Non a caso è stata presentata una raccolta firme per avviare l’iter parlamentare necessario all’approvazione di una legge contro la geoingegneria, in questo caso dipinta come un misterioso pericolo che incombe su tutti noi. A dire il vero, si tratta di un termine che viene spesso usato per evocare tutte le paure che la scienza, nella sua complessità che talvolta ci appare magica ed impossibile, suscita nel cuore degli esseri umani. Il primo istinto è sempre quello di partire all’attacco con divieti imposti per legge, con grande solennità e altrettanto sprezzo del ridicolo. Ogni giorno, nei nostri trafficati cieli, vediamo i segni del passaggio dei velivoli commerciali: sono le famose condensation trails, le scie di condensazione. Talvolta ci appaiono meravigliose, come solo le nuvole illuminate dal sole al tramonto o all’alba sanno essere [1].
La formazione di queste scie è studiata attentamente, secondo criteri determinati scientificamente, e si spiega attraverso l’aumento del tasso di umidità dell’aria dovuto agli scarichi dei motori aeronautici – gas caldissimi e ricchi di acqua – che si rimescolano violentemente con l’atmosfera circostante, caratterizzata invece da temperature molto basse alle quote di crociera tipiche. La fisica della loro evoluzione è governata da leggi note sin dagli anni quaranta del ’900, come quella di Schmidt-Appleman, che sono anche relativamente semplici da spiegare nella pratica [2]. In questo articolo si desidera, da una parte, accogliere con un caldo abbraccio le persone affrante e scosse dalla paura di questo presunto mostro alieno delle scienze del volo; dall’altra, fare chiarezza sulle questioni che vengono portate sul tavolo del dibattito pubblico in maniera distorta, disonesta e scorretta. E allora apriamoci alla conoscenza, liberiamoci dalle paure e, soltanto dopo aver preso un bel respiro profondo, decidiamo da che parte stare, preferibilmente lontani dal pensiero magico!
Buona lettura.
Il complotto
Ma in cosa consiste la teoria delle scie chimiche? Da dove nasce questa paura di essere “geoingegnerizzati”? Proviamo a fare rapidamente il punto: la United States Air Force (USAF) specula da molto tempo sulla possibilità, tecnicamente piuttosto complessa da realizzare, di controllare localmente l’evoluzione del meteo. Questi studi sono consultabili in report liberamente scaricabili, e leggendoli ci si accorge che si tratta di esercizi di tipo accademico, non di una discussione sulla realizzazione concreta di “armi meteorologiche” [3]; ad essi si sono poi affiancati tentativi concreti di applicare tali conoscenze teoriche per influenzare il meteo, sempre su scala locale. Nel tempo sono stati condotti molti esperimenti sul concetto di cloud-seeding [4], con risultati abbastanza dubbi. La comunità scientifica li ha derubricati, con ampio consenso, a procedure poco convenienti. La loro efficacia, quando e se misurabile, appare pressoché nulla se confrontata con le risorse messe in campo, e spesso non può nemmeno essere correlata ad eventuali precipitazioni dei giorni successivi, per il semplice fatto che sulla Terra l’atmosfera non è in quiete, ma si trova in un sistema fisico che ruota e si rimescola di conseguenza. Le precipitazioni e la genesi delle nuvole avvengono indipendentemente dal fatto che si spruzzino o meno dei nuclei —dei “semi”, per tradurre letteralmente—capaci di far condensare il vapore acqueo in minuscole goccioline che, accumulandosi in una certa zona dell’atmosfera, finiscono per formare le nuvole. Ecco dunque la sorprendente, straordinaria e lapalissiana verità: studi riguardanti la geoingegneria e il cloud-seeding esistono davvero, e sono stati condotti anche con mezzi e sforzi scientifici ingenti, allo scopo di modificare localmente il meteo [5, 6]. Ma ecco il salto logico: questi studi, necessari ad espandere la nostra comprensione del comportamento locale della nostra atmosfera, non possono in alcun modo arrivare a permettere cambiamenti su grande scala, temporali e spaziali, del clima terrestre. In molti casi, anzi, questi esperimenti non sono nemmeno riusciti a cambiare significativamente le precipitazioni nella zona in cui sono stati condotti. La distorsione delle attività scientifiche condotte dall’uomo, probabilmente alimentata dalla paura e dalla mancanza di cultura scientifica, ci porta a credere in superpoteri occulti e nelle grandi organizzazioni segrete che ordiscono trame sotterranee, mentre noi vivremmo ignari le nostre vite. Questo modo di ragionare ci distoglie da un punto fondamentale, su cui ci concentreremo più avanti in questo articolo: sappiamo che l’aviazione civile, che tanto aiuta gli esseri umani a spostarsi rapidamente da un punto all’altro del mondo, ha impatti significativi sul clima terrestre, per via dell’aumento significativo del numero dei voli (nonostante il progresso tecnologico che nel tempo ha ridotto emissioni e consumi) Ma questo non è un complotto: le persone vogliono potersi spostare rapidamente e le compagnie aeree offrono dei servizi per rispondere a questa domanda. Ma allora questo DDL “Cieli Blu”?
