La Settimana Economica | n. 50/2025

La seconda settimana di dicembre si chiude sotto il segno dell’incertezza, con Stati Uniti in rallentamento ed Europa sotto pressione politica ed economica.

Negli Stati Uniti la Fed ha tagliato i tassi per la terza volta consecutiva, ma con una spaccatura interna sempre più evidente tra colombe e falchi. I prossimi dati sull’occupazione diventano centrali per orientare le attese di mercato. A rafforzare il quadro di cautela contribuisce anche il LEI Index, che segnala un possibile rallentamento dell’economia nel 2026. La fiducia dei consumatori resta in forte calo nonostante consumi ancora resilienti, mentre il caro vita continua a comprimere i bilanci familiari.

In Europa cresce la pressione politica sulla UE, affiancata da fragilità economiche strutturali. Lagarde richiama l’urgenza di aumentare la competitività attraverso l’abbattimento delle barriere interne, in un contesto in cui investimenti e innovazione migrano verso gli Stati Uniti. Il progetto “Buy European” viene rinviato a causa delle divisioni tra gli Stati membri. Il quadro resta eterogeneo: la Germania mostra segnali di ripresa industriale, il Regno Unito avanza sul fronte disinflattivo ma con crescita debole, il Portogallo viene premiato da The Economist, mentre in Italia il dibattito sul tetto al contante riaccende i timori di un incentivo all’economia sommersa.

Il Giappone affronta una fase delicata. Il peso crescente degli investitori esteri sul debito pubblico, già molto elevato, si combina con nuove emissioni e un maxi stimolo fiscale, spingendo Fitch a lanciare segnali di allerta.

La Cina continua a mostrare resilienza industriale nonostante dazi e tensioni geopolitiche, mentre il Canada entra in una fase di pausa monetaria dopo nove tagli consecutivi, in attesa di maggiore chiarezza sul ciclo economico.

INDICATORI MACROECONOMICI 

Inflazione: 
Italia: +1,3%, dal precedente +1,7% ⬇
Eurozona: +2,2% dal precedente +2,1%. ⬆
Inghilterra: +3,6% dal precedente +3,8% ⬇
Stati Uniti: +3% dal precedente +2,9% ⬆

Disoccupazione: 
Italia: +6,1% dal precedente +6% ⬇
Eurozona: +6,4% dal precedente +6,4%
Inghilterra: +5% dal precedente +4,8% ⬆
Stati Uniti: +4,3% dal precedente +4,2% ⬆

Tassi d'interesse: 
Eurozona: 2,15%
Stati Uniti: 3,75-3,5%
Inghilterra: 4%

PIL: Q2 2025: 
Italia: 0%
Eurozona: +0,3%
Inghilterra: +0,3%
Stati Uniti: +3,8% 

MERCATI FINANZIARI

EUR/USD: 1,1643, +0,39% questa settimana, +12,50% da inizio anno
DXY: 97,44, –0,30% questa settimana, –10,82% da inizio anno

S&P 500: 6.870,39, +0,31% questa settimana, +16,38% da inizio anno
NASDAQ: 23.578,12, +0,91% questa settimana, +21,51% da inizio anno
FTSE MIB: 43.519,07, +0,37% questa settimana, +26,70% da inizio anno
STOXX 600: 556,80, +0,83% questa settimana, +7,98% da inizio anno
DAX: 24.242,10, +0,22% questa settimana, +20,86% da inizio anno
CAC 40: 7.818,55, +0,31% questa settimana, +7,05% da inizio anno
IBEX 35: 15.108,64, +0,16% questa settimana, +29,93% da inizio anno

US10Y: 4,14%, +12,2 bps questa settimana, –43 bps da inizio anno
US02Y: 3,70%, –3 bps questa settimana, –48 bps da inizio anno
US10Y – US02Y: 0,44%, +15,2 bps questa settimana, +5 bps da inizio anno
IT10Y: 3,21%, –2 bps questa settimana, –9 bps da inizio anno
Spread BTP–Bund: 68,790 bps, –2,510 bps questa settimana, –48,31 bps da inizio anno

