La Settimana Economica | n. 18/2026

La prima settimana di maggio si apre con un cambio di paradigma nelle banche centrali: la Fed passa dai tagli alla neutralità, con il rischio di rialzo sempre più concreto, mentre la BCE evita la parola stagflazione con inflazione al 3% e crescita quasi nulla. Lo shock energetico da Hormuz non è più uno scenario di rischio: è il dato di realtà attorno a cui ruota ogni decisione di politica monetaria, fiscale e commerciale.

Negli Stati Uniti la settimana segna una svolta storica per la Federal Reserve. Il dibattito interno non riguarda più quando tagliare, ma se alzare i tassi: tre presidenti regionali hanno dissentito contro il segnale di taglio futuro e Kashkari ha già delineato scenari che giustificherebbero una serie di rialzi. Con Hormuz chiuso, i tassi reali scendono da soli mentre l'inflazione sale al 3,5% sul PCE, rendendo la politica attuale di fatto più espansiva senza che la Fed muova un dito. Powell resta nel board rompendo una norma dal 1948, per impedire a Trump la quarta nomina e la maggioranza. Warsh eredita un'istituzione spaccata su tassi, framework e deregulation bancaria. Sullo sfondo, il PIL del primo trimestre cresce del +2% grazie all'AI, ma è ancora sostanzialmente pre-Hormuz. La benzina tocca i 4,39 dollari al gallone, il rincaro più rapido in oltre 30 anni. Il debito pubblico supera il 100% del PIL per la prima volta in modo strutturale dal 1946.

In Europa la BCE lascia i tassi al 2% per la terza volta consecutiva, ma ha "dibattuto a lungo" un rialzo immediato e prepara il terreno per giugno. L'inflazione ad aprile sale al 3%, il PIL del primo trimestre cresce di appena lo +0,1%. Lagarde evita il termine stagflazione, ma i mercati prezzano due o tre rialzi entro fine anno. BCE e Bank of England iniziano a divergere: Francoforte è in territorio neutro e ha meno margini di attesa, Londra con tassi già restrittivi e disoccupazione in salita ritiene che il mancato taglio atteso sia risposta sufficiente. Sul fronte commerciale, l'Europa si trova stretta su due fronti: Trump minaccia dazi sulle auto europee al 25% e la Cina risponde con ritorsioni al piano "Made in Europe", con un deficit commerciale UE-Cina a 359 miliardi ormai insostenibile.

Nel resto del mondo il rial iraniano crolla a 1,8 milioni per dollaro con inflazione al 53,7%, mentre Trump mantiene il blocco navale per mesi. La Banca Mondiale avverte di una stretta sui fertilizzanti che rischia di trasformarsi in crisi alimentare globale. Taiwan cresce del +13,69% grazie all'AI, ma Hormuz minaccia le forniture di elio per i chip. Il Giappone vota 6-3 per un rialzo a giugno. Il Canada cresce ma in modo fragile. Il Brasile taglia i tassi ma avverte che la guerra complica tutto. Il tema comune resta uno: quanto durerà lo shock energetico.

INDICATORI MACROECONOMICI

Inflazione: 
Italia: +1,5%, dal precedente +1% ⬆
Eurozona: +3% dal precedente +2,5%. ⬆
Inghilterra: +3,3% dal precedente +3% ⬆
Stati Uniti: +3,3% dal precedente +2,4% ⬆

Disoccupazione: 
Italia: +5,1% dal precedente +5,5% ⬇
Eurozona: +6,2% dal precedente +6,1%⬆
Inghilterra: +5,2% dal precedente +5,2% 
Stati Uniti: +4,4% dal precedente +4,3% ⬆

Tassi d'interesse: 
Eurozona: 2%
Stati Uniti: 3,75-3,5%
Inghilterra: 3,75%

PIL: Q4 2025: 
Italia: 0,1%
Eurozona: +0,3%
Inghilterra: +0,1%
Stati Uniti: +1,4%

MERCATI FINANZIARI

EUR/USD: 1,17207, +0,03% questa settimana, –0,15% da inizio anno 
DXY: 98,48, –0,03% questa settimana, +0,19% da inizio anno

