La Settimana Economica | n. 4/2026

La settimana si chiude tra Davos, l’asse nella manica Carney e il consueto protagonismo di Trump, che però questa volta appare più indebolito del solito.

Negli Stati Uniti cresce il timore di un vero e proprio “sell America”. Le tensioni geopolitiche aggravano un quadro interno già fragile, in cui Trump sembra muoversi con difficoltà: promesse di benzina più economica smentite dagli scontri con l’industria petrolifera, dazi che colpiscono per il 96% consumatori e imprese USA, frizioni con Wall Street sui tetti ai tassi delle carte di credito e sul divieto agli investitori istituzionali nell’immobiliare, senza dimenticare le proteste contro l’ICE. Il fronte interno appare sempre più instabile.

Sul piano internazionale arriva anche la prima vera battuta d’arresto. L’Europa risponde ai dazi con contromisure credibili e sfrutta l’asse Carney per raffreddare lo scontro sulla Groenlandia, riducendo la pressione tariffaria americana.

In Europa l’aria si fa più respirabile. Dopo le tensioni sui dazi, il clima si distende e ora la prossima mossa sembra passare da Rutte. Restano però forti divisioni sull’accordo UE–Mercosur, con la Francia in prima linea e il sospetto che interessi di lobby prevalgano su una visione strategica. Nel frattempo la BCE ribadisce di trovarsi in una posizione solida e nell’eurozona la fiducia dei consumatori mostra segnali di timido recupero.

Sul fronte globale, la Cina cresce ma evidenzia fondamentali fragili, mentre il Giappone si confronta con un equilibrio sempre più delicato tra inflazione, yen e politica monetaria.

INDICATORI MACROECONOMICI

Inflazione:
Italia: +1,2%, dal precedente +1,1% 
Eurozona: +2,2% dal precedente +2,1%. 
Inghilterra: +3,4% dal precedente +3,2% 
Stati Uniti: +2,7% dal precedente +2,7% 

Disoccupazione: 
Italia: +5,7% dal precedente +5,8% 
Eurozona: +6,3% dal precedente +6,4%
Inghilterra: +5,1% dal precedente +5% 
Stati Uniti: +4,4% dal precedente +4,6% 

 

Tassi d'interesse:
Eurozona: 2,15%
Stati Uniti: 3,75-3,5%
Inghilterra: 3,75%

PIL: Q3 2025:
Italia: 0,1%
Eurozona: +0,3%
Inghilterra: +0,3%
Stati Uniti: +4,3% 

MERCATI FINANZIARI

EUR/USD: 1,18259, +1,95% questa settimana, +0,73% da inizio anno
DXY: 98,43, +1,02% questa settimana, –9,90% da inizio anno

S&P 500: 6.915,62, –0,35% questa settimana, +0,55% da inizio anno
NASDAQ: 23.501,23, –0,06% questa settimana, +0,08% da inizio anno
FTSE MIB: 44.831,60, –2,11% questa settimana, –0,37% da inizio anno
STOXX 600: 596,94, +7,18% questa settimana, +15,90% da inizio anno
DAX: 24.539,34, +1,23% questa settimana, +22,40% da inizio anno
CAC 40: 8.195,21, +4,82% questa settimana, +12,10% da inizio anno
IBEX 35: 17.492,00, +15,80% questa settimana, +36,50% da inizio anno

US10Y: 4,23%, +4 bps questa settimana, +4 bps da inizio anno
US02Y: 3,48%, –25 bps questa settimana, –70 bps da inizio anno
US10Y – US02Y: 0,71%, +42 bps questa settimana, +32 bps da inizio anno
IT10Y: 3,57%, +36 bps questa settimana, +27 bps da inizio anno
Spread BTP–Bund: 63,230 bps, +3,430 bps questa settimana, +2,72 bps da inizio anno

BTC/USD: 89.309,00, –4,62% questa settimana, +2,07% da inizio anno
VIX: 16,08, +1,32% questa settimana, +8,28% da inizio anno

FOCUS DELLA SETTIMANA

STATI UNITI
Trump a Davos, dazi e tagli fiscali al centro dell’agenda

Nel suo intervento al World Economic Forum di Davos, Donald Trump ha difeso dazi e politica commerciale come leva per rilanciare la manifattura e ridurre il deficit, rivendicando un calo mensile del 77% senza effetti inflattivi. Ha promosso tagli fiscalibonus ammortamenti al 100% e incentivi alla produzione domestica, con benefici concentrati su redditi medio alti. Sul fronte interno, ha chiesto il divieto agli investitori istituzionali nelle case unifamiliari e un tetto temporaneo al 10% sui tassi delle carte di credito. Critiche all’eolico, spinta sul nucleare, promessa di ridurre i prezzi dei farmaci e limiti ai buyback nella difesa completano il quadro.

