Le sfide interne e gli sconvolgimenti internazionali hanno messo pressione affinché i partiti usciti vincitori dalle ultime elezioni formassero rapidamente un governo e riprendessero il controllo di una situazione politica che sembrava fuori controllo. Ma non è una sfida che riguarda solo la Germania. L’Europa intera dipende dalla solidità degli accordi che l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), assieme alla sua costola bavarese CSU, ha stretto con il Partito Social-Democratico (SPD).
Ricapitoliamo brevemente le vicende degli ultimi mesi. Dopo l’implosione della cosiddetta coalizione semaforo - composta dai Verdi, i Liberali e la SPD - la Germania si è avviata, fatto più unico che raro, verso elezioni anticipate. Il 23 febbraio 2025, i tedeschi si sono recati alle urne e il loro voto ha fotografato un netto cambio di scenario rispetto al Bundestag precedente. I partiti della vecchia coalizione di governo sono stati tutti bocciati dagli elettori: la SPD del Cancelliere Olaf Scholz ha perso il 9,3% dei consensi, i Verdi il 3% mentre i Liberali dell’ex Ministro delle finanze Christian Lindner non hanno neppure superato la soglia di sbarramento. Se è vero che attraverso il voto i cittadini lanciano dei messaggi chiari, allora occorre riconoscere una evidente insoddisfazione verso i partiti che hanno portato all’attuale instabilità e verso il rigorismo fiscale dei liberali.
I veri vincitori della tornata elettorale sono la CDU/CSU con un bottino del 28,6% dei voti, tallonati al secondo posto dall’estrema destra di Alternative für Deutschland (Afd), che ha raggiunto lo storico risultato del 20,8% (1) .
Queste sono le premesse che hanno portato il leader della CDU Friedrich Merz a intavolare delle trattative con CSU e SPD per raggiungere un accordo di governo. Il cordone sanitario invocato per escludere gli estremisti di Afd ha reso infatti l’accordo tra questi due partiti (la CSU è considerata il partito gemello della CDU in Baviera e non propriamente una forza a sé stante) inevitabile. Coalizzandosi, i due schieramenti hanno la maggioranza nel Bundestag, anche se non ampissima, mentre un accordo a due dovrebbe garantire più stabilità rispetto alla formazione tripartita precedente.
La consapevolezza dell’urgenza del momento ha permesso di bruciare le tappe. I negoziati condotti a porte chiuse hanno prodotto un accordo, intitolato “Responsabilità per la Germania”, dopo soli 45 giorni dalla chiusura delle urne, un record per gli standard tedeschi dove i negoziati possono andare avanti anche per mesi. Nel 2013, quando l’Europa era ancora alle prese con gli strascichi della crisi del debito sovrano, i partiti impiegarono 86 giorni per darsi un Governo. Nel 2017 ce ne vollero 171 (2).
L’accordo di Governo
Ma quali sono i punti salienti dell’accordo che le segreterie dei partiti hanno avallato e che costituirà la base dell’azione di governo? Innanzitutto, l’accordo si apre con un preambolo nel quale viene riconosciuta l’eccezionalità storica del periodo che la Germania sta vivendo: “La Germania si trova ad affrontare sfide storiche” (3) .
Le tematiche trattate all’interno dell’accordo sono diverse, ma tre sono quelle centrali sulle quali si giocherà con ogni probabilità il futuro della Germania. La prima è l’immigrazione, vero tasto dolente della politica interna tedesca che negli anni ha determinato una emorragia di voti dai partiti di governo soprattutto verso l’estrema destra. Leggendo l’accordo di governo sembra essere lontana l’era dell’apertura dei confini e dell’accoglienza promossa in passato da Angela Merkel. L’accordo prevede la cessazione dei programmi federali di accoglienza volontari, la sospensione per due anni del ricongiungimento familiare per i beneficiari di protezione sussidiaria, la conclusione di nuovi accordi con Paesi terzi per il controllo dell’immigrazione legale e il rimpatrio, il mantenimento dei controlli alle frontiere tedesche e l’ampliamento della lista dei Paesi considerati sicuri. Per rafforzare la coesione sociale il documento segnala altresì che
“in futuro dovrà valere quanto segue: in caso di reati gravi, la condanna a una pena detentiva comporta l'espulsione d'ufficio. Ciò vale in particolare per i reati contro la vita e l'incolumità fisica, contro l'autodeterminazione sessuale, per l'istigazione all'odio razziale, per i reati di matrice antisemita, nonché per la resistenza e l'aggressione nei confronti di pubblici ufficiali. Stiamo valutando la necessità di modificare la normativa in materia di espulsione anche in caso di incitamento pubblico all'abolizione dell'ordine liberale democratico (4) .”
