BIAŁOWIEŻA: DA FORESTA PRIMORDIALE A CIMITERO A CIELO APERTO

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Estero

di Riccardo Isernia,

In Polonia, ai confini con la Bielorussia, si trova la foresta di Białowieża, una delle ultime foreste primordiali d’Europa e casa di oltre 20.000 specie. Ma da luogo incontaminato oggi Białowieża è diventata nota anche per essere attraversata da migliaia di profughi provenienti dai posti più disparati: oggi a Białowieża siriani, iracheni ed etiopi muoiono di fame, di sete e di freddo.

Di questa storia si è occupata la giornalista Emilia Smechowski, in un lungo reportage per il Die Zeit.

 

 

In Polonia, ai confini con la Bielorussia, si trova la foresta di Białowieża, una delle ultime foreste primordiali d’Europa e casa di oltre 20.000 specie. Ma da luogo incontaminato oggi Białowieża è diventata nota anche per essere attraversata da migliaia di profughi provenienti dai posti più disparati: oggi a Białowieża siriani, iracheni ed etiopi muoiono di fame, di sete e di freddo.

Di questa storia si è occupata la giornalista Emilia Smechowski, in un lungo reportage per il Die Zeit.

Il volto di Białowieża cambia nell’estate del 2021, quando le prime persone iniziano ad attraversare la Bielorussia e la Białowieża per raggiungere la Polonia. Cinque anni fa infatti il leader bielorusso Alexander Lukashenko, spesso definito “l’ultimo dittatore d’Europa”, allentò improvvisamente le restrizioni sui visti, attirando migliaia di persone dal Medio Oriente e dall’Africa interessate ad arrivare nell’Unione Europea dopo aver attraversato la Bielorussia. L’UE interpretò subito la mossa di Lukashenko come un attacco ibrido volto a destabilizzare l’Unione, oltre che come strumento di pressione contro le sanzioni occidentali decise nei confronti di Minsk.

Da quel momento la foresta di Białowieża è diventata teatro di vere e proprie tragedie umanitarie. Nella foresta non ci sono né tendopoli, né cliniche mobili, né distribuzioni di aiuti umanitari. E chi raggiunge il confine con la Polonia si trova davanti a una barriera militarizzata.

Il governo polacco infatti, guidato prima dal partito populista e di estrema destra PiS e oggi dal liberal-conservatore Donald Tusk, ha mantenuto negli anni un atteggiamento molto duro nei confronti di questa rotta migratoria, istituendo nella zona un’area militare soggetta a forti restrizioni, dove né le ONG né i giornalisti sono ammessi.

Per questo le persone desiderose di aiutare i migranti hanno cominciato a organizzarsi informalmente, formando piccoli gruppi spontanei con lo scopo di portare cibo, vestiti asciutti e medicine ai rifugiati nascosti nella foresta. Questa organizzazione informale causa però spesso anche problemi e discussioni tra gli stessi volontari, andando a compromettere le capacità di soccorso di questi gruppi.

Nell’ottobre 2021 la guardia di frontiera polacca registrò 14.800 tentativi di attraversamento del confine. Fu allora che Varsavia decise di rispondere alla politica di Lukashenko costruendo una recinzione militarizzata lungo il confine.

Ma da allora la situazione non ha fatto che peggiorare, tanto che il governo polacco vuole ora sostituire la recinzione con un muro alto 5,50 metri. Nel frattempo i controlli sono diventati sempre più serrati, con le forze polacche che impiegano costantemente droni, elicotteri, rilevatori di movimento e telecamere a visione notturna.

I rifugiati che vengono così individuati continuano a essere respinti, spesso violentemente. Alcuni migranti raccontano di aver tentato di attraversare il confine più di 30 volte. Questa militarizzazione progressiva dell’area ha sollevato le critiche anche di biologi e ambientalisti, che accusano il governo polacco di mettere in pericolo gli equilibri ambientali della Białowieża, ostacolando la migrazione naturale degli animali.

In particolare il Die Zeit ha raccontato la storia di Hanna, una rifugiata siriana a cui era stato promesso di raggiungere la Germania a bordo di una comoda navetta. Quella di Hanna è una storia comune tra i rifugiati della foresta di Białowieża. Tra l’80 e il 90% di loro infatti aspira ad arrivare in Germania.

Hanna racconta al Die Zeit di aver pagato in totale 70.000 dollari per la sua fuga dalla Siria. La rotta migratoria attraverso la Bielorussia è considerata dai profughi la più sicura per entrare nell’UE, ma è anche la più costosa, tanto che alcuni esperti di migrazione la chiamano “rotta premium”.

Negli ultimi cinque anni la “rotta premium” ha attirato 135.000 persone, provenienti principalmente dal Medio Oriente e dall’Africa.

