Un aumento del 21,1% in dodici mesi, esportazioni per 745 milioni di euro e risultati particolarmente brillanti in Brasile, Uruguay e Paraguay. È questo il quadro presentato da Confindustria in un post pubblicato sui social alla vigilia della missione imprenditoriale italiana in America Latina. Secondo l’associazione degli industriali, i dati di maggio 2026 rappresentano un «avvio incoraggiante» e confermano il valore dell’accordo tra Unione europea e Mercosur come strumento per rafforzare la presenza delle imprese italiane nella regione (ANSA, Confindustria su LinkedIn).
Un’analisi sui dati dell’ISTAT sulle esportazioni rivela che i numeri di partenza non sono in discussione. Nel maggio 2026 le esportazioni italiane verso i quattro Paesi menzionati da Confindustria hanno raggiunto complessivamente 745 milioni di euro.
Il Brasile ha assorbito 582 milioni di euro, con un incremento del 22,3% rispetto a maggio 2025. Seguono l’Argentina con 111 milioni e una crescita più contenuta, pari allo 0,6%, l’Uruguay con 37 milioni e un aumento del 72,2%, e il Paraguay con 15 milioni, quasi il doppio rispetto a un anno prima grazie a un incremento del 95,6% (ANSA, Confindustria).
Il punto non riguarda però l’esattezza del dato, ma la sua interpretazione. Nel messaggio social, Confindustria collega temporalmente il +21,1% al primo mese di vigenza dell’accordo UE-Mercosur e sostiene che i risultati confermino il valore dell’intesa come leva per le imprese italiane.
La stessa organizzazione riconosce però che saranno necessari i dati dei prossimi mesi per valutare la tenuta e l’ampiezza della crescita. La coincidenza temporale può rappresentare un segnale favorevole, ma non dimostra automaticamente un rapporto causale tra l’accordo e l’aumento delle esportazioni (Confindustria su LinkedIn, ANSA). Approfondiamo.
Il confronto con il resto dell’America Latina cambia la prospettiva
Per capire se il Mercosur abbia registrato una performance davvero speciale, il confronto più appropriato non è con un solo Paese, ma con l’insieme degli altri mercati dell’America Latina e dei Caraibi (LAC).
Un’elaborazione dei dati ISTAT sulle esportazioni italiane in valore, riferite al totale delle merci, permette di confrontare il Mercosur con tutti gli altri Paesi LAC presenti nella banca dati. In questo confronto, il Mercosur comprende Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay.
L’inclusione della Bolivia, quinto Paese che forma parte del Mercosur, porta il valore complessivo delle esportazioni italiane verso il blocco da 745,1 a 749,6 milioni di euro nel maggio 2026. Nel maggio 2025 lo stesso aggregato valeva 618,4 milioni. La crescita annuale risulta quindi pari al 21,2%, sostanzialmente identica al 21,1% riportato da Confindustria per i quattro Paesi originariamente considerati.
Il resto dell’America Latina e dei Caraibi mostra invece una dinamica opposta. Le esportazioni italiane verso gli altri Paesi della regione sono diminuite da circa 1,079 miliardi di euro nel maggio 2025 a 949 milioni nel maggio 2026. La contrazione è pari a circa 129,6 milioni di euro, corrispondenti al 12%.
Il confronto regionale è dunque netto:
| Area di destinazione | Maggio 2025 | Maggio 2026 | Variazione |
| Mercosur, inclusa la Bolivia | €618,4 mln | €749,6 mln | +21,2% |
| Resto dell’America Latina e dei Caraibi | €1.078,6 mln | €949,0 mln | −12,0% |
| America Latina e Caraibi nel complesso | €1.697,0 mln | €1.698,7 mln | +0,1% |
Fonte: elaborazione su dati ISTAT, esportazioni in valore, totale merci, dati grezzi.
La distanza tra la crescita del Mercosur e la contrazione del resto della regione supera quindi i 33 punti percentuali. Il risultato rende più solida l’idea che nel maggio 2026 si sia verificata una dinamica particolarmente favorevole nei mercati del Mercosur.
Allo stesso tempo, il dato mostra che l’export italiano verso l’America Latina e i Caraibi nel complesso non ha registrato una vera espansione. La crescita regionale è stata appena dello 0,1%, equivalente a circa 1,7 milioni di euro.
