Il disegno di Masha

La politica repressiva del Cremlino colpisce anche i bambini.

La storia di Masha, 12 anni, perseguitata per un disegno.

 

Masha, 12 anni, frequenta la prima media di una scuola a sud di Mosca. 

Durante la lezione di arte ha disegnato un'immagine che ha sconvolto l’insegnante la quale è corsa ad avvertire il preside della scuola. 

La maestra d’arte, Ekaterina Ovsyannikova, aveva chiesto agli alunni di fare un disegno che celebrasse I militari russi. Il disegno di Masha mostrava una donna e un bambino, mano nella mano, accanto a una bandiera ucraina. I missili volano verso di loro e sulla bandiera russa si legge “No alla guerra”, su quella ucraina “slava ukraini”.

Il preside chiama la Polizia e, gli agenti della sezione di sicurezza federale (FSB), raggiungono la scuola. Masha viene interrogata sui motivi di quel disegno e, terminato l’interrogatorio gli agenti dell’FSB decidono che Masha deve essere tolta alla famiglia ed affidata ad un orfanotrofio statale deputato alla correzione dei minori.

Il disegno di Masha Moskslev

Secondo quanto riportato dalla Polizia, il crimine di Masha è stato quello di “screditare i militari russi” attraverso il suo disegno. Nel 2022 Putin ha fatto approvare una legge che punisce chiunque ponga in essere atti (di qualsiasi tipo) che screditino l’azione militare in Ucraina. La pena prevista per chi commette questo reato è di cinque anni di reclusione.

Il giorno successivo, viene interrogato anche il padre di Masha, Alexei Moskalyov. La sua casa viene saccheggiata dagli agenti di polizia e i suoi risparmi sequestrati. Alexei viene portato in cella, picchiato e sottoposto per ore ad ascoltare l’inno nazionale russo a tutto volume. Racconta che la musica era così forte che le pareti tremavano. Dopo due ore e mezza ha avuto un malore ed è stato necessario l’intervento di una equipe medica del pronto soccorso che gli ha somministrato farmaci per il cuore.

Pochi giorni dopo Alexei è sottoposto a procedimento penale direttissimo con l’accusa di aver screditato i militari russi con alcuni suoi commenti sui social. Al termine del processo Alexei viene condannato al pagamento di una multa di 32mila rubli (circa 1500 euro) e Masha è costretta a seguire un programma rieducativo che prevede la frequentazione di gruppi di attivisti che sostengono i militari russi e l’operazione speciale di Putin in Ucraina.

Questo che è capitato nell’aprile dello scorso anno a Masha e al di lei padre Alexei, non è un caso isolato. Molti altri bambini e i loro genitori, vengono sottoposti oggi in Russia a restrizione della libertà, multe e programmi rieducativi pianificati dallo Stato. Tutti questi bambini e le loro famiglie sono inseriti in una speciale lista di sorveglianza detenuta dalla commissione per la sicurezza federale russa. I Bambini hanno dovuto scusarsi pubblicamente davanti alle telecamere per i loro comportamenti deviati.

Queste tristi vicende, ci dimostrano come la Russia sia ormai lontana dalla postura pseudo-liberale tenuta negli anni 2000. È evidente come negli ultimi anni ci sia stata una reminiscenza nella politica russa che è passata da un percorso autoritario dei primi due mandati di Putin 2000-2008, a quello totalitario iniziato con il terzo mandato nel 2012. 

La Russia ha tirato fuori un’ennesima testa della sua Idra immortale, facendo un salto all’indietro, tornando alle politiche repressive della Russia dei dittatori post rivoluzione.

Oggi in Russia l'obbedienza passiva non è piĂš sufficiente. I cittadini devono umiliarsi con dimostrazioni di lealtĂ . 

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