segnalando un miglioramento della manifattura di New York. Allo stesso tempo però l’indice dei prezzi pagati è balzato a 61,6 da 43,1, indicando nuove pressioni inflazionistiche.

A New York il caro vita arriva fino ai portieri dei palazzi di lusso

La crisi del costo della vita a New York ha investito anche i portieri dei condomini di fascia alta. Dopo la minaccia di sciopero, è arrivato un accordo preliminare con aumenti salariali graduali di 4,50 dollari l’ora e pensioni migliori. Resta però il nodo di fondo: salari, affitti, assicurazioni e spese condominiali continuano a salire, mettendo sotto pressione sia i lavoratori sia i proprietari degli immobili.

Studio della Casa Bianca riaccende lo scontro sul DEI

Un nuovo studio della Casa Bianca sostiene che le politiche di diversity, equity and inclusion abbiano ridotto la produttività nei settori che le hanno adottate più intensamente. Secondo il report, nel 2023 la produttività sarebbe stata inferiore del 2,7% in questi comparti, con un costo stimato di 0,34% del Pil pari a circa 1.160 dollari per famiglia. Le conclusioni restano però controverse: gli autori non osservano direttamente l’adozione del DEI, ma la deducono da dati indiretti. Anche la letteratura favorevole al DEI, intanto, mostra risultati meno solidi del previsto.

Case in calo a marzo, parte male la stagione primaverile

Le vendite di case esistenti negli Stati Uniti sono scese del 3,6% a marzo a un ritmo annualizzato di 3,98 milioni, ben sotto le attese. Pesano prezzi ancora elevati, tassi sui mutui risaliti al 6,37% e forte incertezza economica. Il prezzo mediano resta in aumento a 408.800 dollari (+1,4% su base annua), mentre il mercato si allunga: un immobile resta in vendita 41 giorni contro 36 un anno fa.

 

EUROPA 

L’Europa commercia con la Cina, ma il deficit continua a crescere

L’Unione Europea fatica a contenere il crescente squilibrio commerciale con la Cina. Nel 2025 le esportazioni europee verso Pechino si sono fermate a 199,6 miliardi di euro, mentre le importazioni hanno raggiunto 559,4 miliardi, portando il deficit a 359,8 miliardi. Su base annua l’export UE è sceso del 6,5%, mentre l’import dalla Cina è salito del 6,4%. Bruxelles denuncia da tempo sussidi e sovraccapacità produttiva cinesi, ma gli Stati membri restano divisi sulla risposta. Il rischio è vedere crescere pressione competitiva, indebolimento industriale e tensioni occupazionali in Europa.

L’UE raddoppia i dazi sull’acciaio oltre quota per difendere il settore

L’Unione Europea ha approvato un nuovo piano per proteggere l’industria siderurgica dalla sovraccapacità globale e dall’ondata di importazioni a basso costo. La quota di acciaio importabile senza dazi sarà quasi dimezzata a 18,3 milioni di tonnellate annue, mentre sulle quantità eccedenti scatterà un dazio del 50%, il doppio rispetto a prima. Bruxelles punta anche a rafforzare la tracciabilità dell’origine dell’acciaio, imponendo maggiori dettagli produttivi agli esportatori. La misura, che potrebbe entrare in vigore dal 1° luglio, sostituirà il regime attuale e offre sollievo a un comparto europeo sotto forte pressione competitiva.

Lagarde: shock energetico tra scenario base e avverso per l’Eurozona

Christine Lagarde avverte che lo shock energetico legato alla guerra in Iran si colloca oggi tra lo scenario base e quello avverso delineati dalla BCE. Nello scenario avverso, l’inflazione dell’Eurozona salirebbe al 3,5% nel 2026, con crescita ridotta allo 0,6%. In quello severo, i prezzi arriverebbero al 4,4% e il Pil rallenterebbe allo 0,4%. La presidente della BCE ha ribadito che la politica monetaria resterà agiledipendente dai dati, senza indicare un percorso certo dei tassi. Intanto anche l’FMI ha tagliato le stime di crescita dell’area euro all’1,1%.

Eurozona tra inflazione energetica e crescita fragile

Nell’Eurozona tornano a salire i prezzi, ma la ripresa resta debole. A marzo l’inflazione è stata rivista al 2,6% annuo dal 2,5% preliminare, in forte aumento dall’1,9% di febbraio. A trainare il rialzo è soprattutto l’energia, con inflazione energetica al 5,1% dopo il -3,1% del mese precedente, mentre la componente core resta più contenuta al 2,3%. Il dato conferma l’impatto dello shock legato alla guerra in Iran e mette la BCE di fronte a un equilibrio delicato.