L’aumento di 131,2 milioni di euro verso il Mercosur ha quasi esattamente compensato la perdita di 129,6 milioni registrata nel resto della regione.
Il resto della regione arretra
La contrazione nel resto dell’America Latina è evidente. Diversi importanti mercati di destinazione delle merci italiane registrano una diminuzione tra maggio 2025 e maggio 2026.
Il Messico, principale mercato latinoamericano esterno al Mercosur, vede le esportazioni italiane diminuire da 522,2 a 469,6 milioni di euro, con una contrazione del 10,1%.
La Colombia passa da 101,8 a 82,9 milioni, in calo del 18,6%. Il Cile registra una diminuzione del 4,4%, mentre il Perù arretra del 4,9%.
Le contrazioni risultano ancora più marcate in Ecuador, El Salvador e Nicaragua. Panama registra un calo del 16,5%. Costa Rica e Honduras costituiscono alcune delle poche eccezioni tra i mercati principali, rispettivamente con una crescita del 13,3% e del 2,1%.
Questi risultati confermano che la performance del Mercosur non riflette un movimento positivo comune a tutta la regione. Al contrario, il blocco sudamericano ha sovraperformato in un periodo nel quale una parte consistente degli altri mercati LAC registra una contrazione.
Il controllo sui primi cinque mesi ridimensiona il boom
Il confronto regionale rafforza la rilevanza del risultato di maggio, ma non risolve il problema principale dell’interpretazione proposta da Confindustria.
Un singolo mese può essere influenzato da grandi commesse, dalla composizione settoriale degli scambi, dalla volatilità dei mercati più piccoli e dalla particolare debolezza della base di confronto.
Per verificare se la crescita di maggio rappresenti una tendenza più ampia, è utile confrontare il periodo gennaio-maggio 2026 con gli stessi cinque mesi del 2025.
Utilizzando il Mercosur allargato alla Bolivia, nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni italiane verso il blocco hanno raggiunto circa 3,119 miliardi di euro, contro 3,234 miliardi nello stesso periodo del 2025.
Risultano quindi inferiori di circa 115,5 milioni di euro, pari al 3,6%.
Il forte aumento registrato a maggio non è pertanto sufficiente a compensare la debolezza osservata nei primi quattro mesi dell’anno.
| Area | Gennaio-maggio 2025 | Gennaio-maggio 2026 | Variazione nominale |
| Mercosur, inclusa la Bolivia | €3,234 mld | €3,119 mld | −3,6% |
| Resto della LAC | €4,507 mld | €4,264 mld | −5,4% |
| LAC complessiva | €7,742 mld | €7,382 mld | −4,6% |
Fonte: elaborazione su dati ISTAT, gennaio-maggio 2025 e gennaio-maggio 2026.
Nei dati nominali il Mercosur continua quindi a mostrare una performance relativamente migliore rispetto al resto della regione. Il calo del 3,6% è infatti meno intenso della contrazione del 5,4% registrata negli altri mercati LAC.
Il blocco non è però ancora tornato su un percorso di crescita rispetto al 2025. Questo è il primo elemento che impedisce di interpretare il +21,2% di maggio come prova definitiva di una svolta strutturale.
E se aggiustiamo i prezzi per l’inflazione?
Finora il confronto ha riguardato il valore nominale delle esportazioni, cioè gli importi espressi in euro correnti.
Il dato del 21,2% indica quindi quanto sia aumentato il valore monetario delle merci esportate verso il Mercosur tra maggio 2025 e maggio 2026, ma non permette di stabilire se nello stesso periodo sia aumentata in misura equivalente anche la quantità di beni venduti.
Un incremento del valore delle esportazioni può dipendere da tre fattori:
- un aumento delle quantità esportate;
- un aumento dei prezzi;
- un cambiamento nella composizione dei prodotti venduti.
Se, per esempio, aumenta il peso dei macchinari ad alto valore unitario rispetto a quello dei prodotti meno costosi, il valore complessivo delle esportazioni può crescere anche senza un aumento equivalente delle quantità fisiche.
