Agenti provocatori e poliziotti in borghese: il caso di Reims e un secolo di precedenti

Parigi, sabato 17 ottobre 2026. Fonte:

Estero

di Andrea Shlapak Distaso,

Reims, venerdì 2 ottobre 2026. In mezzo a un gruppo di liceali in corteo, un uomo col volto parzialmente coperto lancia un oggetto, poi, accortosi di essere ripreso, si allontana con altri due. A filmarlo è Anthony Smith, eurodeputato de La France insoumise, che lo richiama e pubblica il video. Due giorni dopo, il procuratore di Reims, François Schneider, conferma: «Si tratta effettivamente di un agente di polizia che lancia una granata fumogena durante un'operazione di mantenimento dell'ordine pubblico, dunque in un contesto del tutto legale, considerate le circostanze e la violenza dei rivoltosi che lanciano pietre contro gli agenti e utilizzano mortai». L'uomo appartiene alla brigata anticriminalità (brigade anti-criminalité), la BAC [fonte: France 3].

In pochi giorni, il video riporta al centro del dibattito un’accusa ricorrente nella storia dei movimenti sociali francesi: agenti di polizia si fingerebbero "casseurs" per far degenerare le manifestazioni e offrire così al governo e agli avversari politici un argomento per screditarle. La questione attraversa quasi centocinquant’anni di storia e non si esaurisce nelle denunce dei manifestanti: in alcuni casi, il coinvolgimento degli agenti è stato accertato.

 

 

Due figure da non confondere

 

Il diritto distingue nettamente due situazioni che il linguaggio comune tende invece a mescolare. L'agente infiltrato (agent infiltré) osserva, raccoglie informazioni e, se necessario, arresta. L'agente provocatore (agent provocateur) induce, invece, qualcuno a commettere un reato che altrimenti non avrebbe commesso. Il primo è legale, il secondo no.

Il punto di riferimento europeo è la sentenza Teixeira de Castro c. Portogallo del 9 giugno 1998. Due poliziotti in borghese avevano convinto un uomo, privo di precedenti, a procurare loro dell'eroina; la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) concluse che la loro azione «era andata oltre il ruolo degli agenti sotto copertura, poiché hanno istigato il reato e nulla lascia supporre che, senza il loro intervento, esso sarebbe stato comunque commesso», e che ciò aveva privato l'imputato fin dall'inizio di un processo equo. Da allora, la Corte ripete che l'interesse pubblico alla lotta contro la criminalità non può giustificare l'uso di prove ottenute tramite provocazione poliziesca [fonte: CEDU].

In Francia il principio è stato ribadito dall'Assemblea plenaria della Corte di cassazione con la sentenza del 9 dicembre 2019: qualsiasi metodo d'indagine che contribuisca a provocare la commissione del reato è vietato e comporta la nullità degli atti, mentre lo stratagemma che serve solo a constatare un reato o a identificarne gli autori non viola di per sé il principio di lealtà della prova [fonte: Cour de cassation].

Anche in Italia la regola è la stessa: la scriminante prevista per le operazioni sotto copertura dall'articolo 9 della legge 146/2006 copre l'agente infiltrato, ma «non opera allorché la condotta consista nell'incitamento o nell'induzione alla commissione di un reato da parte di terzi», stabilendo un confine netto tra l'attività legittima di disvelamento e di contrasto della criminalità e la provocazione vietata [fonte: Corte di cassazione].

Una pratica legalizzata, e rivendicata

 

Che ci siano poliziotti in borghese nei cortei non è un segreto: la polizia francese lo ammette apertamente. Il servizio di comunicazione della polizia nazionale (SICOP) spiega che gli agenti dell'intelligence territoriale (renseignements territoriaux) osservano e contano i manifestanti, di solito ai margini, mentre quelli della BAC possono intervenire per «estrarre» gli elementi perturbatori, mostrando il bracciale «all'ultimo momento» [fonte: 20 Minutes]. Un collettivo di poliziotti dell'Île-de-France ha scritto nel 2019 di avere «sempre avuto agenti infiltrati tra i manifestanti», anche tra i black bloc, precisando che non si tratta di falsi black bloc incaricati di provocare [fonte: 20 Minutes]. Già nel 2010 la testata Le Monde ricordava che la BAC e, dal 2005, anche gli istituti di vigilanza possono infiltrarsi discretamente nei cortei per individuare e fermare i responsabili di danneggiamenti [fonte: Le Monde].

 

Parigi, domenica 18 ottobre 2026. Foto di Michele Alberio Antonio ( @michele_a.m.a su Instagram).