S&P500: 7.230,11, +0,91% questa settimana, +5,12% da inizio anno 
NASDAQ: 25.114,43, +1,12% questa settimana, +6,95% da inizio anno 
FTSE MIB: 48.246,12, +1,24% questa settimana, +7,21% da inizio anno 
STOXX 600: 620,82, +0,10% questa settimana, +4,84% da inizio anno 
DAX: 24.319,00, +0,68% questa settimana, –0,69% da inizio anno 
CAC 40: 8.219,00, –0,53% questa settimana, +0,85% da inizio anno 
IBEX 35: n.d. US10Y: 4,38%, +7,4 bps questa settimana, +19 bps da inizio anno US02Y: 3,89%, +11 bps questa settimana, +41 bps da inizio anno 
US10Y – US02Y: 0,49%, –4 bps questa settimana, –15,3 bps da inizio anno 
IT10Y: 3,81%, +3 bps questa settimana, +26,2 bps da inizio anno 
Spread BTP–Bund: 81,810 bps, +2,36 bps questa settimana, +21,30 bps da inizio anno

VIX: 16,94, –9,36% questa settimana, +14,07% da inizio anno 
BTC/USD: $78.305,00, –0,45% questa settimana, –10,50% da inizio anno

FOCUS DELLA SETTIMANA 

 

STATI UNITI 

PCE marzo al 3,5%: l'inflazione preferita dalla Fed accelera, i tagli si allontanano

A marzo l'indice PCE sale del +0,7% mensile, portando il dato annuo al 3,5%, ben sopra il target del 2%. Il PCE core cresce del +0,3% mensile e del +3,2% annuo. La spesa dei consumatori accelera del +0,9%, trainata da un balzo del +20% mensile nelle spese energetiche. I redditi personali crescono del +0,6%, sopra le attese. Il dato conferma perché la Fed ha sospeso i tagli: dopo il Covid, i dazi e ora la guerra in Iran, l'inflazione non riesce a tornare verso il 2%. I mercati prezzano l'80% di probabilità che i tassi restino invariati per tutto il 2026.

La Fed costretta a cambiare rotta: Powell resta, Warsh arriva, il dibattito sui tassi si rovescia

La settimana ha segnato una svolta storica per la Federal Reserve. Dopo anni in cui il dibattito interno riguardava il ritmo dei tagli, il comitato discute ora apertamente se alzare i tassi. Tre presidenti regionali hanno dissentito contro il mantenimento del segnale di taglio futuro, e Neel Kashkari ha già delineato gli scenari che potrebbero giustificare una serie di rialzi. Il meccanismo è netto: con Hormuz chiuso, i tassi reali scendono da soli mentre l'inflazione sale, rendendo la politica attuale di fatto più espansiva senza che la Fed muova un dito. Powell ammette che il centro del comitato si sposta verso la neutralità, primo passo verso un bias restrittivo.

Sul fronte istituzionale, Jerome Powell ha annunciato che resterà nel board come governatore dopo il 15 maggio, rompendo una norma seguita da ogni predecessore dal 1948. La ragione è esplicita: se lasciasse, Trump otterrebbe la quarta nomina e la maggioranza nel board a sette membri. La sua presenza complica quella aritmetica e mantiene alta la soglia per eventuali nuovi attacchi all'indipendenza della banca centrale.

Kevin Warsh eredita quindi un'istituzione divisa su più fronti. Il primo è monetario: inflazione core sopra il 3%, quattro dissidenti nell'ultimo voto, il numero più alto dal 1992, e un framework da riscrivere. Il secondo è regolatorio: Warsh ha già dichiarato che l'indipendenza della Fed non si estende alla supervisione bancaria, aprendo la strada a una deregulation che il board attuale ha finora frenato con un voto 4-3 su base partigiana. Con Powell presente, quella maggioranza non arriverà facilmente. Senza di lui, il quadro cambierebbe rapidamente.

Debito pubblico oltre il 100% del PIL: soglia simbolica, rischio strutturale

Il debito pubblico americano supera per la prima volta il 100% del PIL in modo strutturale, raggiungendo il 100,2% al 31 marzo 2026, con un deficit annuo vicino al 6% del PIL e una spesa pubblica pari a 1,33 dollari per ogni dollaro incassato. Il deficit 2026 è stimato a 1.900 miliardi. Un dollaro su sette della spesa federale va ora in interessi sul debito. Il CBO prevede un rapporto al 120% entro il 2036 e al 175% entro il 2056. A differenza del picco del 2020, i driver sono strutturali: tagli fiscali, invecchiamento demografico e tassi più alti rendono improbabile un rientro spontaneo. L'ultimo anno fiscale con debito sopra il 100% era stato il 1946.