Per approfondire questo aspetto, i dati ISTAT permettono di confrontare il valore delle esportazioni in euro e la relativa massa netta in chilogrammi. Il rapporto tra le due grandezze restituisce un valore medio unitario.
Nel periodo gennaio-maggio 2026, l’indice dei valori medi unitari delle esportazioni italiane verso il Mercosur allargato alla Bolivia risulta superiore di circa il 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Correggendo la diminuzione nominale del 3,6% per questa componente, la contrazione reale stimata raggiunge circa il 5,9%:
Il confronto cambia quindi nel seguente modo:
| Mercosur, inclusa la Bolivia | Gennaio-maggio 2025-2026 |
| Export gennaio-maggio 2025 | €3,234 mld |
| Export gennaio-maggio 2026 | €3,119 mld |
| Differenza nominale | −€115,5 mln |
| Variazione nominale | −3,6% |
| Variazione stimata dei valori medi unitari | +2,5% |
| Variazione reale stimata | −5,9% |
Fonte: elaborazione su dati ISTAT, esportazioni in valore e massa netta per sezione CTCI.
Rispetto ai 3,234 miliardi del 2025, la differenza reale stimata è quindi pari a circa 191 milioni di euro.
Il calo nominale di 115,5 milioni di euro sembra pertanto sottostimare la contrazione reale. L’aumento dei valori medi unitari avrebbe attenuato, nei dati monetari, una diminuzione più pronunciata della quantità economica esportata.
Mercosur e resto della LAC dopo la correzione
La correzione modifica anche il confronto con gli altri mercati dell’America Latina e dei Caraibi.
Nel periodo gennaio-maggio, il valore nominale delle esportazioni verso il resto della LAC diminuisce di circa il 5,4%. I valori medi unitari risultano sostanzialmente stabili. La contrazione reale stimata rimane quindi vicina a quella nominale, intorno al 5,3%.
Per l’America Latina e i Caraibi nel loro complesso, il valore nominale delle esportazioni diminuisce del 4,6%. Dopo aver tenuto conto di un aumento stimato dei valori medi unitari pari a circa l’1,1%, la contrazione reale raggiunge il 5,6%.
| Area | Variazione nominale | Valori medi unitari | Variazione reale stimata |
| Mercosur, inclusa la Bolivia | −3,6% | +2,5% | −5,9% |
| Resto della LAC | −5,4% | −0,1% | −5,3% |
| LAC complessiva | −4,6% | +1,1% | −5,6% |
Fonte: elaborazione su dati ISTAT, gennaio-maggio 2025 e gennaio-maggio 2026.
Il confronto nominale suggeriva una performance migliore del Mercosur: −3,6% contro −5,4% nel resto della regione. Dopo la correzione per i valori medi unitari, però, la differenza sostanzialmente scompare.
Il Mercosur registra una contrazione reale stimata del 5,9%, leggermente più intensa del 5,3% osservato nel resto della LAC. La sovraperformance cumulata del blocco appare quindi soprattutto nominale.
Questa distinzione è importante. Se l’obiettivo è misurare il valore in euro generato dalle esportazioni, il confronto nominale rimane pertinente. Non è però implicito affermare che le imprese italiane abbiano venduto una minore quantità di beni.
La missione di Tajani e delle imprese italiane
Il dato sull’export è diventato anche la cornice economica della missione guidata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, insieme a Confindustria e a una delegazione di oltre cento imprese italiane. Annunciata il 7 settembre, la missione ha fatto tappa a Buenos Aires l’8 settembre e a San Paolo il 9 e 10 settembre, con la partecipazione dei vertici di ICE, SACE e SIMEST. Gli incontri sono stati dedicati agli scambi commerciali, agli investimenti e alla collaborazione industriale, con particolare attenzione ai settori considerati a maggiore potenziale (Ministero degli Affari Esteri, Confindustria).
Le dichiarazioni pubbliche di Tajani mostrano una strategia che va oltre la promozione immediata dell’export. Il ministro ha indicato l’America Latina e il Brasile tra le priorità del piano italiano per l’internazionalizzazione e ha sottolineato la volontà di trasformare l’accordo UE-Mercosur in iniziative concrete.