 

Il vero nodo giuridico non è dunque l'infiltrazione, ma l'identificabilità. Il numero RIO, sette cifre cucite sulla divisa, è obbligatorio dal 2013 per gli agenti in uniforme e anche per quelli in borghese, e il mantenimento dell'ordine non costituisce un'esenzione [fonte: 20 Minutes, RIO]. Il penalista Olivier Cahn (Università Paris-Nanterre) riassume la regola così: «Un agente di polizia infiltrato in una manifestazione può essere in borghese, ma se comincia a svolgere compiti di ordine pubblico deve rendere riconoscibile la propria autorità, indossando elementi dell’uniforme o, più semplicemente, la fascia sul braccio con la scritta “Polizia”» [fonte: franceinfo]. Nel video di Reims l'agente non mostra né il bracciale né il RIO [fonte: franceinfo].

Una diffidenza giustificata

 

La diffidenza francese verso gli agenti in borghese, però, ha radici ben precise e solide. Nel settembre 1880 fu fondato il primo giornale anarchico di Francia, La Révolution sociale, da Égide Spilleux, un agente provocatore finanziato direttamente dal prefetto di polizia Louis Andrieux; il giornale chiuse un anno dopo, quando Spilleux fu smascherato [fonte: RetroNews, BnF]. Nelle sue memorie del 1885, Andrieux rivendicò il finanziamento della testata: «Dare un giornale agli anarchici significava, del resto, mettere un telefono tra la sala delle cospirazioni e l’ufficio del prefetto di polizia», e si vantò pure di aver suggerito personalmente quello che definì il primo attentato anarchico in Francia, contro la statua di Thiers a Saint-Germain-en-Laye nel giugno 1881 [fonte: RetroNews, BnF].

Il 30 aprile 1894, alla Camera, Jean Jaurès denunciò coraggiosamente e pubblicamente le leggi antianarchiche: «È così che siete costretti a reclutare nel crimine persone da impiegare per sorvegliare il crimine, nella miseria persone da impiegare per sorvegliare la miseria e nell'anarchia persone da impiegare per sorvegliare l’anarchia. [...] E accade inevitabilmente che questi anarchici al servizio della polizia, sovvenzionati coi vostri fondi, si trasformino talvolta essi stessi [...] in agenti provocatori». Il suo emendamento fu respinto per 229 voti contro 222. Le "leggi scellerate" (lois scélérates) furono abrogate solo il 1° marzo 1994, col nuovo codice penale votato il 16 dicembre 1992 [fonte: RetroNews, BnF].

Nel secondo dopoguerra l'accusa entra nella cultura popolare. Nel monologo "Le flic" del 1975, Coluche fa dire al suo poliziotto: «E poi ci sono gli infiltrati. Sono tizi pagati dalla polizia. In borghese, spaccano i vetri e poi si dice che sono stati gli studenti» [fonte: Archive INA]. La voce era già senso comune.

I casi finora documentati

 

23 marzo 1979, Parigi. Alla manifestazione dei siderurgici lorenesi, il servizio d'ordine della CGT — la più grande e storica confederazione sindacale della Francia — fermò sul boulevard Poissonnière un presunto "autonome" che, secondo i testimoni, lanciava pietre contro l'antisommossa. Egli aveva un'arma e un tesserino: era l'agente di pubblica sicurezza (gardien de la paix) Gérard Le Xuan, matricola 7991 [fonte: Le Monde]. È il caso più solido della storia francese, ma anche il più istruttivo per la sua conclusione. Il rapporto dell'Ispettorato generale dell'amministrazione, reso noto solo nel 1982, giudicò «non fondata e comunque poco verosimile» l'ipotesi di uno stratagemma organizzato per far fallire la manifestazione, pur senza escludere connivenze isolate; ma mise in luce che 390 agenti in borghese erano stati impiegati senza istruzioni chiare né coordinamento alcuno [fonte: Le Monde].

6 dicembre 1986, Parigi. Durante le proteste studentesche contro la riforma Devaquet — che prevedeva nuovi criteri di selezione per l’accesso alle università e modifiche alle tasse d’iscrizione —, diversi media riferirono che un uomo con una sciarpa gialla visto lanciare oggetti contro la polizia fosse un agente, ma la sua identità non fu mai accertata in tribunale [fonte: France 24 Observers].

23 marzo 2006, Parigi. Dopo la manifestazione contro il CPE — il contratto di primo impiego destinato agli under 26, che consentiva al datore di lavoro di interrompere il rapporto nei primi due anni senza dover motivare la decisione —, centinaia di casseurs aggredirono per quasi due ore giovani manifestanti mentre le forze dell'ordine restavano inerti; la polizia giustificò l'inazione col rischio di una carica ancora più pericolosa, e la proposta di una commissione d'inchiesta non ebbe mai seguito [fonte: Slate].

 

Parigi, domenica 18 ottobre 2026. Un pannello pubblicitario illuminato reca le scritte «ACAB», acronimo di «All Cops Are Bastards», ossia «Tutti i poliziotti sono bastardi», e «Police = SS», tracciate con vernice rosa, insieme a diversi adesivi politici. Foto di Michele Alberio Antonio ( @michele_a.m.a su Instagram).