Hanna è stata bloccata in Bielorussia per due anni. Tutti i suoi 11 tentativi di attraversamento del confine sono falliti. La sua storia è difficile da verificare, ma la donna racconta al Die Zeit di essersi rotta prima un braccio e poi una gamba durante i suoi tentativi di fuga. Riferisce inoltre di esser stata morsa da un cane della polizia polacca, dopo che un agente lo avrebbe aizzato violentemente contro di lei. La guardia di frontiera ha respinto le accuse, affermando che i pastori tedeschi al loro servizio agiscono solo a protezione degli agenti, reagendo esclusivamente davanti a persone aggressive.

Tuttavia, la storia di Hanna coincide con quella di molti altri rifugiati. Quasi tutti raccontano della presenza dei cani utilizzati dalle guardie di frontiera polacche, e di come dall’altra parte siano gli stessi funzionari bielorussi a condurre i rifugiati fino al confine, aiutandoli talvolta a scavalcare la recinzione con delle scale. I profughi si dicono così intrappolati in un pericoloso ping-pong tra le due parti, con i bielorussi che li spingono verso il confine, e i polacchi che li respingono con violenza.

Emilia Smechowski cita un’inchiesta del The Insider, quotidiano investigativo russo critico nei confronti del Cremlino, che ha pubblicato la testimonianza di una guardia di frontiera bielorussa secondo cui l'ordine di accompagnare i rifugiati fino ai confini dell'UE proviene direttamente dal governo di Lukashenko.

Sul fronte polacco invece diversi tribunali amministrativi hanno stabilito che i respingimenti dei migranti violano la Costituzione polacca, il diritto dell’Unione Europea e la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Nonostante ciò, nulla è cambiato nella politica di Varsavia.

Secondo Donald Tusk la sicurezza nazionale prevale sul rispetto del diritto dell’Unione Europea. Solo i minori non accompagnati, le donne incinte e i malati gravi possono sperare di ottenere asilo in Polonia, ma nella maggior parte dei casi anche le loro richieste vengono respinte. Nel frattempo l’Unione Europea ha scelto di far finta di nulla.

Nel maggio del 2024 la Polonia ha addirittura incriminato cinque persone appartenenti ai tanti gruppi di volontari che aiutano i rifugiati offrendo sostegno medico e umanitario. La procura polacca li ha accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, chiedendo fino a un anno e quattro mesi di carcere. Il processo si è però concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati.

Oltre ai morti, ad oggi centinaia di persone risultano ancora disperse tra gli alberi della Białowieża. Chi affonda in una delle tante paludi che caratterizzano la foresta è destinato a scomparire per sempre. La maggior parte delle vittime riposa nel cimitero del villaggio di Bohoniki, in tombe improvvisate segnate da una croce che reca spesso la stessa scritta: “N.N.” Nomen Nescio, nome sconosciuto.

Il dramma della foresta di Białowieża dura ormai da cinque anni. La solidarietà dei polacchi, inizialmente elevata, sta scemando. Sono sempre meno le persone interessate a ciò che accade alla frontiera. Tuttavia, gli occhi della stampa internazionale non si sono spenti, e giornalisti da tutto il mondo continuano a raggiungere la Białowieża.

Con l’arrivo al governo di Donald Tusk nel 2023, molti speravano in un cambiamento rispetto alla politica dura e repressiva dei suoi predecessori. Sotto la sua guida, le emittenti pubbliche sono tornate a trasmettere in modo libero e indipendente, e la Polonia è tornata ad essere un Paese fortemente europeista, in prima linea tra i sostenitori dell’Ucraina. Sul fronte delle politiche migratorie però Tusk non ha che inasprito le misure prese dai suoi predecessori.

L’invasione russa dell’Ucraina ha messo la Polonia in uno stato di forte apprensione. Droni russi attraversano costantemente lo spazio aereo del Paese, mentre Mosca e Minsk conducono notevoli esercitazioni militari nei pressi dei confini polacchi. Questo spinge Tusk ad affermare che la sicurezza della Polonia ha la precedenza su qualsiasi altra cosa, portando Varsavia a investire mezzo miliardo di euro nella costruzione di una barriera d’acciaio con filo spinato lungo la Białowieża.

Nonostante la “rotta premium” non venga più percorsa come un tempo, negli ultimi mesi le guardie di frontiera polacche hanno scoperto diversi tunnel e tentativi di attraversamento del muro al confine. Secondo l’organizzazione polacca “Hope and Humanity”, che mantiene i contatti con i rifugiati in Bielorussia, migliaia di profughi sarebbero ancora bloccati lì, principalmente donne e bambini.

Intervistato dal Die Zeit, Mateusz Krępa, ricercatore in politica migratoria europea presso l’Università di Varsavia, ha spiegato come Lukashenko stia cambiando strategia, allentando la pressione sui confini dell’UE per ottenere la rimozione delle sanzioni contro Minsk. Il dittatore bielorusso tuttavia resta in grado di far scattare nuovamente la pressione sui confini dell’Unione, quando lo ritiene necessario, manovrando così il dramma dei rifugiati della Białowieża a suo piacimento.

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