I circoli ARCI sono impressi nella mia memoria di quando, da ragazzo, vivevo in Italia e, qualche volta, con gli amici andavamo ai “circolini” per incontrare qualche conoscente. Lì trovavi buona musica, qualcosa da fumare, qualche libro sul comunismo che nessuno leggeva e gli immancabili poster di idoli comunisti decaduti mescolati a quelli di Bob Dylan e Bob Marley.
Il legame dei circoli con i partiti comunisti era noto e, tutt’oggi, rimane forte, anche se formalmente si fa leva più che altro sugli ideali “antifascisti”. Così si autodefiniscono gli associati ARCI sul loro sito internet:
“Siamo eredi della tradizione mutualistica dei movimenti popolari e antifascisti che hanno contribuito a costruire e consolidare la democrazia italiana fondata sulla Costituzione”.
Fatta questa premessa, potete immaginare lo stupore che mi ha provocato la nuova locandina dell’evento di apologia del fascismo russo a Torino, tanto discusso in questi giorni, dove è scritto che la sede aggiornata sarà un circolo ARCI.
Il regime russo odierno è ciò che più si avvicina al nazismo, come aveva osservato il Presidente Mattarella, e corrisponde ai quattordici punti che Umberto Eco stilò per identificare il fascismo.
Accogliendo nelle proprie sedi un evento volto a normalizzare i crimini russi, ARCI tradisce sé stessa. Non si può giustificare con la “tutela della libertà di pensiero” la diffusione delle menzogne della propaganda russa, che crea una realtà parallela, dove tutti gli ucraini sono nazisti, la Chiesa ortodossa ucraina santifica Bandera, Bucha è una messinscena, e così via.
La partecipazione di agenti della macchina della disinformazione russa come Vincenzo Lorusso, del "pataccaro” (in quanto venditore di notizie dal dubbio valore) Alessandro Di Battista e il professore universitario D’Orsi, che ripete le menzogne del Cremlino senza verificarne la veridicità, è la garanzia che i visitatori assisteranno a un tentativo di persuasione di massa attraverso la più becera propaganda, e non certo a uno scambio di opinioni intellettualmente onesto.
Ma lasciamo da parte il fascismo, il comunismo e le ideologie in generale. Parliamo di valori umani, come la libertà di essere sé stessi e la parità di genere.
Ricordo che negli anni ’90 l’ARCI ebbe un ruolo importante per la comunità italiana LGBT, ruolo che mantiene tutt’oggi. Mi chiedo se Arcigay non abbia nulla da dire sul fatto che, in una delle sedi ARCI, si terrà un evento volto a riabilitare il regime russo che ha messo fuorilegge la comunità LGBT e annovera le associazioni LGBT tra le organizzazioni estremiste.
Sulla base di quanto esposto sopra, mi sorge una domanda: com’è possibile che un’associazione creata per consolidare la democrazia italiana, fondata su una Costituzione antifascista, ospiti un evento di apologia del fascismo russo organizzato da persone che si definiscono “di sinistra”?
Se non siamo di fronte a un disturbo bipolare, cosa stiamo osservando?
