Come le destre sovraniste si sono appropriate del Signore degli Anelli
sabato 23 maggio 2026
ore 17:30
Gruppo territoriale
emilia-romagna
emilia-romagna@liberioltreleillusioni.it
Evento gratuito
Evento registrato
Un incontro per analizzare i fenomeni di politica internazionale attraverso il pensiero e l’opera di J.R.R. Tolkien, spesso utilizzati dalle destre sovraniste come base mitologica comune. A dialogare saranno Paolo Nardi, scrittore ed esperto dell'opera di Tolkien, ed Emiliano Brogi, analista di relazioni internazionali e conflitti.
Oltre al Signore degli Anelli, Tolkien ha costruito un universo narrativo, la Terra di Mezzo, in cui ricorrono temi molto attuali come potere, legittimità, tentazione, paura e controllo dell’informazione. Alcuni oggetti simbolici aiutano a orientarsi: l’Anello rappresenta la promessa di una soluzione e di un controllo totale; i Palantíri sono “pietre veggenti” che permettono di vedere lontano, ma possono anche ingannare o manipolare chi le usa; Andúril, la spada riforgiata, richiama l’idea di capacità e autorità che tornano a consolidarsi in tempi di crisi.
Partendo da questi riferimenti, discuteremo come oggi dati, tecnologia e sicurezza stiano cambiando la politica internazionale: competizione tra potenze, guerra ibrida, propaganda, sorveglianza, e un rapporto sempre più stretto tra Stato e grandi aziende tecnologiche. Tra i casi di studio: l’immaginario contemporaneo che riprende Tolkien - come le aziende Palantir Technologies (analisi dati per governi e difesa) e Anduril Industries (innovazione nel settore difesa) - e il dibattito pubblico attorno a Project 2025, il progetto della destra sovranista americana, di riforma dello Stato, potere esecutivo e macchina amministrativa.
Le domande da porsi quindi sono: Da dove nasce questa appropriazione delle idee dell’autore del Signore degli Anelli? Vi sono parallelismi tra la mitologia di Tolkien e le idee delle destre sovraniste che possono aiutarci a comprendere questo fenomeno? Dove passa il confine tra protezione e controllo? E quale prezzo pagano istituzioni e libertà quando la sicurezza diventa promessa assoluta?