L’iniziativa Cieli Blu e la raccolta firme
Questo disegno di legge, come spiega la pagina web che pubblicizza l’iniziativa [7], è volto a vietare la manipolazione del meteo e del clima, cioè la geoingegneria e le scie chimiche, citando tutta una serie di convenzioni internazionali, risoluzioni delle Nazioni Unite ed accordi quadro globali su clima e tutela degli habitat naturali. Alla voce “Scopi” si legge: per vietare la modificazione artificiale delle condizioni meteorologiche all’interno dello spazio aereo italiano. Si prospettano tempi duri per i membri dell’Aeronautica Militare Italiana, che dovrebbero impedire che il cloud-seeding effettuato dagli Stati confinanti con l’Italia, o che si affacciano sul Mediterraneo, possa contaminare la preziosa eccezionalità del meteo italiano. In altre parole, che ognuno si occupi del meteo di casa propria: sarebbe meglio per tutti. Si parla, inoltre, di sanzionare chi effettui consapevolmente modifiche meteorologiche nel territorio italiano, sia penalmente che civilmente. Chissà quanto potranno arrivare a costare gli accertamenti necessari a chiarire, davanti a un giudice che esamini una denuncia per modifica meteorologica illegale, se la modifica in questione fosse effettivamente consapevole ed effettuata con intento malevolo, magari per rovinare il meteo su qualche stabilimento balneare concorrente. Fino al 16 ottobre 2026 è possibile firmare, sia online sia in 7894 comuni d’Italia, e molto probabilmente l’iniziativa raccoglierà tutte le firme necessarie per poter intraprendere il proprio iter parlamentare. Ciò che stupisce è la diffusione, nell’opinione pubblica italiana, di teorie del complotto così numerose e così varie da lasciare davvero perplessi sulla comprensione di un problema che, per quanto reale, di certo non può essere il frutto di azioni programmate e deliberate, ordite in gran segreto e celate alla conoscenza pubblica. Basti solo pensare al sistema economico gigantesco che ruota intorno al trasporto aereo civile e commerciale: quanti soggetti industriali dobbiamo ritenere compromessi nel complotto per modificare ed avvelenare l’atmosfera terrestre? Sono coinvolti anche i costruttori come Boeing, Airbus, Bombardier, e Embraer? Inseriscono forse dispositivi nascosti nelle ali dei loro velivoli per spargere metalli ed altri elementi chimici ad alta quota? E come la mettiamo con gli enti regolatori come FAA ed EASA? Il loro personale è altrettanto connivente e fa finta di non vedere durante le fasi di certificazione dei velivoli? E tutto il personale degli aeroporti di tutto il mondo? Quando ispezionano i velivoli a terra o li riforniscono, non si sono mai accorti di nulla e sono quindi incompetenti che fingono di lavorare, o sono complici? E i piloti sono altrettanto incapaci o complici? In tutto il mondo? Detta così, suona quantomeno improbabile . C’è qualcosa di serio che valga davvero la pena di discutere in questo contesto quantomeno sospetto? Di cosa stiamo parlando, in realtà?