PIL Q1 al +2%: l'AI tiene la crescita, ma la guerra inizierà a pesare

Il PIL americano cresce del +2% annualizzato nel primo trimestre 2026, sotto le attese del +2,2%. Il motore è l'intelligenza artificiale: gli investimenti delle imprese accelerano al +10,4%, il ritmo più alto in quasi tre anni, con l'AI che avrebbe contribuito a circa metà della crescita complessiva. I consumi rallentano all'1,6%, mentre l'indice PCE dei prezzi balza al +4,5% dal +2,9% del trimestre precedente. La benzina, salita del 44% dall'inizio della guerra, ha colpito soprattutto dopo la chiusura del trimestre: il dato è quindi ancora sostanzialmente pre-Hormuz. Gli economisti avvertono che nei prossimi trimestri lo shock energetico inizierà a lasciare i suoi segni.

Benzina a 4,39 dollari: il rincaro più rapido in oltre 30 anni

La benzina americana tocca i 4,39 dollari al gallone, con un balzo di 33 centesimi in una settimana, il rialzo settimanale più rapido dai tempi dell'invasione russa dell'Ucraina. In nove settimane il prezzo è salito di 1,41 dollari, la fiammata più intensa dagli anni Novanta. In Ohio si sfiora i 4,83 dollari. Con le scorte in calo e la stagione estiva alle porte, ulteriori aumenti sono attesi. Ogni giorno gli americani spendono circa 125 milioni di dollari in più rispetto a una settimana prima.

Pignoramenti ai massimi dal 2020: tasse, assicurazioni e mutui formano una trappola

Nel primo trimestre 2026 i pignoramenti negli Stati Uniti salgono a quasi 119.000, in rialzo del 26% annuo, il livello più alto dal primo trimestre 2020. Il fenomeno non è ancora una crisi sistemica, ma segnala una pressione crescente su chi ha comprato casa negli ultimi anni: assicurazione media a 2.948 dollari annui (+12%), tasse sulla proprietà a 4.427 dollari(+3%). Con i mutui sopra il 6%, le modifiche del prestito alzano invece di abbassare la rata mensile, togliendo l'ultima via d'uscita tradizionale ai proprietari in difficoltà.

ISM manifatturiero USA ad aprile: produzione solida ma prezzi ai massimi dal 2022

Il PMI manifatturiero ISM si mantiene a 52,7 ad aprile, in linea con marzo e in territorio di espansione. Il segnale più preoccupante viene dai prezzi: l'indice sale a 84,6, il livello più alto dall'aprile 2022, con un balzo di 25,6 punti in tre mesi. I nuovi ordini crescono per il quarto mese consecutivo, ma l'occupazione resta in contrazione. Il messaggio delle imprese è chiaro: la domanda tiene, ma se il conflitto in Iran persiste, l'impatto su prezzi e forniture potrebbe diventare estremo.

EUROPA

Europa, cinque anni di inflazione azzerano i salari reali: l'Italia è ultima tra i grandi

Tra il 2020 e il 2025 i salari lordi orari nell'UE crescono del 21,9%, da 21,5 a 26,2 euro, ma l'inflazione cumulata del 25,6% erode interamente il guadagno nominale, con un calo reale del 3%. Tutte e quattro le grandi economie perdono terreno: Italia -9,2%, il peggior dato dell'intera Europa, Spagna -5,9%, Francia -3,3%, Germania -3,2%. I guadagni reali si concentrano nell'Est Europa, trainati dall'effetto di recupero: Bulgaria +37,4%, Serbia +25,4%, Croazia e Lituania +21,1%. Il divario salariale assoluto resta però enorme: da 10,5 euro l'ora in Bulgaria a 49,7 euro in Lussemburgo, con la Germania prima tra le grandi economie a 34,5 euro e la Spagna ultima a 19,5 euro.

Doppia tensione UE: dazi USA sulle auto europee e guerra commerciale UE-Cina

Il fronte commerciale si apre su due fronti simultanei. Trump minaccia di alzare i dazi sulle auto europee dal 15% al 25%, accusando Bruxelles di non rispettare l'accordo firmato in Scozia: una mossa che segue uno schema collaudato, ma che colpisce un mercato già in calo del 21% nel 2025 e vale circa un quinto dell'export automobilistico europeo. In parallelo, la Commissione europea risponde con fermezza alle ritorsioni cinesi contro il piano "Made in Europe": il deficit commerciale UE-Cina a 359 miliardi è insostenibile, mentre Pechino stringe i controlli su terre rare e chip automotive e rischia di dirottare verso l'Europa le esportazioni escluse dal mercato USA. L'Europa si trova stretta tra due pressioni commerciali opposte e simultanee.