USA-UE, i dazi sulla Groenlandia tra minacce e de escalation

Gli Stati Uniti hanno usato la leva dei dazi per aumentare la pressione sull’Europa nel dossier Groenlandia. Il presidente Donald Trump ha minacciato tariffe del 10% dal 1 febbraio, con possibile aumento al 25% da giugno, su importazioni da Danimarca, Germania, Francia, Regno Unito e altri Paesi UE. La mossa ha messo a rischio l’accordo commerciale USA-UE del 2025, spingendo Commissione, Consiglio e Parlamento europeo a valutare il congelamento della ratifica. Washington difende i dazi come strumento di sicurezza nazionale, avvertendo Bruxelles contro l’uso dello strumento anti coercizione. Successivamente, l’amministrazione ha parzialmente ridimensionato la minaccia, citando un framework di sicurezza con la NATO per evitare l’escalation. Resta elevata l’incertezza su tempi, perimetro e applicazione effettiva delle tariffe.

Il rischio “sell America” riemerge tra tensioni geopolitiche e mercati nervosi

Le tensioni su Groenlandia, Venezuela e Fed stanno accelerando una messa in discussione del ruolo degli Stati Uniti come porto sicuro globale. I mercati ne hanno dato un assaggio: Wall Street ha registrato forti cali, Treasury e dollaro si sono indeboliti insieme, segnale anomalo nelle fasi di stress. Secondo diversi economisti, le politiche aggressive di Trump rischiano di erodere i benefici storici del primato USA: capitali esteri, dollaro dominante e finanziamento a basso costo del debito. Con valutazioni azionarie ai massimi storici e spread creditizi compressi, anche un cambio di sentiment potrebbe innescare una correzione ampia, con effetti su consumi, investimenti e crescita.

Attacco alla Fed tra scelta del nuovo chair e verdetto della Corte Suprema

Alla vigilia della nomina del nuovo presidente della Federal Reserve, l’amministrazione USA alza la pressione sulla banca centrale. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha criticato duramente Jerome Powell, definendo “inappropriata” la sua presenza alle udienze sul caso Lisa Cook e citando perdite post Covid, gestione degli asset e dimissioni interne. Parallelamente, la Supreme Court of the United States valuta se Donald Trump possa rimuovere Cook, snodo cruciale per l’indipendenza della Fed. Un verdetto sfavorevole aprirebbe a una rilettura del principio di “for cause”, con rischi di credibilità monetaria e potenziali turbolenze di mercato.

Crolla il mercato del lavoro per gli economisti

Il mercato del lavoro per i dottorandi in economia negli Stati Uniti è ai minimi storici. Le offerte registrate dall’American Economic Association sono scese a 1.773, circa –20% rispetto al 2020–33% per le posizioni accademiche. Università frenate da tagli ai fondi, assunzioni federali quasi azzerate e domanda privata in calo creano una “tempesta perfetta”. Anche i migliori atenei, come MIT, segnalano un terzo di colloqui in meno. L’effetto a cascata aumenta la competizione e spinge molti giovani economisti verso ruoli meno prestigiosi o più orientati all’insegnamento.

Gli economisti archiviano la paura dei dazi: crescita sopra il 2% e meno rischi recessivi

Dopo il panico iniziale sui dazi di Trump, gli economisti tornano più ottimisti. Il PIL USA è stimato in crescita +2,3% nel 2025+2,2% nel 2026, grazie a investimenti in AI, consumi dei redditi alti e nuovi tagli fiscali. L’inflazione ha chiuso il 2025 al 2,7%, sotto le attese, e dovrebbe scendere al 2,6% nel 2026, con un impatto dei dazi ormai limitato. Il mercato del lavoro resta debole ma in stabilizzazione. La probabilità di recessione cala al 27%, minimo annuale, anche se restano rischi su Fed, dazi e Wall Street.