VIX: 15,4, –5,75% questa settimana, –10,52% da inizio anno
BTC/USD: $89.106,00, –1,40% questa settimana, –4,55% da inizio anno

FOCUS DELLA SETTIMANA

STATI UNITI

Powell impone un taglio dei tassi tra forte opposizione e pressioni politiche di Trump

Jerome Powell ha approvato un nuovo taglio dei tassi nonostante la più ampia opposizione interna dei suoi otto anni alla guida della Fed: tre dissensi formali e altri quattro contrari nelle proiezioni. Trump avrebbe voluto un taglio maggiore e punta a sostituire Powell a maggio, alimentando tensioni sull’indipendenza della banca centrale. Il comitato resta diviso tra colombe, che temono un mercato del lavoro in indebolimento, e falchi, preoccupati dall’inflazione ancora sopra target. Le scelte future dipenderanno dai dati, che potrebbero aprire ai tagli solo in caso di forte rallentamento economico, infatti i mercati ora scontano basse probabilità di nuovi tagli a gennaio, in attesa di dati economici più chiari.

Il Chair della Fed avverte: i dati sull’occupazione potrebbero essere gonfiati di 60mila posti al mese

Jerome Powell ha segnalato un rischio cruciale: le statistiche federali potrebbero sovrastimare l’occupazione fino a 60mila posti al mese. Con una crescita ufficiale di 40mila, ciò implicherebbe perdite nette di lavoro, non aumenti. Il problema deriva dal birth-death model del Bureau of Labor Statistics, che spesso sovrastima i posti creati da nuove imprese. Questa incertezza ha contribuito al nuovo taglio dei tassi della Fed, nonostante un tasso di disoccupazione al 4.4 per cento. Le difficoltà del BLS, aggravate da revisioni tardive e crisi di personale, stanno complicando la lettura della forza del mercato del lavoro.

Trump valuta Warsh o Hassett alla guida della Fed e chiede tassi molto più bassi

Donald Trump ha indicato Kevin WarshKevin Hassett come principali candidati alla guida della Federal Reserve dal prossimo anno. Warsh resta in cima alla lista, ma Hassett è considerato il favorito per la sua lunga collaborazione con l’amministrazione. Trump ha ribadito di voler tassi intorno all’1 per cento, sostenendo che aiuterebbero a ridurre il costo del debito pubblico da 30 trilioni di dollari. Il presidente ha anche chiesto che il futuro chair si confronti con la Casa Bianca sulle decisioni di politica monetaria, alimentando i timori sull’indipendenza della Fed. La scelta finale non è ancora stata annunciata.

Indicatori anticipatori segnalano un rallentamento dell’economia USA nel 2026

Il Leading Economic Index è sceso dello 0.3 per cento a 98.3 in settembre, riflettendo aspettative più deboli da parte di famiglie e imprese. Ordini manifatturieri e richieste di sussidi di disoccupazione hanno pesato sull’indice, mentre i listini azionari hanno fornito un supporto. La Conference Board prevede una crescita del 1.8 per cento nel 2025 e del 1.5 per cento nel 2026. L’economia appare fragile, con aziende che si adattano ai dazi e consumi meno dinamici nella parte finale dell’anno.

Fiducia in calo, consumi resilienti ma famiglie sotto pressione

La fiducia dei consumatori statunitensi chiude l’anno su livelli depressi. L’indice della University of Michigan scende a circa 53, vicino ai minimi storici, penalizzato da prezzi ancora elevatifragilità del mercato del lavoro e timori sui dazi di Trump. Nonostante ciò, la spesa tiene, sostenuta dalla stagione dello shopping e da mercati finanziari più ottimisti. Le aspettative di inflazione arretrano al 4,1%, ma i redditi più bassi riducono gli acquisti non essenziali e il pessimismo resta marcato, con forti divari politici nelle percezioni economiche.