Europa, carburanti ancora su del 12% rispetto ai livelli pre-attacco

Nonostante il cessate il fuoco, i prezzi dei carburanti in Europa restano ben sopra i livelli pre-conflitto. La benzina media UE è salita da 1,64 a 1,83 euro al litro (+12%), il diesel da 1,59 a 2,01 euro (+26%). Gli aumenti più forti su benzina in Belgio, Repubblica Ceca e Bulgaria (+22%), su diesel in Bulgaria (+43%) e Francia (+36%). Tra le grandi economie, la Francia guida su entrambi i fronti. I Paesi Bassi restano i più cari: 2,28 euro per la benzina, 2,30 per il diesel.

Eurozona, inflazione al 3% e crescita quasi azzerata: la stagflazione bussa alla porta

Le aspettative di inflazione delle famiglie dell'Eurozona sono salite al 4% nei prossimi 12 mesi, il doppio del target BCE, rispetto al 2,5% di febbraio. Il dato si materializza nei numeri: ad aprile l'inflazione tocca il 3%, massimo da settembre 2023, con l'energia in rialzo dell'11% e il Brent sopra i 120 dollari al barile. L'inflazione core resta al 2,2%, segnale che la pressione è ancora concentrata sull'energia, ma le banche hanno già irrigidito le condizioni di credito ai livelli più severi dal terzo trimestre 2023.

Sul fronte della crescita, il PIL del primo trimestre si ferma a +0,1% congiunturale, dimezzando il già modesto +0,2% di fine 2025. La Francia stagna, l'Irlanda contrae, la Germania tiene meglio del previsto con +0,3% ma con prospettive in peggioramento. L'UE ha speso 27 miliardi di euro in più per importazioni energetiche dall'inizio del conflitto.

La BCE tiene i tassi al 2% per la terza volta consecutiva, ma ha dichiarato di aver "dibattuto a lungo" un rialzo immediato, preparando il terreno per giugno. Lagarde evita il termine stagflazione, ma i mercati prezzano due o tre rialzi entro fine anno. Lo scenario avverso, con Hormuz bloccato per tutto il 2026, prevede una crescita limitata allo 0,4%. Il segnale parzialmente rassicurante è che i lavoratori non si attendono ancora aumenti salariali significativi, frenando per ora il rischio di una spirale prezzi-salari.

BCE e Bank of England verso giugno: strade che si separano, Hormuz decide

BCE e Bank of England lasciano i tassi invariati per la terza volta consecutiva, ma il mercato non guarda alle decisioni: guarda al linguaggio. La BCE resta al 2% in un dilemma da stagflazione, con Lagarde che ammette l'impossibilità di pianificare in uno scenario segnato da "guerra, tregua, collasso dei negoziati e blocco navale". Il Brent tocca temporaneamente i 126 dollari al barile. Il messaggio chiave è temporale: in sei settimane si potrà prendere una decisione più informata.

Le due banche iniziano però a divergere. La BCE, con tassi in territorio neutro, ha dichiarato di aver "dibattuto a lungo" un rialzo immediato e appare più vicina a muoversi a giugno. Entrambe le banche si muoveranno solo in presenza di effetti di secondo livello su salari e prezzi, finora assenti: l'80% dei contratti salariali 2026 è stato definito a una media del 3,5%. La BOE frena invece le aspettative: con tassi già in zona restrittiva e disoccupazione in salita, Londra ritiene che il mancato taglio già atteso sia risposta sufficiente allo shock energetico.

La Fed mantiene il range 3,50%-3,75% con inflazione al 3,3% e tagli multipli ormai fuori quadro. L'FMI taglia la crescita dell'Eurozona all'1,1%. I mercati prezzano due o tre rialzi BCE e BOE entro fine anno, con un rialzo a giugno come scenario centrale. Tutto dipenderà da Hormuz.

Germania e Spagna, inflazione ai massimi pluriennali: energia ancora protagonista

A aprile l'inflazione tedesca sale al 2,9% (massimo da gennaio 2024) e quella spagnola al 3,5% (massimo da giugno 2024), entrambe spinte dall'energia: in Germania i prezzi energetici crescono del 10,1% annuo, il rialzo più forte dal febbraio 2023. Il Brent torna sopra i 110 dollari al barile con i negoziati USA-Iran ancora bloccati. La BCE prevede un'inflazione media dell'Eurozona al 2,6% nel 2026, con un picco potenziale al 4,8% nel 2027 in caso di conflitto prolungato. Il sentiment economico europeo tocca i minimi da novembre 2020.