Il secondo punto di attenzione riguarda la politica energetica. Dopo anni di dipendenza dal gas russo a basso costo, le nuove dinamiche geopolitiche hanno mutato il quadro e gli alti costi dell’energia hanno rappresentato un freno alla crescita in un Paese che è la prima manifattura d’Europa e ospita moltissime imprese energivore. L’accordo evidenzia come prioritario agire in sede europea al fine di creare un’unione europea dell’energia con un'infrastruttura transfrontaliera efficiente e l'eliminazione degli ostacoli in materia di aiuti di Stato. Per dare ossigeno ad imprese e consumatori, i futuri partiti di governo si stanno accordando per alleggerire il carico fiscale di almeno 5 centesimi per kWh, dimezzare gli oneri per la rete di trasmissione e azzerare il contributo per lo stoccaggio di gas. Mantenendo invariati gli obiettivi climatici, si prevede di puntare su accordi di fornitura di gas a lungo termine diversificati e convenienti con i partner internazionali. Su quest’ultimo punto è possibile leggere tra le righe la volontà di diversificare l’approvvigionamento energetico ed evitare l’eccessiva dipendenza da un singolo fornitore, come successo in passato nel caso del gas russo.
Il terzo e ultimo punto cruciale dell’accordo riguarda la politica estera e di difesa, sia per ritrovare il ruolo di leadership da sempre ricoperto dalla Germania in Europa e sia per operare un cambio di rotta nella military preparedness ora che gli Stati Uniti non sono più propensi a garantire protezione. L’argomento è particolarmente sensibile in Germania, dove il riarmo tende sempre a far riaffiorare gli antichi fantasmi del militarismo, sopiti ormai da più di 70 anni. Non è un caso che la NATO fu creata, come diceva l’adagio, per tenere “gli americani dentro, i russi fuori e i tedeschi giù” (5) . L’accordo segna una svolta cruciale anche in questo ambito, laddove afferma che “creeremo tutte le condizioni necessarie affinché la Bundeswehr possa svolgere senza limitazioni il compito di difesa nazionale e dell'alleanza. Il nostro obiettivo è che la Bundeswehr dia un contributo fondamentale alle capacità di deterrenza e di difesa della NATO e che diventi un modello di riferimento per i nostri alleati”. Si prevede pertanto un investimento massiccio per diventare protagonisti attivi delle politiche di difesa e non più recipienti passivi della protezione americana.
Tra le politiche che i tre partiti segnalano di voler intraprendere c’è l’accelerazione dei meccanismi della Politica estera e di difesa comune (PESC) attraverso più decisioni da prendere a maggioranza qualificata e il rafforzamento della cooperazione UE-NATO. Il supporto all’Ucraina viene ribadito e confermato con vigore, così come lo sviluppo di una strategia comune per una pace autentica e sostenibile in cui l'Ucraina agisca da una posizione di forza e su un piano di parità, con garanzie di sicurezza materiali. Posizione invariata anche sul Medio Oriente, dove al riconoscimento dello Stato di Israele e alla condanna dell’attacco terroristico del 7 ottobre 2023 si affianca la preoccupazione per la crisi umanitaria in Palestina, per la quale si auspica una soluzione negoziata a due Stati. Ma l’aspetto probabilmente più dirimente è quello in cui i due schieramenti parlano di spese militari e potenziamento della Bundeswehr:
“La spesa per la nostra difesa deve aumentare in modo significativo e rigoroso entro la fine della legislatura. Il livello di spesa per la difesa si basa sugli obiettivi di capacità concordati in ambito NATO. Il ciclo di una legislatura è sempre troppo breve per l'attuazione di progetti di approvvigionamento e di armamento di vasta portata. Stiamo quindi cercando di introdurre un piano pluriennale di investimenti per la capacità di difesa che, in accordo con il Bundestag tedesco, garantisca una sicurezza di pianificazione finanziaria a lungo termine per soddisfare le esigenze della Bundeswehr e i suoi impegni con la NATO e i suoi requisiti di capacità.” (6)
In generale, si tratta di un programma in cui si combinano elementi di mediazione tra i due schieramenti. Tuttavia, alcuni punti indigesti per le due fazioni e la leadership polarizzante di Merz hanno provocato dei mal di pancia negli schieramenti di governo, che spiegano la battuta d’arresto del Cancelliere, che alla prima tornata di votazioni non è riuscito a ottenere la maggioranza nel Bundestag, fatto unico nella storia tedesca. In particolare, alcuni membri frugali della CDU si sarebbero allarmati per l’eccessivo allentamento alle regole sull’indebitamento contenuto nell’accordo, mentre dall’altra parte i membri della SPD non avrebbero gradito le posizioni più rigide e conservatrici di Merz, e non avrebbero dimenticato il suo ammiccamento in campagna elettorale verso gli estremisti di Afd per quanto riguarda il tema della migrazione (7) .