Il problema
Per il momento, focalizziamoci sul mondo dell’aviazione e del trasporto aereo civile. Sappiamo che i velivoli oggi disponibili consumano notevoli quantità di carburanti di origine fossile, il Jet Fuel, un gruppo di speciali cheroseni, che possono essere utilizzati in sicurezza in ogni possibile condizione di volo dagli enormi motori turbofan installati a bordo di questi mezzi. Il progresso tecnologico ha garantito una costante riduzione delle emissioni clima-alteranti e, più in generale, dell’inquinamento associato alla combustione che avviene in queste macchine straordinarie. Esso consiste, principalmente, nell’affinamento del ciclo termodinamico alla base del loro funzionamento, nel perfezionamento degli assemblaggi e delle tecniche costruttive per limitare al minimo gli spillamenti da una sezione all’altra del motore, nell'evoluzione dei materiali, che ha portato ad una riduzione significativa del peso e ad un aumento delle temperature di funzionamento, e nell'aumento spropositato della pressione a cui lavorano i compressori assiali del motore, con efficienze che oggi sfiorano quasi la magia! Lo sforzo tecnologico continua: tutti i principali costruttori di motori—come SAFRAN, General Electric, Rolls-Royce—hanno già in progetto nuove versioni dei loro modelli, più efficienti, più leggere, meno inquinanti; combinate con lo sviluppo continuo dei velivoli oggi operativi e delle tecnologie di gestione del volo e del progetto aerodinamico complessivo, spinte ai limiti ingegneristici oggi raggiungibili, esse garantiranno minori emissioni inquinanti e clima-alteranti. Quale sarebbe allora il problema? Beh, anche con l’introduzione di combustibili meno impattanti per alimentare i motori aeronautici, come metano o addirittura idrogeno—senza entrare nel merito delle sfide tecnologiche e logistiche che questi cambiamenti comporterebbero—rimarrebbe comunque il problema delle condensation trails: il loro impatto sul clima terrestre è infatti così significativo che prevederne la formazione [8], contenerle e tentare di evitarle attraverso una pianificazione più attenta delle rotte potrebbe ridurre in modo rilevante gli effetti clima-alteranti del trasporto aereo [9]. Le scie di condensazione, infatti, si sviluppano spesso in nubi comunemente chiamate cirri , le quali contribuiscono ad aumentare il calore intrappolato nella bassa atmosfera terrestre, soprattutto quando permangono durante le ore notturne, bloccando la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre che, altrimenti, si disperderebbe. Stime recenti indicano che la formazione delle scie di condensazione, tra gli anni ‘40 del ‘900 al 2018, ha avuto sull'innalzamento delle temperature globali un effetto paragonabile a quello delle emissioni di CO2 lungo lo stesso arco temporale. Gli stessi studi hanno inoltre accertato che, modificando le rotte seguite dal 5% dei voli totali nel mondo, si potrebbe prevenire la formazione dell’80% delle scie, con effetti positivi sul clima già entro pochi giorni e con costi medi per tonnellata equivalente di CO2 di circa 1 dollaro. Si tratta quindi di una discussione serissima, che coinvolge una molteplicità di stakeholders (ingegneri aeronautici, pianificatori delle rotte, compagnie aeree ed enti civili e internazionali che gestiscono la certificazione dei mezzi e ne supervisionano l'impiego operativo). Il loro lavoro dovrà essere affiancato da uno studio più intenso, supportato da una quantità ancora maggiore di dati meteorologici, su scala sia locale sia più ampia. Sebbene non siano di facile attuazione, esistono piani per contenere, limitare e potenzialmente ridurre significativamente questo problema.
Conclusione
Durante un seminario molto interessante, ho avuto la fortuna di assistere ad una lunga e dettagliata presentazione del professor Dieter Scholz [10], dal titolo “Contrail Management—Now!” [11], che discuteva nel dettaglio questo annoso problema causato dall'enorme sviluppo che ha avuto il settore del trasporto aereo civile. Egli sottolineava come gli sforzi per la gestione delle scie di condensazione debbano essere avviati fin da subito, senza attendere gli sviluppi tecnologici che porteranno all’introduzione di nuovi modelli, dotati di tecnologie propulsive con un minore effetto clima-alterante. Sappiamo infatti che i tentativi di ridurre e regolare le emissioni del settore aeronautico sono stati afflitti da vari problemi negli anni appena trascorsi, e sono stati spesso ridiscussi o abbandonati del tutto senza troppo clamore, per timore dell'effetto che simili notizie potrebbero avere sull'opinione pubblica [12] (sebbene moltissimi lavori di ricerca si siano dedicati ad affrontare questi problemi sin dalla progettazione dei velivoli) [13]. Secondo Scholz, abbandonare i combustibili fossili non risolve questi problemi, né sul piano delle emissioni né su quello dell'impatto diretto sul clima; la gestione delle scie di condensazione va pertanto affrontata seriamente come primo ed immediato strumento per contrastare l’aumento delle temperature terrestri [14]. L’effetto socialmente deleterio di queste bislacche proposte di legge è quello di allontanare e distrarre l’opinione pubblica dalla discussione seria, scientificamente fondata, sui reali problemi associati allo sviluppo tecnologico. In questo caso, sarà proprio lo sviluppo tecnologico a darci gli strumenti per gestire, mitigare e sperabilmente eliminare del tutto i problemi ad esso connessi. Di certo proibire per legge la formazione delle nuvole suona quantomeno strano, ed ancora peggio prevedere severe pene per tutti gli Eolo di questo mondo.