RESTO DEL MONDO

Hormuz, le conseguenze si allargano: rial a picco e crisi alimentare in arrivo

Trump mantiene il blocco navale dei porti iraniani "per mesi se necessario". Il rial crolla a 1,8 milioni per dollaro, con inflazione al 53,7% e prezzi alimentari esplosi fino al +75% mensile sul pollo. L'obiettivo è esaurire il regime prima di qualsiasi accordo nucleare. In parallelo, la Banca Mondiale avverte che la chiusura di Hormuz ha portato l'accessibilità dei fertilizzanti ai minimi da quattro anni: il gas naturale è la base dei fertilizzanti azotati, e ogni rincaro energetico si trasmette direttamente ai raccolti futuri. Il Food Price Index della FAO ha già iniziato a salire.

Moody's rivede l'outlook della Cina a stabile: crescita tiene, debito sale

Moody's migliora l'outlook sul debito cinese da negativo a stabile, confermando il rating A1. L'agenzia prevede una crescita reale del 4,5% nel 2026 e del 4,2% nel 2027, sostenuta dalla resilienza delle esportazioni nonostante il rallentamento. Il nodo resta il debito pubblico, atteso in salita dal 68,5% del PIL nel 2025 all'82,4% nel 2027, con superamento del 90% entro fine decennio. I consumi restano deboli per il peso del settore immobiliare, lasciando la crescita dipendente da investimenti ed export.

BOJ ferma allo 0,75% ma il board si spacca: giugno sempre più vicina

La Bank of Japan mantiene i tassi allo 0,75% ma il voto 6-3 a favore di un rialzo immediato segnala un'accelerazione della pressione interna. La BOJ alza le stime di inflazione al 2,8% per l'anno fiscale 2027 e taglia la crescita allo 0,5%. Il dilemma è classico: energia alta spinge i prezzi ma frena l'economia. La maggior parte degli economisti attende ora un rialzo all'1%giugno, con lo shock energetico che rischia di far scivolare il Giappone in una fase di stagflazione.

Canada, PIL e PMI in rialzo ma entrambi da prendere con cautela

Il Canada cresce dell'1,7% annualizzato nel primo trimestre, evitando per la seconda volta in un anno la recessione tecnica. Il PMI manifatturiero balza a 53,3 ad aprile, con nuovi ordini ai massimi da quattro anni. In entrambi i casi, però, i segnali positivi vanno ridimensionati: marzo è quasi piatto, e il rimbalzo del PMI sembra trainato dalla corsa alle scorteper anticipare rincari legati alla guerra in Iran, non da domanda reale. I prezzi degli input accelerano ai massimi da tre anni e mezzo. La Bank of Canada resta ferma e prevede una crescita di appena l'1,2% per l'intero 2026.

Taiwan, PIL +13,69% nel Q1: l'AI vola, ma Hormuz minaccia i chip

Taiwan registra la crescita più rapida in 39 anni, con il PIL in rialzo del 13,69% annuo nel primo trimestre, trainato dalle esportazioni di semiconduttori legate all'intelligenza artificiale (+35,25%). Capital Economics rivede le stime 2026 al 9%. Il rischio principale viene da Hormuz: Taiwan dipende dalla regione per il 37% del suo GNL e per l'elio, gas critico per la produzione di chip, la cui capacità globale si è ridotta di un terzo. Per ora i buffer di scorte tengono, ma una chiusura prolungata dello Stretto trasformerebbe il problema da costo a vincolo di capacità produttiva.

Brasile, secondo taglio consecutivo al 14,5%: la guerra complica l'allentamento

Il Copom taglia il Selic al 14,5% dal 14,75%, ma avverte che i prossimi movimenti dipenderanno dalla durata della guerra in Iran e dai suoi effetti sull'inflazione. I prezzi al consumo accelerano al 4,4% annuo, sopra il target del 3%, con le aspettative di fine anno a 4,9%. Il PIL 2026 è previsto all'1,9%, in rallentamento. Il nodo è strutturale: 82 milioni di brasiliani hanno un pagamento scaduto e il reddito medio è impegnato al 74,6% nel servizio del debito.

