30 gennaio 1933: Hitler al potere (3/3)

Nella parte precedente abbiamo visto che tutto iniziò nel 1919. Nello stesso anno, a marzo, Mussolini fondava i Fasci di Combattimento in piazza San Sepolcro a Milano.

Foto di Kimsanxw / Pexel

Anche se alle elezioni italiane del 1919 il movimento del futuro Duce, presente solo nel collegio milanese, prese poco più di 4 mila voti, non ottenne nemmeno un seggio e le elezioni segnarono il trionfo dei socialisti (32%) e popolari (20%), Mussolini era già molto famoso. Aveva a sua disposizione un quotidiano (Il Popolo d’Italia, che arrivò a essere il terzo giornale più letto d’Italia) e soprattutto aveva contatti giusti e finanziamenti (il suo quotidiano l’aveva fondato grazie a finanziamenti stranieri), anche se ancora oscillava tra la sinistra e la destra.

Hitler invece all’epoca era un solitario frustrato che aveva una rabbia enorme contro coloro che riteneva gli avessero distrutto il periodo migliore della sua vita, quello della vita di trincea. Per lui i colpevoli, gli artefici della cosiddetta pugnalata nella schiena erano i marxisti e gli ebrei. Tornato a Monaco ma rimasto nell’esercito, dopo un breve corso di formazione politica venne infiltrato dall’esercito in una piccolissima formazione politica che nessuno considerava davvero importante: il DAP (Partito tedesco dei lavoratori), una quarantina di iscritti, che si riuniva nella birreria Sterneckerbräu.

Lì Hitler scopre forse il suo unico talento (a parte essere stato un soldato disciplinato e coraggioso), l’oratoria. Non ha una grande cultura, anche se legge molto, ma i suoi discorsi sono efficaci. Discorsi rozzi, pieni di luoghi comuni, odio per gli ebrei, ultranazionalismo, populismo, disprezzo per i politici corrotti che hanno firmato il trattato di Versailles e soprattutto complottismo, come evidenziato dall’ottimo libro di Richard J. Evans, Hitler e le teorie del complotto.

Una società fragile e spaventata come quella della repubblica di Weimar è un terreno fertile per le teorie complottiste. In particolare la tesi della pugnalata nella schiena, i Protocolli dei Savi di Sion, e il piano Kalergi (già, non si tratta di un complottismo nuovo inventato Fusaro e Byoblu e nemmeno dai neonazisti moderni). Il filosofo austriaco, ma di madre giapponese, conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, europeista ante litteram, nel 1922 fonda l’Unione Paneuropea (a cui aderiranno Einstein, Freud, Ortega y Gasset e Unamuno), scrive testi fondamentali e pone le fondamenta per quella che nel 1952 diventerà la CECA, cioè l’embrione della UE. Hitler, nei suoi discorsi lo definirà “il bastardo Kalergi”.

D’altronde i dittatori e gli aspiranti tali si basano su queste cose, basta pensare al “complotto demo-pluto-giudaico-massonico” dei fascisti, alle trame dell’imperialismo dei bolscevichi russi (diventate oscure forze della reazione in agguato, e dopo stato imperialista delle multinazionali).

Se tutto questo non vi sembra così lontano, avete ragione.

Esaltato dalla marcia su Roma di Mussolini, nel 1923 Hitler, Goering, Hess e le SA tentano il Putsch di Monaco. Ma Hitler non ha un re come Vittorio Emanuele III a spalleggiarlo, e non ha (ancora) l’appoggio dei grandi industriali. E finisce in prigione.

Come abbiamo visto però, il processo è un successo politico. Gli dà una insperata fama e gli da tempo per studiare una strategia per la conquista del potere, molto più lunga di quella mussoliniana, ma più adatta alla mentalità tedesca. Anche se userà la violenza e la propaganda, ha deciso di conquistare il potere attraverso le elezioni.
Ci metterà dieci anni, e non sarà facile.

Tutto il cammino di Hitler è stato, rispetto a quello del suo idolo italiano, molto più impervio.

Quando il DAP fu trasformato in NSDAP, cioè Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi, non sempre Hitler sembrò essere in grado di restarne alla guida. Nel 1921 ne era addirittura uscito ma era riuscito a riprenderne il comando velocemente. Nel 1922 era finito in prigione, ma quella volta ne era uscito subito, a differenza dell’anno seguente.

Nel 1924 il partito era stato sciolto a causa del Putsch di Monaco. Nel 1925 in Baviera e altri länder fu proibito a Hitler di tenere comizi. Nel 1926 il partito è dilaniato dai contrasti con Strasser. Ancora nel 1928, le elezioni legislative si rivelano deludenti: nonostante i finanziamenti, le violenze delle SA e le connivenze che Hitler sta costruendo sempre di più, il partito ottiene un misero 2.6%.

Ma nel 1929 il crollo della borsa di New York ha conseguenze catastrofiche anche per l’Europa. Soprattutto, gli USA interrompono i prestiti alla Germania. Tornano gli spettri della disoccupazione e della miseria che sembravano ormai un ricordo. Coburgo, sempre in Baviera, è la prima città in cui i nazisti ottengono la maggioranza alle elezioni comunali.

Nel 1930 Frick è il primo membro del NSDAP a diventare ministro (degli Interni) di uno stato tedesco, la Turingia. Il movimento inizia a espandersi oltre la Baviera. Nello stesso anno, a luglio, i pochi deputati nazisti del Reichstag si uniscono all’opposizione del governo di minoranza di Brüning. Il parlamento viene sciolto e le nuove elezioni segnano un primo trionfo per il partito di Hitler. La strada verso il potere si avvicina e il resto è noto, come abbiamo evidenziato nella prima parte.

Resta un dubbio. La volontà di cambiare dei tedeschi, la ricerca di una soluzione facile in un periodo di estrema crisi e soprattutto la ricerca di un potere personale come risposta all’apparente incapacità (storicamente infondata ma all’epoca percepita) del potere impersonale dei politici liberali e socialisti della repubblica di Weimar, il potere personale di un uomo apparentemente banale, che aveva soltanto la testardaggine dei fanatici e una abile oratoria bastano a spiegare la follia di una buona parte di un popolo come quello tedesco, tra i più colti e sviluppati del mondo (una parte, ricordiamolo: abbiamo visto che ancora nelle elezioni del 1932 socialdemocratici, comunisti e centristi avevano oltre cento deputati più dei nazisti e soprattutto che un milione di tedeschi non ebrei fu internato nei campi di concentramento, soprattutto a Dachau)?

Il dubbio, o meglio l’enigma, come da traduzione italiana dell’opera di Kershaw, è qualcosa su cui ogni persona dovrebbe riflettere. Anche, o forse soprattutto, in questi tempi.

Indietro
  • Condividi