Per ora le banche centrali europee mantengono una linea prudente. BCEBank of England segnalano di essere pronte a intervenire solo se emergeranno effetti di secondo livello, come salari più alti e rincari più diffusi, evitando però strette premature.

Intanto il fronte reale manda segnali misti. A febbraio la produzione industriale dell’Eurozona è cresciuta dello 0,4%, meglio delle attese, dopo il -0,8% di gennaio. È un sollievo temporaneo, ma il rialzo dei costi energetici minaccia soprattutto i settori più energivori come auto, chimica e meccanica, lasciando il quadro complessivo ancora fragile.

Meloni verso Baku, il gas azero resta centrale nei rapporti con l’Italia

Giorgia Meloni dovrebbe visitare l’Azerbaigian tra maggio e giugno per rafforzare il dialogo politico ed economico con Baku. Al centro restano soprattutto i rapporti energetici: il gas azero trasportato tramite il TAP copre circa il 16% della domanda italiana e rappresenta un pilastro della diversificazione delle forniture. Dall’avvio operativo il gasdotto ha consegnato oltre 47,5 miliardi di metri cubi all’Italia e più di 57 miliardi all’Europa. Accanto all’energia, la cooperazione bilaterale si sta ampliando anche a difesa, aviazione e altri settori strategici.

Germania, accordo d’emergenza sul caro energia per salvare la coalizione

La coalizione tedesca ha trovato un’intesa su un pacchetto d’emergenza contro il caro carburanti, dopo forti tensioni interne. Il governo taglierà per due mesi la tassa sui carburanti di circa 17 centesimi al litro, affiancando la misura con strette antitrust e bonus aziendali fino a 1.000 euro. Berlino prova così a rispondere all’impennata dei prezzi energetici legata alla guerra in Iran e al blocco dello Stretto di Hormuz. L’accordo riduce per ora il rischio di crisi politica, ma le divisioni nella coalizione restano evidenti.

Regno Unito tra crescita fragile e rischio inflazione

L’economia britannica ha sorpreso in positivo a febbraio con un +0,5%, dopo il +0,1% di gennaio, ma il rimbalzo rischia di essere breve. La guerra in Iran ha spinto in alto i prezzi di petrolio e gas, aumentando la pressione su inflazione e consumi. L’FMI ha già tagliato la stima sul Pil UK 2026 allo 0,8%, mentre la Bank of England teme un’inflazione vicina al 4%. In questo quadro Huw Pill avverte: aspettare troppo prima di reagire potrebbe rendere più difficile riportare i prezzi sotto controllo.

Ungheria, i mercati premiano Magyar ma i nodi economici restano aperti

I mercati hanno accolto con entusiasmo la vittoria di Péter Magyar, spingendo in alto Borsa, fiorino e titoli di Stato, grazie alle attese di riforme, fondi UE sbloccati e maggiore credibilità europea. Ma il nuovo governo eredita un quadro fragile: crescita debole, deficit vicino al 6% del Pil, produttività bassa e forte dipendenza energetica. Il possibile arrivo di 17 miliardi di euro dall’UE può rilanciare investimenti e crescita, ma non basta da solo. Restano decisive la correzione dei conti pubblici, la riforma dello Stato e un cambio di modello verso PMI, innovazione e maggiore valore aggiunto interno.

La Norvegia incassa il boom del petrolio grazie allo shock energetico

A marzo le esportazioni petrolifere della Norvegia hanno toccato livelli record, spinte dal rialzo dei prezzi causato dalla guerra in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Il valore dell’export di greggio è salito a 57,4 miliardi di corone(+67,9% su base annua), mentre il prezzo medio del barile ha raggiunto 1.014 corone, il livello mensile più alto da settembre 2023. Per Oslo è un forte beneficio economico, che si aggiunge alla solidità del suo fondo sovrano, il più grande al mondo.

 

RESTO DEL MONDO 

Hormuz tra tregua fragile, mercati e nuova corsa al nucleare

Lo Stretto di Hormuz resta il vero centro della crisi economica globale. La tregua tra Stati UnitiIran ha ridotto la tensione immediata, ma non ha risolto il problema di fondo: Teheran promette un’apertura limitata, mentre Washington mantiene il blocco dei porti iraniani. Questo continua a pesare su un’economia iraniana già provata e lascia i Paesi del Golfo esposti in misura diversa: Arabia Saudita ed Emirati hanno rotte alternative, mentre QatarKuwaitBahrain restano più vulnerabili.