PROSPETTIVE 

La settimana che si apre ruota attorno a un dato: i payroll di aprile, in uscita venerdì. Dopo il forte marzo, gli analisti si aspettano una crescita inferiore a 100.000 posti. Il dato sarà determinante per capire se la Fed, già divisa tra chi vuole neutralità e chi parla apertamente di rialzi, avrà elementi per muoversi. I mercati prezzano una probabilità minima di taglio entro fine anno. In agenda anche JOLTS, ADP, ISM servizi e il sondaggio dell'Università del Michigan di maggio.

In Europa la settimana è più tranquilla sul fronte delle decisioni, ma i dati saranno cruciali. I PMI finali di manifattura e servizi per Germania, Francia ed Eurozona offriranno una lettura aggiornata dell'impatto della guerra. I prezzi alla produzione di marzo indicheranno quanto lo shock energetico stia risalendo la filiera. Il mercato prezza già due rialzi BCE nel 2026, con rischio di un terzo. In Norvegia la Norges Bank potrebbe alzare i tassi di 25 punti base al 4,25%, mentre la Riksbank svedese è attesa ferma all'1,75%.

In Asia l'appuntamento principale è la riunione della RBA australiana, attesa a un terzo rialzo dell'anno con l'inflazione prossima al 5% nel secondo trimestre. In Corea del Sud i prezzi di aprile dovrebbero accelerare al 2,6%, massimo da luglio 2024. Taiwan pubblicherà dati su inflazione ed export, con le spedizioni attese in crescita fino al 66% annuo. In Cina i dati commerciali di sabato mostreranno probabilmente un rimbalzo dell'export ad aprile all'8,4% dal 2,5% di marzo. Il tema comune resta uno: quanto durerà lo shock energetico e quando inizierà a lasciare segni permanenti su occupazione, prezzi e politica monetaria.

Stati Uniti:

Fed Chair Powell Confronts His Final Big Decision: Stay or Go - WSJ

A split within the Fed impedes Trump’s deregulation of Wall Street

AI Investment Boosted Economic Growth, While Consumers Tapped the Brakes - WSJ

Why Powell Is Right to Stay On at the Fed - WSJ

U.S. Debt Tops 100% of GDP - WSJ

Powell to Remain on Fed Board, Citing Legal Pressure From Trump - WSJ

Iran War Lifts Fed’s Targeted Inflation Metric - WSJ

After Months of Debating Rate Cuts, Fed Shifts Toward Mapping Out Hikes - WSJ

High Housing Costs Are Pushing Foreclosures to a Six-Year High - WSJ

Americans Spent $125 Million More on Gas Friday Than They Did a Week Ago - WSJ

Trump Says He Will Raise Tariffs on EU Cars and Trucks - WSJ

U.S. Factory Activity Expands in April - WSJ

Europa:

ECB and BOE to Leave Key Rates Unchanged as Fate of Hormuz Strait Remains Unclear - WSJ

Eurozone Inflation Expectations Jumped in March, But Pay Growth Outlook Unchanged - WSJ

Europe fuel prices before the Iran war and after the ceasefire: Where did they rise most? | Euronews

Europe’s wage growth since 2020: Are Europeans better off? | Euronews

ECB interest rate dilemma: Eurozone growth stalls as Iran war fuels inflation | Euronews

Europe’s Economy Stutters as War Drives Up Inflation - WSJ

German, Spanish Inflation Reach Multiyear Highs - WSJ

Eurozone Economy Slows in First Quarter as Energy Shock Bites - WSJ

Exclusive: EU vows to fight ‘tooth and nail’ for European industry as China threatens retaliation | Euronews

ECB holds rates at 2% as inflation rises and eurozone growth slows | Euronews

ECB Closer to Rate Rise Than BOE as Energy Prices Stay High - WSJ

Resto del Mondo:

Japan’s Central Bank Makes Hawkish Hold as Board Split Widens - WSJ

Moody’s Upgrades China’s Outlook, Citing Resilience in Face of Challenges - WSJ

Taiwan’s Economic Growth Hits 39-Year High - WSJ

Canada Economy Returns to Growth, Though Activity Cools in March - WSJ

Brazil’s Central Bank Cuts Rates, Leaves Next Move Unclear Citing War - WSJ

Trump tightens US naval blockade as Iranian rial collapses to record low | Euronews

China’s ‘Teapot’ Refiners, Targeted by U.S., Offer Financial Lifeline to Iran - WSJ

Canada Manufacturing Activity Picks Up - WSJ

Fertiliser crisis caused by Iran war sparks global food security fears | Euronews

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La Settimana Economica

La rubrica settimanale a cura di Viktor Todorov che analizza le principali notizie economiche e l’andamento dei mercati finanziari.