USA, Trump accelera sul divieto a Wall Street nel mercato delle case

Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per limitare gli acquisti di case unifamiliari da parte di investitori istituzionali, chiedendo alle agenzie federali di bloccare incentivi e garanzie sui mutui e di vietare la vendita di immobili pubblici ai grandi fondi. Restano aperti nodi chiave, come la definizione di “investitore istituzionale”, attesa entro 30 giorni. L’obiettivo è migliorare l’accessibilità abitativa, tema centrale verso le midterm, anche se gli investitori detengono solo 2%-3% del mercato. Economisti avvertono: senza più offerta, l’effetto sarà limitato.

USA, “No Buy January”: consumi sotto pressione tra inflazione e ansia economica

Negli Stati Uniti cresce il fenomeno del “No Buy January”, una sfida social che spinge a evitare spese non essenziali per tutto il mese. Oltre il 25% degli adulti ha già provato un gennaio senza acquisti e il 12% partecipa quest’anno, secondo NerdWallet. Il trend riflette un disagio diffuso: il 45% degli americani percepisce il costo della vita come eccessivo. Nonostante vendite retail ancora in crescita a dicembre +3,54% a/a, l’inflazione passata e il mercato del lavoro incerto alimentano prudenza e autocontrollo nei consumi.


EUROPA
UE, scontro con Washington sui dazi legati alla Groenlandia

La minaccia di dazi USA del 10%, con possibile aumento al 25% da giugno, usata da Donald Trump per forzare la vendita della Groenlandia, ha ricompattato l’Unione Europea. Commissione, Consiglio e Parlamento valutano l’uso dello strumento anti coercizione, il cosiddetto “bazooka” commerciale, che consentirebbe di limitare l’accesso al mercato unico a imprese statunitensi colpendo beni, servizi, investimenti e appalti. È uno strumento mai utilizzato, con rischi geopolitici elevatiGermania e Italia invitano alla cautela per evitare un’escalation. Il Parlamento europeo ha già congelato l’accordo commerciale UE USA del 2025, giudicando coercitivo l’uso dei dazi. Successivamente, Washington ha parzialmente ridimensionato la minaccia, citando un framework di sicurezza tra Trump e il segretario NATO Mark Rutte. Intanto i mercati reagiscono: i titoli auto europei sono scesi, riflettendo timori su export e margini. Resta alta l’incertezza.

UE–Mercosur, ratifica in bilico tra strategia geopolitica e veti interni

Le tensioni globali spingono l’Unione Europea a rilanciare l’accordo di libero scambio con il Mercosur, firmato con ArgentinaBrasileParaguayUruguay, per rafforzare la presenza europea in America Latina e contenere l’influenza cinese. L’intesa creerebbe un mercato da 700 milioni di persone, eliminando gradualmente 90% delle tariffe e generando risparmi stimati in oltre 4 miliardi € l’anno per le imprese UE. I benefici macro restano però limitati, con un impatto sul PIL UE di appena +0,05% entro il 2040. Le fratture politiche sono profonde: Francia guida l’opposizione, affiancata da Polonia, Ungheria, Irlanda e Austria, mentre Germania e Spagna sostengono l’accordo. Il Parlamento europeo ha chiesto un parere alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, congelando la ratifica e aprendo una fase di incertezza politica e legale.

PMI in ripresa tra Europa e Asia, export ordini in miglioramento

L’attività economica mostra segnali di rimbalzo a inizio anno in diverse grandi economie. Nell’area euro l’indice PMI resta a 51.5 a gennaio, con accelerazione in Germania e debolezza in Francia, secondo S&P Global. Migliorano gli ordini esteri anche in Giappone, India e Australia. International Monetary Fund e World Bank hanno alzato le stime di crescita, ma avvertono che nuovi dazi USA o un rallentamento dell’AI boom potrebbero frenare l’espansione, con l’Europa ancora in ritardo rispetto a USA e Cina.

BCE, dibattito interno su possibili tagli ma linea prudente

Alla riunione di dicembre, alcuni membri del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea hanno valutato un orientamento più accomodante, pur lasciando il tasso chiave invariato al 2%. Con inflazione poco sotto il targetcrescita modesta, è emerso il rischio di stagnazione e di un undershooting più marcato dell’obiettivo. Altri esponenti hanno però sostenuto l’opportunità di un periodo prolungato di tassi stabili, dato il ridimensionamento dei rischi di forte rallentamento. In un contesto di incertezza elevata, la BCE ha concordato su una comunicazione prudente e non impegnativa, senza prefigurare la prossima mossa. Gli investitori attendono tassi fermi anche a febbraio.