La Fed di New York segnala aspettative di inflazione stabili su tutti gli orizzonti, ma un forte aumento dei costi sanitari fino al 10,1%, massimo dal 2014. Il lavoro mostra segnali leggermente migliori, mentre peggiora la situazione finanziaria delle famiglie. Crescono le preoccupazioni su tasse, debito pubblico e spese domestiche, aumenta il rischio di mancati pagamenti e si indebolisce la fiducia nella crescita futura dei mercati azionari.

Wall Street riaccende i megadeal e la fame di debito

L’ondata di fusioni miliardarie negli Stati Uniti torna a crescere grazie a un forte aumento dei finanziamenti bancari e del credito privato. Le operazioni oltre i 10 miliardi di dollari toccano livelli record e si basano in larga parte su debito, come nel caso dell’offerta ostile di Paramount per Warner e del leveraged buyout di Electronic Arts. Le banche tornano ad assumersi rischi rilevanti, mentre i prezzi delle obbligazioni mostrano segnali di stress. Gli analisti avvertono che l’eccesso di leva potrebbe aggravarsi nel 2026, alimentando nuove fragilità nei mercati del credito.

La stretta di Trump sui rifugiati riaccende il dibattito, ma i dati mostrano un forte contributo economico

L’amministrazione Trump intensifica le restrizioni sui rifugiati, riducendo i permessi di lavoro e sospendendo il programma di accoglienza. Eppure, studi su dati censuari indicano che i rifugiati diventano un caso di successo economico: dopo otto anni pagano più tasse di quante ricevano in benefici e, tra il 2005 ed il 2019, hanno contribuito 739 miliardi contro 723 miliardi di costi pubblici. Pur partendo con redditi bassi e competenze linguistiche limitate, dopo un decennio il loro reddito mediano converge con quello degli americani. Inoltre mostrano un’elevata imprenditorialità, aprendo nuove attività e creando posti di lavoro.

EUROPA

UE sotto pressione: investimenti e innovazione migrano verso gli Stati Uniti

Le imprese europee giudicano insufficienti gli sforzi di deregolamentazione dell’UE di fronte alla strategia statunitense “carrot and stick”, che combina forti incentivi fiscalidazi del 15% sulle importazioni dall’Europa. Secondo un report dell’European Round Table for Industry, solo l’8% dei CEO intende aumentare gli investimenti in Europa, mentre il 45% guarda agli Stati Uniti. Il Big Beautiful Bill offre ammortamenti e detrazioni totali per investimenti e R&S, rendendo conveniente spostare produzione e innovazione oltreoceano. I dati su AI, semiconduttori e farmaceutica mostrano un divario crescente: oltre 100 miliardi di euro di investimenti europei sono già stati destinati agli USA. L’UE accelera sulla deregolamentazione, ma i tempi restano troppo lenti rispetto alla rapidità delle decisioni globali.

Lagarde avverte Bruxelles: abbattere subito le barriere interne che frenano la competitività europea

La presidente della BCE Christine Lagarde chiede alla Commissione Europea di eliminare urgentemente i “dazi auto-inflitti” che ostacolano il mercato unico. Secondo stime della BCE, le frammentazioni regolatorie equivalgono a una tariffa del 110 per cento sui servizi e del 60 per cento sui beni scambiati tra Stati membri. Lagarde parla di un'opportunità "storica" per rilanciare produttività e investimenti, spingendo verso una vera Unione dei Mercati dei Capitali e maggior integrazione finanziaria. Apre anche alla possibilità di bond comuni europei per la difesa. Ma avverte: le resistenze politiche restano forti e il tempo stringe.

BCE tra crescita più forte e rischio disinflazione da cambio

Christine Lagarde apre a nuove revisioni al rialzo della crescita dell’eurozona nella riunione del 18 dicembre. Dopo l’upgrade di settembre, che ha portato la stima 2025 all’1,2% e fissato 1,0% nel 20261,3% nel 2027, la presidente della BCE segnala che l’economia europea ha mostrato resilienza superiore alle attese. La politica monetaria viene definita “in una buona posizione”, suggerendo assenza di urgenza su nuove mosse immediate.