A San Paolo ha annunciato anche la creazione di un gruppo di lavoro congiunto tra Italia e Brasile, destinato a riunirsi ogni anno per seguire i rapporti economici e favorire la crescita delle esportazioni (ANSA Latina, Ministero degli Affari Esteri).
A Buenos Aires, inoltre, la missione ha portato alla firma di intese sulle materie prime e sullo sviluppo industriale. Tajani ha parlato di «primi dati molto incoraggianti» e ha inserito Argentina e Brasile nella strategia italiana di diversificazione dei mercati, legata anche all’obiettivo di avvicinare l’export nazionale complessivo ai 700 miliardi di euro entro la fine del 2027 (Il Globo).
La missione, dunque, non si limita a sfruttare un aumento già registrato, ma mira a trasformarlo in contratti, investimenti e rapporti industriali di lungo periodo.
Un segnale nominalmente positivo, ma non ancora una prova definitiva
Il verdetto diventa più articolato alla luce del confronto con tutta la regione e della correzione per i valori medi unitari.
Il claim numerico di Confindustria è corretto: nel maggio 2026 le esportazioni italiane verso Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay sono aumentate del 21,1% rispetto allo stesso mese del 2025, raggiungendo circa 745 milioni di euro.
Includendo anche la Bolivia, il Mercosur raggiunge 749,6 milioni di euro e registra una crescita nominale del 21,2%. Questo risultato è nettamente migliore rispetto alla contrazione nominale del 12% osservata nell’insieme degli altri Paesi dell’America Latina e dei Caraibi.
La crescita non appare quindi come una conseguenza di un’espansione generalizzata dell’export italiano nella regione. Nel maggio 2026 il Mercosur mostra una chiara sovraperformance nominale rispetto al resto della LAC.
La distinzione tra valore, prezzi e quantità invita però alla cautela. L’elaborazione dei dati su valore e massa netta per sezione CTCI suggerisce che il valore medio delle merci esportate verso il Mercosur sia aumentato. La crescita del 21,2% non può quindi essere interpretata automaticamente come un incremento equivalente delle quantità vendute.
Il dato cumulato offre un’indicazione più stabile. Tra gennaio e maggio 2026, le esportazioni verso il Mercosur allargato alla Bolivia sono diminuite del 3,6% in termini nominali. Dopo la correzione, per un aumento stimato del 2,5% dei valori medi unitari, la contrazione reale raggiunge circa il 5,9%.
Nello stesso periodo, il resto dell’America Latina e dei Caraibi registra una diminuzione reale stimata del 5,3%. La sovraperformance cumulata del Mercosur risulta quindi molto meno evidente una volta tenuto conto della componente associata ai valori medi unitari.
Ciò che i dati ancora non dimostrano è che l’aumento nominale di maggio sia attribuibile all’accordo UE-Mercosur. Una coincidenza temporale tra l’avvio dell’intesa e la crescita del valore delle esportazioni non è sufficiente per stabilire un rapporto causale.
Occorrerebbe, inoltre, distinguere tra gli effetti di eventuali grandi commesse e una crescita più diffusa delle vendite delle imprese italiane.
La fotografia nominale di maggio resta favorevole: il Mercosur cresce del 21,2%, mentre il resto dell’America Latina e dei Caraibi arretra del 12%.
La fotografia cumulata e corretta per i valori medi unitari è però molto meno brillante: nei primi cinque mesi del 2026 l’export reale stimato verso il Mercosur diminuisce del 5,9%, una contrazione non inferiore a quella osservata nel resto della regione.
Non è necessariamente business as usual, ma non è ancora una svolta dimostrata. La differenza tra un buon mese nominale e una nuova fase delle relazioni economiche sarà stabilita dai dati successivi e, soprattutto, dalla capacità di dimostrare che la crescita riguarda anche i volumi e non soltanto il valore medio delle merci esportate.
Nota metodologica: le variazioni reali riportate sono stime ottenute mediante un indice di Törnqvist dei valori medi unitari, calcolati come rapporto tra il valore delle esportazioni e la massa netta nelle sezioni CTCI. Le stime non corrispondono a un indice ufficiale dei prezzi all’esportazione e possono risentire di cambiamenti nella composizione e nella qualità dei beni, soprattutto nei comparti dei macchinari e dei mezzi di trasporto.


