L'UE ha promesso un milione di proiettili d'artiglieria all'Ucraina. Riuscirà a mantenere la promessa?

Lo scorso marzo l’Unione Europea si è data un obiettivo ambizioso: consegnare all’Ucraina un milione di proiettili d'artiglieria da 155 millimetri entro un anno. Ma ora esperti, produttori d’armi e persino alcuni funzionari governativi esprimono crescenti dubbi sulla riuscita dell’operazione. Il settore militare europeo infatti è piccolo, e potrebbe non essere in grado di aumentare la propria produzione in modo da raggiungere l’obiettivo prefissato.

A settembre il New York Times ha provato dunque a mettere in fila tutte le problematiche che l’UE e i paesi europei devono affrontare in questa sfida.

Da marzo i governi di tutta Europa sono diventati più celeri e determinati nel valutare e ricostituire il proprio fabbisogno di munizioni, non solo per l’Ucraina ma anche per riassestare le proprie scorte militari. I produttori europei del settore hanno iniziato a costruire proiettili da 155 millimetri ancor prima di essere pagati. E i funzionari dell’UE hanno stipulato almeno otto contratti con le diverse imprese del continente per fornire e rimborsare gli stati che acquistano munizioni, evitando che competano tra di loro per accaparrarsele.

Ma nonostante tutti questi sforzi, i produttori europei si trovano ad affrontare un problema comune. Dopo aver trascorso 30 anni a regimi di bassa produzione a causa della fine della Guerra Fredda, ora hanno poche risorse e troppi colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento. Per questo consegnare un milione di proiettili d’artiglieria entro marzo 2024 risulta così difficile.

«Non so da dove possano venire tutti questi proiettili. Attualmente il nostro settore non ne ha la capacità. Non mi sento di dire che l’impresa è infattibile, ma in questo momento non riesco a vedere un modo per riuscirci». Ha spiegato Morten Brandtzaeg, amministratore delegato dell’azienda norvegese Nammo, produttrice di circa il 25% delle munizioni europee.

Questa corsa contro il tempo inizia lo scorso marzo, quando i soldati ucraini erano impegnati in feroci combattimenti nella città di Bakhmut. Ogni giorno l’Ucraina consumava migliaia di proiettili d’artiglieria, e Kiev si è ritrovata costretta a inviare un disperato appello ai suoi alleati per ulteriori munizioni da 155 millimetri. Questi proiettili d’artiglieria infatti servono agli obici, che costituiscono la spina dorsale dell’esercito ucraino.

Nel giro di poche settimanel’Unione Europea ha risposto all’appello con un piano da circa 2 miliardi di euro che preveda l’invio all’Ucraina di un milione di proiettili da 155 millimetri, attingendo sia alle donazioni provenienti dalle scorte degli stati membri, sia agli acquisti di nuove munizioni.L’UE inoltre sta cercando di aumentare la produzione europea di armamenti, finanziando un settore rimasto a lungo fermo e obsoleto. A questo scopo l’Unione Europea ha stanziato finanziamenti da 500 milioni di euro fino alla metà del 2025.

Ad agosto, secondo i dati disponibili più recenti, l’UE e la Norvegia sono riusciti a inviare all’Ucraina almeno 224 mila proiettili d’artiglieria, arrivando così a un quarto dell’obiettivo prefissato. La maggior parte di questi proiettili proveniva dalle scorte militari degli stati membri, i quali sono stati rimborsati per un miliardo di euro.

Ma arrivare a questo punto è stato relativamente facile, dato che le munizioni inviate all’Ucraina arrivavano da scorte già pronte. E’ ora che arriva la parte più complessa, perché le scorte degli stati membri in questo momento sono troppo ridotte per permettere un altro invio di munizioni a Kiev.

Secondo il piano dell'UE quindiil resto delle munizioni deve essere acquistato presso produttori europei. Se infatti acquistare proiettili da Gran Bretagna, Stati Uniti, e Corea del Sud potrebbe rivelarsi più semplice essendo queste tre nazioni tra le principali produttrici di proiettili da 155 millimetri, questo andrebbe contro lo scopo del programma, che è volto a potenziare le capacità militari del blocco.