L’annuncio di una riapertura ha però avuto un impatto immediato sui mercati. In meno di due ore il WTI è sceso di oltre il 12% e il Brent del 10%, mentre Wall Street ha festeggiato con nuovi massimi di S&P 500Nasdaq. Gli investitori stanno scommettendo su una de-escalation più rapida e sul ritorno dei flussi energetici.

Intanto lo shock sta accelerando una tendenza più profonda: il ritorno del nucleare come risposta strategica alla fragilità delle forniture fossili. In AsiaAfrica molti Paesi stanno rafforzando o progettando nuovi impianti per ridurre la dipendenza energetica, anche se restano aperti i nodi su sicurezza, costi, tempi e gestione delle scorie.

Cina, crescita più forte ma export già sotto pressione

La Cina ha iniziato il 2026 con una crescita del 5% nel primo trimestre, in accelerazione dal 4,5% finale del 2025, trainata ancora una volta soprattutto dall’export. Ma proprio sul commercio estero arrivano i primi segnali di indebolimento: a marzo le esportazioni sono rallentate al +2,5% dopo il +22% di gennaio-febbraio, mostrando quanto la guerra in Medio Oriente stia già pesando sulla domanda globale. Per Pechino è un campanello d’allarme, anche perché la domanda interna resta fragile, con consumi moderati, prezzi delle case in calo e investimenti immobiliari ancora deboli.

Canada tra ripresa industriale, tensioni commerciali e inflazione

Il Canada ha aperto il 2026 con segnali di recupero grazie al rimbalzo dell’auto: a febbraio le vendite manifatturiere sono salite del 3,6% e il commercio all’ingrosso del 2%, sostenuti da un forte aumento di produzione ed export di veicoli. Ma il quadro resta fragile. Le tensioni con Washington sono tornate a salire dopo l’attacco del segretario al Commercio Howard Lutnick all’USMCA e al governo Carney, riaccendendo l’incertezza su commercio e investimenti. Sul fronte monetario, il governatore Tiff Macklem segnala un’inflazione in aumento ma ancora sotto il 3%, mantenendo la Bank of Canada prudente e concentrata soprattutto sulle aspettative di medio periodo.

Corea del Sud, Shin punta sulla stabilità dei prezzi

Il candidato alla guida della Bank of KoreaShin Hyun-song, ha indicato la stabilità dei prezzi come priorità in una fase segnata dall’incertezza legata al Medio Oriente. Shin prevede pressioni inflazionistiche in aumento per effetto del petrolio più caro e del won più debole, mentre la crescita dovrebbe rallentare. Pur riconoscendo i rischi, ha escluso per ora uno scenario di vera stagflazione e ha definito appropriata la linea di “pazienza strategica” seguita finora dalla banca centrale, che ha lasciato il tasso base fermo al 2,5%. Le prossime mosse dipenderanno soprattutto dall’evoluzione del conflitto e dall’impatto sulle forniture energetiche.

Singapore stringe la politica monetaria per il rischio inflazione

La banca centrale di Singapore ha inasprito la politica monetaria per la prima volta da oltre tre anni, temendo gli effetti della guerra in Medio Oriente su energia e prezzi importati. L’istituto prevede crescita più debole e inflazione tra 1,5% e 2,5%, sopra le stime precedenti. Pesano il blocco dello Stretto di Hormuz, i rincari delle materie prime e le pressioni sui costi per imprese e famiglie, già sostenute da un pacchetto pubblico da 778 milioni di dollari.

Perù, il vero test è il dopo Velarde alla banca centrale

In Perù l’incognita non è solo il prossimo presidente, ma il possibile addio di Julio Velarde, governatore della banca centrale da 20 anni. In un Paese segnato da instabilità politica, Velarde ha garantito inflazione bassa, crescita media del 4% e una valuta tra le più stabili dell’America Latina. Il suo eventuale ritiro preoccupa investitori e analisti, che vedono nell’autonomia della banca centrale il principale argine al caos politico.