Sul fronte internazionale, la BCE ribadisce che non seguirà automaticamente la Fed. Tuttavia, un ulteriore allentamento negli Stati Uniti potrebbe indebolire il dollaro e rafforzare l’euro, con effetti disinflazionistici. Nel 2025 l’euro è già salito di circa 12% e l’inflazione è attesa al 1,7% nel 2026. Secondo le stime BCE, un apprezzamento del 10%ridurrebbe l’inflazione di 0,6 punti nel primo anno. In questo scenario, Francoforte potrebbe essere spinta a nuovi tagli, pur senza imitare Washington.

Bruxelles rinvia al 2026 il piano “Buy European” per le divisioni tra Stati membri

La Commissione Europea ha posticipato a gennaio 2026 la proposta sul “buy European”, pensata per favorire prodotti realizzati nell’UE in settori strategici. Francia e Germania spingono per introdurre una preferenza europea in risposta alla concorrenza di Stati Uniti e Cina, ma nove Paesi temono effetti negativi su prezziconcorrenza e qualità. La misura sarebbe usata solo come ultima risorsa e limitata a comparti come auto, chimica, acciaio e farmaceutica. L’aumento delle importazioni cinesi, in crescita del 14.8% nell’ultimo anno, alimenta ulteriori pressioni sul dibattito.

Germania, segnali di ripresa industriale ma il quadro resta incerto

La produzione industriale tedesca sorprende in positivo a ottobre con un aumento dell’1,8%, oltre le attese e secondo mese consecutivo di crescita. Il traino arriva soprattutto dalle costruzioni (+3,3%), settore chiave dopo tre anni di recessione, mentre migliorano anche macchinari, informatica ed elettronica. Gli ordini manifatturieri (+1,5%) rafforzano l’idea di una stabilizzazione, in vista del maxi piano di investimenti da 1.000 miliardi di euro annunciato dal governo. Restano però nodi strutturali: l’automotive cala dell’1,3% e la media trimestrale indica un comparto ancora privo di slancio.

Sul fronte estero, le esportazioni crescono dello 0,1%, sostenute dalla domanda europea (+2,7%), che compensa il forte calo verso gli Stati Uniti (-7,8%) legato ai dazi. Con importazioni in calo dell’1,2%, l’avanzo commerciale sale a 16,9 miliardi. Il quadro migliora, ma la ripresa resta fragile e disomogenea.

Regno Unito tra disinflazione e crescita debole, la Bank of England divisa sui tassi

Il budget britannico potrebbe contribuire a ridurre l’inflazione di 0,4–0,5 punti percentuali dal 2026, grazie a misure su energia domestica e tariffe ferroviarie, anticipando il ritorno verso il target del 2% rispetto alle stime precedenti. Con l’inflazione ancora al 3,6%, la vice governatrice Clare Lombardelli invita però alla prudenza, segnalando rischi al rialzo sui prezzi e preferendo un percorso graduale sui tassi. Altri membri del comitato, come Swati Dhingra, ritengono invece che i nuovi dati aprano spazio a tagli più rapidi.

Nel frattempo, la crescita economica si indebolisce. A ottobre il PIL si è contratto per il secondo mese consecutivo (-0,1%), frenato dai servizi e dal commercio al dettaglio, colpiti dall’incertezza fiscale e dai dazi USA del 10%. Il rimbalzo manifatturiero non basta a cambiare il quadro. Il mercato ora sconta un taglio dei tassi già alla riunione del 18 dicembre, con ulteriori riduzioni possibili nel 2026, mentre una ripresa più solida resta rinviata al medio termine.