Bibliografia
| [1] | «“Jets & Clouds” Effects,» 9 July 2013. [Online]. Available: kitskinny.wordpress.com/2013/07/09/jets-clouds-effects/. [Consultato il giorno 30 July 2026]. |
| [2] | R. Paoli e K. Shariff, «Contrail Modeling and Simulation,» Annual Review of Fluid Mechanics, vol. 48, pp. 393-427, 2016. |
| [3] | T. J. House, J. James B. Near, W. B. Shields, R. J. Celentano, D. M. Husband, A. E. Mercer e J. E. Pugh, «Weather as a Force Multiplier: Owning the weather in 2025,» USAF, August 1996. [Online]. Available: dn760107.eu.archive.org/0/items/WeatherAsAForceMultiplier/WeatherAsAForceMultiplier.pdf. [Consultato il giorno 30 July 2026]. |
| [4] | E. B. Staats, «b-100063-096545 Cloud-seeding activities carried out in the United States Under Programs Supported by the Federal Agencies,» Government Accountability Office, 31 May 1972. [Online]. Available: www.gao.gov/assets/b-100063-096545.pdf. [Consultato il giorno 30 July 2026]. |
| [5] | R. T. Bruintjes, «A Review of Cloud Seeding Experiments to Enhance Precipitation and Some New Prospects,» Bulletin of the American Meteorological Society, vol. 80, n. 5, pp. 805-820, 1999. |
| [6] | T. Prabhakaran, P. Murugavel, M. Konwar, N. Malap, K. Gayatri, S. Dixit, S. Samanta, S. Chowdhuri, S. Bera, M. Vaghese, J. Rao, J. Sandeep, P. D. Safai, D. Axisa, A. Karipot, D. Baumgardner, B. Werden e e. al, «CAIPEEX: Indian Cloud Seeding Scientific Experiment,» Bulletin of the American Meteorological Society, vol. 104, n. 11, pp. E2095-E2120, 2023. |
| [7] | F. Chialasti, «DDL CIELI BLU,» 30 July 2026. [Online]. Available: www.cieliblu.it/ddl-cieliblu/. [Consultato il giorno 30 July 2026]. |
| [8] | T. a. E. Laboratory, «Contrails Map,» Imperial College, [Online]. Available: map.contrails.org. [Consultato il giorno 30 July 2026]. |
| [9] | I. College, MIT, UMadrid, N. L. R. Center, A. I. Accelerator e D. (. o. A. Physics), «Contrails.org,» 2025. [Online]. Available: contrails.org/about/. [Consultato il giorno 30 July 2026]. |
| [10] | H. U. o. A. Sciences, «Prof. Dr.-Ing. Dieter Scholz, MSME, FRAeS,» 13 March 2025. [Online]. Available: www.fzt.haw-hamburg.de/pers/Scholz/indexE.html. [Consultato il giorno 30 July 2026]. |
| [11] | D. Scholz e H. U. o. A. Sciences, «Contrail Management—Now!,» AIRCRAFT DESIGN AND SYSTEMS GROUP (AERO), 20 June 2024. [Online]. Available: www.fzt.haw-hamburg.de/pers/Scholz/dglr/hh/text_2024_06_20_ContrailManagement.pdf. [Consultato il giorno 30 July 2026]. |
| [12] | P. I. c. action, «Missed Targets: A brief history of aviation climate targets,» May 2022. [Online]. Available: static1.squarespace.com/static/5d30896202a18c0001b49180/t/6273db16dcb32d309eaf126e/1651759897885/Missed-Targets-Report.pdf. [Consultato il giorno 30 July 2026]. |
| [13] | E. Schwartz e I. Kroo, «Aircraft Design: Trading Cost and Climate Impact,» in 47th AIAA Aerospace Sciences Meeting including The New Horizons Forum and Aerospace Exposition, Orlando, Florida, United States of America, 2009. |
| [14] | H. O. Science, «Hamburg Aerospace Lecture Series,» Hamburg University of Applied Sciences, 2015. [Online]. Available: translate.google.com/website=https://purl.org/AeroLectures. [Consultato il giorno 30 July 2026]. |