Senza contare che la Corea del Sud ha vietato l’invio delle sue armi all’Ucraina, mentre la Gran Bretagna e gli Stati Uniti sono impegnati a ricostituire le proprie scorte, esortando gli altri membri della NATO a fare lo stesso come misura di salvaguardia.

«Le scorte servono come deterrente contro potenziali aggressioni». Ha dichiarato Erika Kurockina, viceministro dell’economia e dell’innovazione della Lituania.

Il Pentagono ha spiegato che il settore militare americano prevede di produrre 57 mila proiettili da 155 millimetri al mese entro la prossima primavera. Se anche tutto ciò fosse venduto ai paesi dell’UE, per poi essere inviato all’Ucraina,non si riuscirebbe comunque a raggiungere l’obiettivo del milione di proiettili entro marzo 2024.

Prima della guerra in Ucraina la produzione europea di proiettili da 155 millimetri si attestava sui 230 mila colpi d’artiglieria all’anno. Si prevede dunque di aumentare la produzione quest’anno, per avvicinarsi all’obiettivo prefissato. E indipendentemente dal fatto che gli stati dell’UE riescano a rispettare la scadenza di marzo 2024, è chiaro che questo ambizioso piano ha spinto i governi e l’industria militare all’azione.

Solo da marzo l’azienda militare norvegese Nammo ha ricevuto ordini di artiglieria per un valore di circa 1 miliardo di euro, rispetto ai circa 300 mila euro stipulati nei sei mesi precedenti. Rheinmetall, il colosso tedesco dell’industria della difesa, prevede di aumentare la produzione fino a 600 mila proiettili d’artiglieria all’anno entro la fine del 2024, rispetto ai 450 mila che era solito produrre. Rheinmetall ha anche siglato un contratto da circa 1,3 miliardi di euro con l’esercito tedesco, e aveva già prodotto migliaia di proiettili utilizzati dall’Ucraina nei mesi precedenti. Questa rapida inversione di tendenza dimostra con quale agilità governo e industria possono cooperare quando messi sotto pressione.

Ma nonostante tutti questi sforzi, raggiungere il traguardo di un milione di proiettili d’artiglieria entro marzo 2024 rimane un’impresa ardua. Infatti la maggior parte dei nuovi contratti stipulati in Europa non saranno completati fino alla fine del decennio. Non si sa quindi quante munizioni si potranno produrre prima del prossimo marzo.

«Stiamo tutti facendo del nostro meglio per raggiungere questo obiettivo, ma ciò potrebbe non bastare. Sono necessari più contratti a lungo termine, affinché la produzione continui anche dopo la fine della guerra in Ucraina. Solo questo può garantire gli investimenti nell’aggiornamento della produzione militare e l’arrivo di materie prime a livello globale». Ha spiegato Oliver Hoffmann, un portavoce di Rheinmetall.

L’Unione Europea è disposta anche a rendere utilizzabili scorte ormai vecchie o comunque dismesse pur di raggiungere il milione di proiettili d’artiglieria. Alcuni funzionari europei hanno inoltre specificato che potrebbero essere incluse munizioni di altre dimensioni oltre a quelle da 155 millimetri, comprese munizioni dell’era sovietica, ponendo però sempre un’attenzione ai bisogni reali dell’esercito ucraino sul campo di battaglia.

Anche i paesi più piccoli si stanno dando da fare. La Romania ha stipulato un contratto di due anni con la società turka MKEK per la produzione di proiettili da 155 millimetri. La Bulgaria ha dichiarato che consegnerà parte delle sue munizioni all’Ucraina. E infine l’Unione Europea ha stanziato in Grecia 80 milioni di euro per l’ammodernamento della produzione di munizioni d’artiglieria della Hellenic Defense Systems.

«C’è il rischio di non raggiungere il traguardo del milione di proiettili d’artiglieria, ma a lungo termine tutti questi sforzi daranno i loro frutti. Questi passi sono serviti a spingere gli stati dell’Unione a rafforzare l’industria militare, aumentando la produzione europea. Tuttavia rimaniamo ancora troppo deboli per dare un contributo decisivo alla vittoria dell’Ucraina». Ha spiegato Kusti Salm, importante funzionario presso il ministero della difesa estone e tra gli ideatori del piano dell’UE.

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