Portogallo primo nella classifica 2025 di The Economist tra le economie avanzate

Il Portogallo è stato premiato da The Economist come miglior economia tra i 36 Paesi più ricchi, grazie a performance robuste in inflazionePILoccupazione e mercati finanziari, con la borsa in rialzo di oltre 20% nel 2025. Il premier Luís Montenegro parla di riconoscimento al merito dei portoghesi. Il podio è completato da IrlandaIsraele, mentre Grecia e Spagna confermano il dinamismo dell’Europa del Sud. Restano criticità su costo delle case e tensioni sul lavoro, con uno sciopero generale che potrebbe costare fino a 700 milioni di euro.

Italia: produzione industriale in forte calo a ottobre, il rimbalzo non regge

ottobre 2025 la produzione industriale italiana registra un calo –1% su base mensile, mentre nella media agosto–ottobre la flessione è –0,9%, segnale di una debolezza non episodica. L’unico comparto in crescita è l’energia (+0,7%), a fronte di forti cali per beni di consumo (–1,8%)beni strumentali (–1,0%)beni intermedi (–0,3%).
Su base annua l’indice scende –0,3%. Tengono solo i beni intermedi (+1,1%), mentre arretrano consumi, investimenti ed energia. Tra i settori migliori figurano estrattivo (+5,2%)metallurgia (+2,7%); crollano chimica (–6,6%)tessile-moda (–5,0%), confermando una crisi profonda del manifatturiero.

Il nuovo tetto al contante rischia di incentivare il nero più che la legalità

L’emendamento di Fratelli d’Italia alza il limite al contante a 10mila euro e introduce un’imposta di bollo fissa da 500€ per pagamenti tra 5mila e 10mila. La tassa pesa fino al 10% sulle somme più basse, creando un incentivo a evitare del tutto la tracciabilità. Con un sommerso oltre 200 miliardi e un forte gap IVA, il rischio è che la norma favorisca chi opera ai margini della legalità. Critiche anche dall’UE, che chiede più controlli. La misura appare quindi un segnale politico, non uno strumento efficace contro l’evasione.

RESTO DEL MONDO

Giappone sotto pressione: maxi stimolo e debito attirano l’attenzione dei mercati

Il pacchetto di stimolo da 135 miliardi di dollari annunciato dalla premier Sanae Takaichi mira a sostenere famiglie e imprese con sussidi energetici, trasferimenti e tagli fiscali, ma riaccende i timori sulla sostenibilità del debito pubblico, già oltre il 230% del PIL. Circa il 60% delle risorse sarà finanziato con nuove emissioni, mentre i rendimenti dei JGB salgono, con il decennale vicino al 2%, riflettendo un’inflazione più alta e possibili mosse restrittive della Bank of Japan.

Il quadro si complica per il ruolo crescente degli investitori esteri, che oggi coprono il 65% degli scambi sui titoli di Stato e rendono il mercato più volatile. Con costi per interessi destinati a raddoppiare entro il 2028, il venir meno dell’effetto palla di neve favorevole aumenta il rischio di shock di fiducia, richiamando timori di un caso Liz Truss. Fitch avverte che un eccesso di stimolo fiscale potrebbe pesare sul rating sovrano.

La resilienza industriale cinese sfida dazi e tensioni globali

La Cina consolida la propria supremazia manifatturiera nonostante il ritorno dei dazi statunitensi, con una produzione industriale in crescita del 7% e un surplus commerciale record di 1.080 miliardi di dollari. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono scese del 19% circa, ma Pechino ha compensato con forti vendite in Asia, Europa, Africa e America Latina, dove l’export è salito fino al 15%. Il boom riguarda settori che vanno da pannelli solari e veicoli elettrici all’acciaio, con spedizioni siderurgiche a 108 milioni di tonnellate. Sul fronte commerciale, la Cina critica i nuovi dazi messicani, minaccia ritorsioni e dal 2026 introdurrà licenze sull’export di acciaio. Secondo gli analisti, l’impatto sui volumi sarà limitato, mentre crescono le preoccupazioni globali per l’eccesso di capacità cinese.