 

20 agosto 2007, Montebello, Québec, Canada. Un video su YouTube mostra il sindacalista Dave Coles intimare a tre uomini mascherati, uno con una pietra in mano, di allontanarsi dalla linea antisommossa; il 23 agosto la Polizia provinciale del Québec (Sûreté du Québec) ammette che sono tre agenti travestiti da manifestanti, negando però che fossero lì per incitare alla violenza [fonte: CBC News]. Il Comitato di deontologia della polizia (Comité de déontologie policière), il 2 giugno 2011, assolve i tre sergenti dalle accuse di abuso di autorità e incitamento alla violenza e si limita a rimproverare il sergente Jean-François Boucher per gli insulti rivolti a Coles [fonte: Journal de Montréal]. Nello stesso anno, un giudice del Québec dichiara illegale l'azione di polizia che aveva interrotto la protesta e considera le testimonianze sugli agenti in borghese un elemento a favore della difesa [fonte: The Dominion]. Montebello è il caso più fotografato al mondo, ma la provocazione non è mai stata accertata.

1° maggio 2009, Parigi. Secondo la testata Le Canard enchaîné, circa mezza dozzina di poliziotti in borghese di un'agenzia di sorveglianza avrebbe cercato di far degenerare la coda del corteo alla Bastille; la Prefettura di polizia parigina parlò di «false affermazioni» [fonte: Mediapart e Le Figaro]. La fonte era un responsabile sindacale della FSU-PJJ, il sindacato dei lavoratori della giustizia minorile francese, e non risultano seguiti giudiziari [fonte: Mediapart].

16 ottobre 2010, Parigi. Jean-Luc Mélenchon rilanciò l'accusa il 24 ottobre, sostenendo che infiltrati avessero lanciato pietre e spaccato vetrine prima di mostrare il bracciale; un video di Reuters, girato il 16 ottobre a Parigi, mostrava un uomo mascherato colpire una vetrina e un altro, armato di manganello, colpire un passante intervenuto per fermarlo [fonte: Le Monde]. Anche qui, testimonianze e sospetti, ma nessun accertamento.

 

L'era dei video virali

 

Con gli smartphone la voce ha cambiato forma: non più testimonianze, ma filmati che "provano" tutto e, al contempo, paradossalmente, non provano nulla.

Il 1° novembre 2014, a Nantes, in un corteo per Rémi Fraisse — un giovane attivista ambientale ucciso pochi giorni prima da una granata della gendarmeria durante una protesta contro la diga di Sivens —, il fotografo di Reporterre documentò agenti della BAC in borghese, mascherati, con manganelli telescopici e foulard ritraenti un teschio, indistinguibili dai casseurs [fonte: Reporterre]. Pochi giorni prima, il politico di estrema sinistra e sindacalista Olivier Besancenot aveva accusato su BFM TV le forze dell'ordine di essersi travestite da casseurs [fonte: La Dépêche]. Le foto mostrano poliziotti travestiti, ma non mostrano poliziotti che vandalizzano o aggrediscono.

 

Uno dei poliziotti in borghese che indossava un foulard ritraente un teschio durante le proteste del 2014 a Nantes. Fonte:

 

Il 1° dicembre 2018, terzo sabato dei gilets jaunes, quattro video circolarono come prova dell'infiltrazione: il più visto, con 6,8 milioni di visualizzazioni, mostrava uomini in nero con bracciali rossi sugli Champs-Élysées. I giornalisti di France 24 Observers conclusero che almeno tre filmati mostravano effettivamente agenti in borghese, ma che nessuno provava vandalismi o violenze da parte loro; il fotoreporter Louis Witter definì l'accusa «completamente fantasiosa», pur ritenendo normale vedere agenti in borghese seguire i cortei e arrestare manifestanti violenti [fonte: France 24 Observers].

Il 16 novembre 2019, durante l'atto 53 — la cinquantatreesima giornata di mobilitazione dei gilet jaunes, in occasione del primo anniversario del movimento —, il danneggiamento della stele del maresciallo Juin a Parigi fu inizialmente attribuito sui social a un agente di polizia; anche in quel caso, le immagini mostravano poliziotti in borghese, ma «nulla dimostra che siano stati loro a compiere i danneggiamenti» [fonte: franceinfo].