Eurozona, fiducia dei consumatori in lieve recupero ma resta fragile

La fiducia dei consumatori dell’area euro è salita a -12.4 a gennaio da -13.2, sopra le attese, secondo la Commissione Europea. Il miglioramento potrebbe però essere temporaneo, poiché l’indagine precede l’escalation delle tensioni UE USA legate alle minacce tariffarie del presidente Donald Trump sulla Groenlandia. La Banca Centrale Europea sottolinea che i dazi frenano spesa e aspettative, nonostante inflazione in calo e tassi fermi al 2%, come ribadito dalla presidente Christine Lagarde. Un report di Eurofound mostra che 61% delle famiglie a basso reddito fatica ad arrivare a fine mese, segnalando pressioni persistenti sui bilanci domestici.

Regno Unito, inflazione e lavoro tengono la BoE in equilibrio delicato

Il governatore della Bank of EnglandAndrew Bailey, ha osservato che i mercati hanno reagito con calma alle minacce di dazi USA legate alla Groenlandia, ormai spesso scontate come tattiche negoziali di Donald Trump. Sul fronte domestico, l’inflazione UK è salita al 3.4% a dicembre, sopra le attese, complicando il percorso dei tagli dopo tassi al 3.75%. Il mercato del lavoro resta debole, con disoccupazione al 5.1% e salari in rallentamento. Secondo la policy maker Megan Greene, una divergenza con la Fed potrebbe riaccendere le pressioni inflazionistiche nel 2026, giustificando un allentamento più graduale nonostante il raffreddamento della domanda.

Norvegia, Norges Bank prudente sull’allentamento

La banca centrale norvegese ha mantenuto il tasso chiave al 4% per la terza riunione consecutiva, confermando un approccio graduale ai tagli. Norges Bank segnala che l’inflazione core intorno al 3% resta troppo elevata per accelerare l’allentamento. La governatrice Ida Wolden Bache ha ribadito che non c’è fretta, pur indicando possibili 1–2 tagli nel 2026 se lo scenario evolverà come atteso. Le tensioni geopolitiche aumentano l’incertezza ma non modificano il percorso previsto.

RESTO DEL MONDO
Cina, crescita al target ma squilibri strutturali in aumento

Nel 2025 la Cina ha centrato il target di crescita con un PIL a +5%, trainato dall’export, che ha contribuito per 33%all’espansione, quota record dal 1997. Il surplus commerciale ha raggiunto circa 1.200 miliardi di dollari, compensando il calo verso gli USA. Restano però deboli consumiimmobiliareinvestimenti, mentre la crescita è rallentata al 4.5% nel Q4. La People’s Bank of China segnala apertura a uno yuan più forte, ma secondo Capital Economics l'apprezzamento sarà graduale. Il modello resta fragile in vista del 2026.

Giappone, BoJ cauta tra inflazione persistente ed export sotto pressione

La Bank of Japan dovrebbe mantenere i tassi allo 0.75% dopo il rialzo di dicembre, massimo da tre decenni, orientandosi verso una pausa. L’attenzione è su inflazione al 2%, prezzi alimentari persistenti e yen debole, con incertezze fiscali che agitano il mercato dei bond. Sul fronte reale, l’export è cresciuto del 5.1% a/a a dicembre, portando il 2025 a 110.448 trilioni di yen, ma le spedizioni verso gli USA sono scese del 4.1% per i dazi del 15% su auto e componenti. Secondo Moody’s Analytics, i rischi commerciali restano elevati, con possibili ricadute su profitti e salari.

Iran, il ritorno globale potrebbe ridisegnare commercio ed energia

Un’eventuale fine delle sanzioni riporterebbe l’Iran nel sistema finanziario globale, con banche di nuovo su SWIFT, export energetico in ripresa e rientro dei capitali. Il rientro di fino a 1.5 milioni di barili/giorno potrebbe spingere il petrolio giù di circa il 10%, salvo interventi OPEC+. Gli effetti si estenderebbero a Turchia, Iraq e al Golfo, riordinando flussi commerciali, logistici e competitivi regionali.