È assai probabile che i franchi tiratori del primo scrutinio abbiano voluto lanciare un monito molto forte all’indirizzo del neo Cancelliere e mostrargli che la loro fiducia è condizionata e nulla è immutabile. Il fatto che al secondo turno e nella stessa giornata Merz abbia superato il voto di fiducia lascia presagire che non si trattasse di una vera e propria bocciatura del nuovo esecutivo ma semplicemente di un poco velato avvertimento e di un “bagno di realtà”.
Il nuovo corso di Friedrich Merz
Fibrillazioni a parte, Merz è pronto a guidare la Germania e l’accordo visionato e sottoscritto da tutti e tre i partiti sarà al centro dell’azione di governo. Come è noto, non è la prima volta che in Germania si forma una “Grosse Koalition” tra CDU-CSU e SPD. La maggior parte dei governi di Angela Merkel si ressero grazie al supporto dei socialdemocratici ma la futura grande coalizione si troverà ad operare in un contesto completamente mutato.
Non solo l’ordine internazionale è oggi minacciato da conflitti e sfide prima impensabili, ma lo stesso tessuto economico tedesco si trova in profonda crisi. Il modello di sviluppo che aveva fatto la fortuna della Germania negli ultimi venti anni, basato sul basso costo dell’energia proveniente dalla Russia e la penetrazione dei mercati esteri, soprattutto americano e cinese, non funziona più. L’economia tedesca ha visto una contrazione del PIL negli ultimi due anni, la produzione industriale rimane in calo e l’indice di fiducia degli investitori continua a segnalare un generale pessimismo (9) . Per questo la nuova coalizione dovrà introdurre una svolta epocale e strutturale. A guidare questi cambiamenti, e ad archiviare l’era di Angela Merkel, sarà il futuro cancelliere Friedrich Merz, non a caso storico rivale della Merkel all’interno del partito.
Per lungo tempo Merz è stato considerato la nemesi di Merkel nella politica tedesca. Entrambe figure di spicco della CDU, i due non potrebbero essere più distanti. Merz viene dalla Germania Occidentale, una regione chiamata Sauerland, ed è avvocato di professione. Merkel, sebbene nata ad Amburgo, si trasferì dopo pochissimi mesi in Germania Orientale dove crebbe diventando una scienziata e ottenendo un dottorato in fisica. Angela Merkel ebbe le sue prime esperienze politiche come membro del movimento giovanile socialista Libera Gioventù Tedesca, ma mosse realmente i primi passi in politica solo al crollo del muro di Berlino, entrando a far parte del partito “Demokratischer Aufbruch” (Risveglio Democratico), che poi confluirà all’interno della CDU. Da lì in poi, la carriera di Merkel fu in ascesa, scalando i ranghi del partito e divenendo la prima donna Cancelliera di Germania.
Dall’altra parte, background giuridico anziché scientifico, Friedrich Merz entra per la prima volta al Bundestag nel 1994 nelle fila della CDU ma la sua ascesa viene ostacolata proprio da Merkel, che lo spinge ai lati fino a fargli prendere la decisione di lasciare la politica (10) . L'abbandono della politica ha coinciso con la sua ascesa nel settore privato. Tornato ai propri uffici di avvocato, dal 2005 al 2021 ha fatto parte di uno studio legale internazionale e ha ricoperto posizioni di rilievo nei consigli di sorveglianza e amministrazione. Dal 2016 al 2020 è stato presidente del consiglio di sorveglianza di BlackRock, il più grande asset manager al mondo, in Germania (11). Non appena terminata l’era Merkel, Merz è riapparso sulla scena pubblica, pronto a conquistare la leadership del partito.