 

Autunno 2026: la domanda torna in piazza

 

Il caso di Reims è esploso dentro una crisi sociale di rara intensità. Il movimento liceale, nato tra metà e fine settembre per chiedere più risorse alla scuola pubblica (meno alunni per classe, orari più leggeri, sostituzione degli insegnanti assenti) e protestare contro il drastico calo del potere d’acquisto dei docenti, ha raggiunto il picco il 6 ottobre con 256.000 manifestanti secondo le autorità, scesi a 161.500 il 13 ottobre; il ministro dell'Istruzione Édouard Geffray ha risposto con 3.000 supplenti per i 514 istituti più in difficoltà [fonte: Le Figaro]. Nella sola giornata del 2 ottobre la polizia ha effettuato 1.747 fermi, oltre 5.000 dall'inizio di quella settimana [fonte: RFI]. Considerando un arco temporale più ampio, dall'avvio del movimento a metà settembre, il bilancio giudiziario della Chancellerie riportava oltre 6.800 persone in fermo formale, l'86% minorenni, e 21 in detenzione provvisoria; bilanci successivi ripresi dalla testata Le Figaro parlano di circa 8.000 individui [fonte: Le Figaro].

 

Parigi, domenica 18 ottobre 2026. Foto di Michele Alberio Antonio (

 

Il costo umano è pesante. Al 5 ottobre il governo contava 215 studenti e 715 tra poliziotti e gendarmi feriti [fonte: franceinfo], mentre le inchieste affidate all'Ispettorato generale della Polizia nazionale (IGPN) per presunte violenze degli agenti erano 36 al 13 ottobre [fonte: L'Indépendant]. A Saint-Ouen-l'Aumône un quattordicenne ha riportato una doppia frattura della mandibola e la perdita dei denti superiori, e un poliziotto è stato incriminato il 6 ottobre, mentre a Lens un adolescente ha perso una mano per una granata assordante [fonte: Ouest-France]. A Tours un sedicenne ha perso l'uso dell'occhio destro per un colpo compatibile con quelli sparati da un fucile a proiettili di gomma, e un poliziotto è stato formalmente indagato per violenze aggravate il 13 ottobre [fonte: franceinfo].

Proprio gli agenti in borghese sono tornati al centro della polemica il 15 ottobre, quando due poliziotti della BAC sono entrati nel liceo Paul-Éluard di Saint-Denis per fermare uno studente accusato di oltraggio: la CGT ha denunciato l'«intrusione» come «estremamente brutale», mentre la Prefettura di polizia sostiene di aver agito col consenso della dirigente e di essere stata ostacolata dai docenti [fonte: franceinfo].

2 ottobre 2026, Aubervilliers. Alle 14:26 il giornalista di Brut Rémy Buisine filma un poliziotto della BAC in borghese che dà nove colpi di manganello a una vetrata già incrinata di un fast-food, dove alcuni liceali si erano rifugiati dopo una carica; un collega, anch'egli in borghese, commenta: «Ora fanno i furbi, adesso che sono dentro» [fonte: Libération]. Il video, inizialmente attribuito a Pantin, è stato poi localizzato ad Aubervilliers [fonte: Actu.fr]. Il suo obiettivo, secondo quanto documentato, era quello di raggiungere i ragazzi nel locale.

5 ottobre 2026, Metz. L'IGPN — l'Ispettorato generale della Polizia nazionale — è stata incaricata di avviare delle indagini a seguito della diffusione di un video in cui un poliziotto in borghese sembra toccare i capelli e il petto di una giovane appena fermata [fonte: Le Figaro].

Il 17 ottobre la convergenza tra liceali, gilets jaunes e i sindacati ha portato in piazza tra le 550.000 (secondo il ministero dell'Interno) e le 800.000 persone (secondo gli organizzatori); la giornata si è chiusa con saccheggi e incendi in molte città, il municipio ottocentesco di Limoges «in gran parte perduto» secondo il prefetto, la residenza prefettizia di Bordeaux saccheggiata e un diciassettenne che ha perso una mano a Saint-Étienne [fonte: France 24]. Il giorno dopo il bilancio parlava di circa 2.000 fermi, 600 feriti tra le forze dell'ordine e 1.500 negozi colpiti; la presidente dell'Assemblée nationale — la camera bassa del parlamento francese — Yaël Braun-Pivet ha annunciato una commissione d'inchiesta parlamentare che esaminerà anche la strategia di mantenimento dell'ordine, mentre i Verdi chiedono le dimissioni del ministro dell'Interno Laurent Nuñez [fonte: France 24].

Il quadro generale si è nel frattempo aggravato. Il ministro Laurent Nuñez ha riconosciuto una «perdita di controllo» in alcune grandi città, ha presentato le dimissioni e il presidente Macron le ha respinte [fonte: franceinfo]. Il bilancio del 17 ottobre è salito a 2.397 fermati [fonte: RMC] e a quasi mille tra poliziotti e gendarmi feriti, sette dei quali gravemente [fonte: franceinfo]; l'IGPN ha aperto ulteriori sei inchieste su presunte violenze degli agenti il 17 e 18 ottobre [fonte: Le Figaro].

 

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