Canada tra pausa monetaria, commercio più forte e protezionismo sull’acciaio

La Bank of Canada si prepara a una lunga pausa sui tassi, mantenendo il riferimento al 2,25% dopo nove tagli in 17 mesi. Le revisioni al PIL e i dati occupazionali solidi indicano un’economia più resiliente, ma il governatore Tiff Macklem frena le attese di rialzi nel 2026, sottolineando che la crescita resta modesta, attorno all’1,1% nel 2026, e che le decisioni saranno prese caso per caso. Sul fronte estero, il Canada ha registrato a settembre il primo surplus commerciale in otto mesi, grazie a export in aumento del 6,3% e importazioni in calo. Per difendere l’industria nazionale, Ottawa introdurrà dal 26 dicembre nuovi limiti alle importazioni di acciaio, con dazi fino al 50% per i Paesi senza accordi di libero scambio, dopo i tagli occupazionali di Algoma Steel.

La banca centrale australiana segnala possibili rialzi dei tassi nel 2026

La Reserve Bank of Australia ha mantenuto il tasso al 3.60%, ma ha indicato che il prossimo movimento potrebbe essere un rialzo. I nuovi dati mostrano rischi di inflazione in aumento, con domanda privata in ripresa, mercato del lavoro ancora teso e capacità produttiva ai massimi da 18 mesi. Nonostante tre tagli dei tassi da febbraio, l’inflazione risale spinta da consumi, spesa pubblica e investimenti. La RBA avverte un peggioramento dell’outlook e monitora segnali di pressioni sui prezzi più diffuse.

Brasile, tassi fermi al 15 per cento e tono ancora aggressivo della banca centrale

La banca centrale del Brasile ha mantenuto il tasso Selic al 15% per il quarto meeting consecutivo, ribadendo che resterà su livelli elevati “per un periodo molto prolungato” e che potrebbe rialzare i tassi se necessario. L’inflazione al 4.5% resta sopra il target e non crea spazio per un ciclo di tagli. L’economia però tiene, con una crescita prevista al 2.3% nel 2025. Il real, in forte apprezzamento quest’anno, resta vulnerabile a tensioni politiche in vista delle elezioni del 2026.

Filippine, quinto taglio dei tassi mentre l’economia rallenta per scandali e dazi USA

La Bangko Sentral ng Pilipinas ha ridotto per la quinta volta consecutiva il tasso principale, scendendo al 4.50%, sostenuta da un’inflazione debole e dal bisogno di proteggere un’economia in rallentamento. Lo scandalo sulla corruzione ha frenato investimenti e fiducia, mentre i dazi USA pesano sull’export. La crescita del terzo trimestre è ai minimi da quattro anni. La banca centrale prevede domanda interna in graduale ripresa e stima un’inflazione intorno al 3% nel 2026-27. L’allentamento monetario è vicino alla fine e ulteriori tagli saranno limitati.

PROSPETTIVE 

La settimana si apre con un’agenda macroeconomica densa, dominata dai dati statunitensi su lavoro e inflazione, cruciali per valutare quanto e quanto velocemente la Federal Reserve potrà ancora tagliare i tassi. Le statistiche, rinviate per lo shutdown federale, arrivano dopo il terzo taglio consecutivo della Fed. I mercati scommettono su due ulteriori riduzioni, nonostante la banca centrale preveda un solo intervento nel 2026. Un mercato del lavoro debole rafforzerebbe le attese di easing e potrebbe indebolire il dollaro.

In Canada, l’attenzione è sull’inflazione di novembre, con la Bank of Canada ormai orientata a una lunga pausa dopo aver fermato i tassi al 2,25%. In Messico, la banca centrale potrebbe tagliare ancora, ma l’inflazione al 3,8% rende la decisione incerta.

Giovedì riflettori sull’Europa. La BCE dovrebbe lasciare i tassi invariati al 2%, ma i mercati iniziano a discutere di rialzi nel 2027, complice una crescita più solida. Attese anche le nuove previsioni su PIL e inflazione, mentre i PMI offriranno un termometro aggiornato sull’attività economica. Nel Regno Unito, la Bank of England è attesa a un taglio di 25 punti base, sostenuta da un’economia debole ma con inflazione ancora sopra target.