Forse anche a causa delle profonde differenze tra di loro, è sempre esistita una sorta di rivalità interna tra i due, confermata anche nel recente racconto autobiografico di Merkel dal titolo “Libertà”, nel quale lei stessa scrive: “Ma c’era un problema fin dall’inizio: entrambi volevamo essere il capo”. Per questo Merz è forse il personaggio più indicato a rompere con la tradizione merkeliana e imprimere una reale svolta alla politica tedesca. Quello che è certo è che le sue posizioni su alcuni temi sono molto più conservatrici rispetto a quelle di Merkel. Non solo mantiene da anni una posizione molto rigida in materia di immigrazione, ma nel passato si è anche distinto per aver votato contro le leggi sull’aborto. È favorevole inoltre all’impiego dell’energia nucleare (12) , protestando contro lo smantellamento delle centrali tedesche voluto proprio da Angela Merkel in seguito al disastro di Fukushima.
È da vedere quello che effettivamente questa nuova coalizione sarà in grado di fare. Certo è che Merz, ancor prima di essere ufficialmente nominato Cancelliere, è già riuscito in una prima impresa titanica in un Paese come la Germania.
Il primo capolavoro politico, che fa capire la profonda trasformazione che si vuole imprimere alla Germania, è infatti lo stop al freno del debito, mantra assoluto della politica tedesca, addirittura inciso nella Costituzione proprio dall’allora Cancelliera Merkel. Le due camere del Parlamento tedesco hanno approvato a maggioranza di due terzi un pacchetto di misure che esentano le spese per difesa dalle regole del debito e costituiscono un fondo da €500 miliardi per potenziare le infrastrutture. In breve, la riforma vuole che le spese in difesa superiori all’1% del PIL non siano soggette alle ferree regole sul debito, spianando la strada al massiccio aumento delle spese militari che Merz vede come prioritario, soprattutto in seguito ai comportamenti incerti della nuova amministrazione americana. Queste misure consentiranno a Merz di disporre di centinaia di miliardi di euro aggiuntivi da utilizzare nel corso del suo cancellierato (13) .
Si tratta di una riforma figlia di questi tempi, che anche altre formazioni politiche non hanno fatto fatica ad accettare. Ne è testimonianza anche il fatto che la stessa Angela Merkel, durante il suo ritorno sotto i riflettori per la presentazione del suo libro, ha ammesso che l’obbligo del pareggio di bilancio va oggi riformato “in modo che sia possibile assumere un debito più alto per gli investimenti futuri” (14) . Il nuovo corso in Germania è iniziato ancor prima dell’avvicendamento al governo e Friedrich Merz sembra intenzionato a fare tutto il necessario per recuperare il terreno perso e ridiventare un punto di riferimento per l’Europa, consapevole del momento spartiacque che il nostro continente sta vivendo. I riflettori sono ora puntati sull’accordo tra CDU-CSU e SPD e sulla capacità da parte del nuovo Cancelliere di attuarli e tenere fede a quelle promesse di profondo cambiamento. La prima prova del Bundestag l’ha superata zoppicando, occorre ora riprendere a correre veloce.
German election results explained in graphics - Deutsche Welle
Germania, accordo tra CDU-CSU e SPD sul programma di Governo - Il Sole 24 Ore
Verantwortung fur Deutschland. Koalitionsvertrag zwischen CDU, CSU und SPD
La Germania e il grande riarmo: “Serve capacità di deterrenza” - Corriere della Sera
Who is to blame for Merz’s ballot fiasco? - Euractiv
La locomotiva d’Europa s’è fermata - lavoce.info
Germania, Angela Merkel compie 70 anni: una vita dedicata alla politica - Euronews
Who is Friedrich Merz, the man set to be the next German chancellor? - AP
Who is Friedrich Merz, Germany’s likely next chancellor? - Deutsche Welle
Germany votes for historic boost to defence spending - BBC
Merkel nelle Memorie a favore della riforma sul freno al debito - Ansa