 

PROSPETTIVE 

Dopo gli allarmi di IEAFMIBanca Mondiale, l’attenzione dei mercati si sposta ora sui dati che misureranno l’impatto concreto dello shock energetico causato dalla guerra in Iran. Il nodo principale resta lo Stretto di Hormuz: se la riapertura annunciata da Teheran reggerà, petrolio e aspettative sui tassi potrebbero stabilizzarsi. In caso contrario, tornerebbero pressioni su FX e obbligazioni.

Negli Stati Uniti saranno cruciali vendite al dettaglio, PMI e audizione di Kevin Warsh. In CanadaRegno UnitoGiapponeNuova Zelanda i dati sull’inflazione diranno quanto il rincaro energetico si stia trasferendo ai prezzi al consumo. Nell’Eurozona i PMI, lo ZEW e l’Ifo offriranno un primo test sulla tenuta dell’attività. Attese anche decisioni chiave in TurchiaIndonesiaFilippine, mentre in Cina i tassi dovrebbero restare fermi. Sarà una settimana importante per capire se lo shock resta temporaneo o sta già entrando nel cuore dell’economia globale.

Stati Uniti:

White House Study Says DEI Hurts Productivity - WSJ

Crucial Home Selling Season Off to a Sour Start - WSJ

The Economy Is Growing, Jobs Aren’t. Why That Might Be OK. - WSJ

White House Fields Warnings About Iran War’s Economic Hit - WSJ

In Economic War, Chokepoints Beat Tariffs - WSJ

Trump Threatens to Fire Powell if He Doesn’t Resign When Fed Chair Term Ends

The Cost of War: How Economists Predict the Economy Will Fare - WSJ

U.S. Import Prices Rise Less Than Expected in March - WSJ

Fed’s Beige Book Shows Iran War Has Economy on Edge - WSJ

New York Fed Survey Shows Manufacturing Expansion - WSJ

Trump’s Fed Chair Pick Kevin Warsh Is Caught in an Unprecedented Standoff - WSJ

The Week New York City’s Affordability Crisis Came to Park Avenue’s Doorstep - WSJ

What We Know—and Don’t Know—About the Tariff-Refund Process - WSJ

Fed’s Waller Says Prolonged Iran Conflict Could Block Path to Rate Cuts - WSJ

Europa:

'The largest energy security threat in history' is about to push oil prices further up, IEA warns | Euronews

Germany cuts fuel tax as oil prices surge on Iran blockade | Euronews

U.K. Economy Posted Faster-Than-Expected Growth Ahead of Energy-Price Shock - WSJ

Eurozone Industrial Production Rose Unexpectedly - WSJ

Eurozone Economy Caught Between Baseline and Adverse Scenarios, ECB’s Lagarde Says - WSJ

EU Agrees to Double Steel Tariffs - WSJ

Is the European Union reliant on trade with China? | Euronews

Norway’s crude oil exports up 68% in March due to Iran war | Euronews

Can Hungary's new government fix an economy in crisis? | Euronews

Eurozone Inflation for March Revised Higher on Sharper Energy Prices - WSJ

BOE’s Chief Economist Skeptical Of ‘Wait-and-See’ Response to Inflation Threats - WSJ

Europe’s Central Bankers Are in Washington, and Signaling Patience - WSJ

Rome and Caucasus poised to further discuss closer energy ties | Euronews

Resto del Mondo:

China’s Export Momentum Slows Amid Iran War - WSJ

Singapore Central Bank Tightens Policy as It Braces for Slower Growth, Higher Prices - WSJ 

With 10 Presidents in 10 Years, Peru’s Real Leader Is Its Central Banker - WSJ

China’s Economy Starts Year on Strong Footing, but Iran Risks Loom - WSJ

Canadian Factory, Wholesale Trade Lifted by Rebound in Auto Industry - WSJ

Bank of Korea Nominee Seen Prioritizing Price Stability - WSJ

As Economic Pressures Mount, Will Iran or the U.S. Blink First? - WSJ

Commerce Secretary Lutnick Says Trade Deal With Canada, Mexico Needs to Be ‘Reconsidered’ - WSJ

Bank of Canada to Track Longer-Term CPI Expectations For Guidance on Rates, Macklem Says - WSJ

Oil prices drop over 10% after Iran declares the Strait of Hormuz 'completely open' | Euronews

Iran war energy shock drives nuclear power plans in Asia and Africa | Euronews

Tag: Settimana Economicamercatimercati finanziariStati UnitiEuropaeuroCinaIran

La Settimana Economica

La rubrica settimanale a cura di Viktor Todorov che analizza le principali notizie economiche e l’andamento dei mercati finanziari.