In Giappone, è probabile un rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan, favorito da inflazione persistente e segnali positivi sui salari. In Cina, una raffica di dati su produzione, consumi e immobiliare chiarirà la tenuta della ripresa, ancora fragile fuori dall’export.

Completano il quadro le decisioni in ScandinaviaSud Est asiaticoOceania, in una settimana che potrebbe ridefinire le aspettative globali sui tassi per il 2026.

STATI UNITI: 

The Year of America’s Cranky Consumer - WSJ

Survey of Consumer Expectations - FEDERAL RESERVE BANK of NEW YORK

Massive Debt-Fueled Deals, From Warner to Electronic Arts, Are Back on Wall Street - WSJ

An Unusually Divided Fed Is Expected to Deliver a Rate Cut

Are Refugees Good or Bad for the Economy? Here’s What the Numbers Say - WSJ

Global Trade Flows Show Surprising Strength Despite Strain Of Higher U.S. Tariffs - WSJ

Fed’s Fractured Vote Signals Trouble Ahead for Future Interest-Rate Cuts - WSJ

Fed Chair Jerome Powell Says U.S. May Be Drastically Overstating Jobs Numbers - WSJ

Trump Says He Is Leaning Toward Warsh or Hassett to Lead the Fed - WSJ

Fed Officials Spar Over Whether Rate Cuts Risk Credibility on Inflation - WSJ

EUROPA:

German Industrial Output Accelerates Again - WSJ

German Exports Inched Up in October Despite U.S. Weakness - WSJ

U.K. Budget Measures Likely to Lower Inflation Rate, Says BOE’s Lombardelli - WSJ

U.S. Leading Indicators Point to Economic Slowdown in 2026 - WSJ

EU's ‘Buy European’ strategy delayed by division among member states | Euronews

Eurozone's new star: Portugal crowned 2025 'economy of the year' | Euronews

'Europe's existential crisis': ECB's Lagarde calls for urgent reforms | Euronews

ECB Could Raise Growth Projections, Lagarde Says - WSJ

ECB Unlikely to Follow Fed For Now, But Currency Moves May Yet Prove Decisive - WSJ

U.K. Economy Contracts Again, Likely Cementing BOE Rate Cut - WSJ

Analysis: Trump's trade and tax policies set to widen EU-US innovation gap in 2026 | Euronews

Istat, produzione industriale -1% a ottobre, cresce solo l'energia - Ultima ora - Ansa.it

RESTO DEL MONDO: 

China’s Trade Surplus Tops $1 Trillion, Underscoring Its Export Dominance - WSJ

China’s Manufacturing Is Booming Despite Trump’s Tariffs - WSJ

Australia Central Bank Keeps Rates on Hold But Makes Hawkish Tilt - WSJ

China’s Trade Surplus Tops $1 Trillion, Underscoring Its Export Dominance - WSJ

Bank of Canada Expected to Begin Long Rate Pause With Wednesday’s Decision - WSJ

Bank of Canada Holds Policy Rate Steady, Sticks With Tepid Outlook - WSJ

Brazil’s Central Bank Holds Its Key Rate at Lofty 15% - WSJ

Bank of Canada Attempts to Temper Excitement About Economy - WSJ

Canada Swings to Modest Goods-Trade Surplus in September - WSJ

Mexico Slaps Up to 50% Tariffs on Chinese Goods, Drawing Outcry From Beijing - WSJ

Philippine Central Bank Cuts Rates Again as Economy’s Outlook Withers - WSJ

Giappone, rischio valanga per il debito | Phastidio.net

China to Implement Export Controls on Some Steel Products - WSJ

Canada Says Tighter Limits on Steel Imports to Take Effect on Dec. 26 - WSJ

Tag: Settimana Economicaindicatori macroeconomicimercati finanziari

La Settimana Economica

La rubrica settimanale a cura di Viktor Todorov che analizza le principali notizie economiche e l’andamento dei mercati finanziari.

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