Corea del Sud, frenata a fine 2025 ma attese di ripresa

L’economia della Corea del Sud si è contratta dello 0.3% t/t nel quarto trimestre 2025, portando la crescita annua all’1.0%, minimo quinquennale. Secondo la Bank of Korea il calo riflette base elevata, dazi USA e fine degli stimoli. Nonostante dati sotto attese, i mercati restano fiduciosi. Per il 2026 il governo stima +2.0%, mentre il International Monetary Fund vede +1.9%, sostenuti da semiconduttori e investimenti in AI.

Indonesia, tassi fermi tra pressioni sul cambio e dubbi sull’indipendenza

La banca centrale indonesiana ha mantenuto il tasso di riferimento al 4.75% per la quarta riunione consecutiva, puntando a stabilizzare la rupiah e contenere l’incertezza macro. Bank Indonesia ha ribadito l’obiettivo di inflazione 1.5%-3.5% e la possibilità di futuri tagli solo con maggiore stabilità valutaria, ha detto il governatore Perry Warjiyo. Le nomine del presidente Prabowo Subianto hanno riacceso dubbi sull’indipendenza. Capital Economics e Barclays prevedono allentamento graduale nel 2026.

Turchia, taglio dei tassi rallenta con inflazione meno cooperativa

La banca centrale turca ha ridotto il tasso di riferimento al 37.0%, quinto taglio consecutivo ma con passo più lento rispetto a dicembre. Central Bank of Turkey segnala un rallentamento della disinflazione a inizio 2026, con pressioni dai prezzi alimentari. L’inflazione a fine 2025 è scesa al 30.9%, minimo dal 2021, ma gli indicatori di gennaio mostrano un lieve irrigidimento. Secondo Capital Economics, l’allentamento potrà accelerare se lo stop si rivelerà temporaneo.

Uzbekistan, ferrovie come hub tra Europa e Asia

L’Uzbekistan accelera sull’espansione dei corridoi ferroviari internazionali per rafforzare il ruolo di Paese di transito tra Europa, Asia e Asia meridionale. Nuove rotte verso CinaIranAfghanistan, inclusa la Trans Afghan Railway, mirano a ridurre i tempi di transito e sostenere i flussi commerciali. In parallelo, Uzbekistan Railways JSC investe in materiale rotabilealta velocità, con rete elettrificata oltre il 70% e obiettivo 85% entro il 2030, puntando su efficienza, sostenibilità e turismo.

Malesia, tassi fermi con inflazione sotto controllo

La banca centrale della Malesia ha mantenuto il tasso overnight al 2.75%, terza pausa consecutiva, giudicando l’assetto monetario adeguato e stabile. Bank Negara Malaysia beneficia di inflazione annua all’1.4% nel 2025 e crescita al 4.9%, sopra le attese. Secondo Fitch Solutions, i tassi resteranno invariati nel 2026, con rischi esterni ancora presenti ma domanda interna solida.

PROSPETTIVE

Dopo il rientro delle tensioni sui dazi USA legati alla Groenlandia, l’attenzione dei mercati torna su dati macro e politica monetaria. Il focus principale è sulla Federal Reserve, attesa lasciare i tassi invariati al 3.50%-3.75%, con gli investitori a caccia di segnali sul timing dei prossimi tagli, oggi prezzati da luglio.

Decisioni sui tassi sono attese anche da Bank of Canada, Banco Central do Brasil, South African Reserve Bank, Riksbank e Monetary Authority of Singapore. In Europa riflettori su PIL flashinflazione e fiducia, mentre la Banca Centrale Europea resta in modalità attendista.

In Asia, occhi su PMI e profitti industriali cinesi, verbali della Bank of Japan e inflazione australiana, decisiva per le mosse della RBA. Il boom dell’AI continua a sostenere export e crescita in economie come TaiwanCorea del Sud, mentre i rischi restano legati a geopoliticatariffe e volatilità valutaria. Nel complesso, i mercati entrano in una fase densa di eventi monetari, con aspettative di allentamento graduale ma ancora altamente data dependent.

Stati Uniti:

Europa:


Resto del Mondo:

Tag: Settimana Economicaindicatori macroeconomicimercati finanziari

La Settimana Economica

La rubrica settimanale a cura di Viktor Todorov che analizza le principali notizie economiche e l’andamento dei mercati finanziari.

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